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21.07.2022 - 13:22
Aggiornamento: 14:25

L’allarme siccità sale in quota: toccati anche gli alpeggi

Dopo l’inverno secco e la pioggia di metà giugno che ha invece anticipato l’estivazione dando buone speranze, ora monta la preoccupazione

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Ti-Press

«Finora la stagione è andata abbastanza bene, ma la situazione inizia a farsi critica». Soffre l’agricoltura di pianura e la preoccupazione sale anche sugli alpeggi ticinesi dove sono attualmente estivate circa 4’000 mucche, di cui un quarto proveniente da Oltralpe, 5-6’000 capre e 6-7’000 pecore. «Dopo una primavera molto secca, le precipitazioni di metà giugno hanno permesso addirittura di anticipare di una decina di giorni il carico vista la presenza di ottima e abbondante erba. Ora però il prolungarsi del tempo secco rischia di compromettere la stagione», rileva subito Valerio Faretti, presidente della Società ticinese di economia alpestre (Stea). Dopo una prima fase trascorsa a quote intermedie, attualmente gli animali pascolano a quelle più elevate: «Ma prossimamente, quando di nuovo si abbasseranno in cerca di erba ricresciuta rigogliosa, ne troveranno ben poca. E se la pioggia non torna si rischia di dover tornare anzitempo al piano, con tutta una serie di problemi correlati». Pur non mettendola sul drammatico, Faretti evidenzia che anche fra i molti alpigiani e produttori di latte e formaggio iniziano a serpeggiare i timori.

Poca neve e l’acqua ha preso altre vie

Il quadro odierno va letto cominciando dall’inverno avaro di neve: «La scarsità – attacca Faretti – ha fatto gelare il terreno più in profondità. Conseguenza? Col disgelo la poca acqua presente può non essere penetrata nei consueti anfratti e pendii come solitamente fa al termine di un inverno normale. Questo, in aggiunta a una primavera molto secca, potrebbe aver puntualmente impoverito corsi d’acqua e sorgenti che solitamente approvvigionano le zone di pascolo e le stalle. Perciò vi sono al momento talune situazioni che preoccupano, specialmente nelle zone più solive, mentre altre sembrano reggere ancora abbastanza bene. Ma se la siccità perdura, il problema presto o tardi riguarderà un po’ tutti».

Fieno scarso in pianura, e il prezzo sale

Se si andrà verso un’annata povera di latte e formaggio, Faretti non può escluderlo. Ma evidenzia anche che l’estivazione precoce di giugno, quando gli animali da pascolo in altura producono solitamente una maggior quantità di latte, ha permesso di guardare con una certa fiducia a un’estate indicata dai meteorologi calda e secca. «Qualora si dovesse scaricare gli alpeggi in anticipo – avverte il presidente della Stea – al piano i problemi non sarebbero differenti: la scarsità di foraggio locale obbliga infatti ad acquistare il fieno Oltralpe o all’estero, con prezzi in crescita vista la grande richiesta e una penuria generale. Da qui l’auspicio che le autorità cantonali sappiano essere d’aiuto laddove richiesto. Una soluzione va inoltre vista in un sostanzioso aumento del prezzo del latte, pena un futuro incerto per molte aziende».

Portare l’acqua in alto e appello ai Patriziati

E si torna all’approvvigionamento idrico, lo stesso che nel Mendrisiotto vede attualmente impegnata la Protezione civile nel sostenere fattivamente agricoltori e viticoltori: «Confidiamo che un aiuto analogo possa essere assicurato anche in quota – sottolinea Faretti – laddove fosse conclamato il prosciugamento delle risorse idriche. Questo permetterebbe di proseguire l’attività con le consuete modalità, fin dopo la metà di settembre quando solitamente si procede con lo scarico». Un appello viene lanciato anche ai Patriziati, nella stragrande maggioranza dei casi proprietari dei pascoli, affinché laddove lo richieda la situazione cerchino e attivino sorgenti alternative.

Gobbi mostrava disponibilità già a maggio

La questione ha visto l’autorità cantonale alzare le antenne già prima dell’estate. Il 22 maggio, in piena siccità primaverile, sul proprio blog il consigliere di Stato Norman Gobbi scriveva che "servono interventi a sostegno degli alpeggi". Temendo danni all’economia alpestre ticinese aveva sollecitato il collega Christian Vitta, il cui Dipartimento finanze ed economia è responsabile della Sezione dell’agricoltura, per avviare la ricerca di soluzioni. "L’alpeggio – proseguiva il capo Dipartimento delle istituzioni, di casa nell’Alta Leventina – è il fulcro del sistema d’allevamento alpino. Si producono formaggi di qualità adatti alla vendita e alla conservazione, poiché si dispone di grandi quantità di latte e lo si affida a casari esperti. Lo scorso anno sono stati lavorati quattro milioni di litri di latte e prodotte 380 tonnellate di formaggio. Di queste, 280 hanno il marchio Dop, segno che la qualità continua a essere elevata". A differenza di quest’anno, nel 2021 le condizioni meteorologiche "sono state favorevoli" con un inverno molto nevoso e un’estate umida. "Quest’anno – scriveva Gobbi due mesi fa – le condizioni di partenza saranno invece negative", e col passare delle settimane la musica non è cambiata. In quel frangente Gobbi auspicava di poter introdurre provvedimenti "che possano essere utili agli alpigiani, così da non sacrificare troppo la produzione di latte e formaggio". Guardando al settore di sua competenza, indicava in particolare "il sostegno che può dare la Sezione del militare e della protezione della popolazione, che collabora in modo proattivo sia con l’Esercito, sia con la Protezione civile, vera ‘riserva’ di forze a favore della popolazione ticinese".

Sezione agricoltura

Pagamenti diretti e dazi sui foraggi

La Sezione dell’agricoltura, cui la redazione ha sottoposto la questione dell’approvvigionamento idrico delle strutture alpestri, rileva che "in alcune situazioni è stato più difficoltoso che in altre, ma pur sempre sufficiente anche grazie agli accorgimenti presi con i proprietari degli alpeggi insieme ai gestori". Per contro l’irrigazione dei pascoli con mezzi straordinari "non porterebbe nella situazione attuale a miglioramenti sensibili". Se dovessero perdurare calura e mancanza di precipitazioni, riconosce che "si inasprirebbe la situazione dell’approvvigionamento in acqua e soprattutto la disponibilità di foraggio. In questo caso andrebbero valutate le soluzioni percorribili, tra le quali anche uno ‘scarico’ anticipato degli alpeggi. Siamo in contatto con l’Ufficio federale dell’agricoltura affinché possano essere valutate soluzioni anche a livello di pagamenti diretti e sul mercato dei foraggi, ad esempio attraverso una riduzione temporanea dei dazi". Per concludere, i servizi cantonali segnalano che le ultime previsioni meteorologiche indicano possibili precipitazioni sull’arco alpino a partire dalla prossima settimana: "Previsioni che, se si dovessero avverare, porterebbero a un miglioramento dell’attuale situazione".

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