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14.07.2022 - 05:30
Aggiornamento: 15:47

Il coleottero giapponese ‘presto anche nel Sopraceneri’

Agricoltori e ortofrutticoltori preoccupati da una possibile migrazione verso nord. Il Servizio fitosanitario monitora costantemente la situazione

il-coleottero-giapponese-presto-anche-nel-sopraceneri
Servizio fitosanitario

Prima ha pesantemente intaccato il Nord Italia, poi si è affacciato minacciosamente nel Mendrisiotto. La paura di una migrazione del coleottero giapponese in direzione del Sopraceneri così come del Piano di Magadino aumenta giorno dopo giorno. Dove arriva, l’onnivora ‘Popillia japonica’ arreca infatti importanti danni a tutte le specie vegetali. Dalle piante selvatiche a quelle ornamentali e da frutto, dai prati ai vigneti e alle colture in pieno campo. «Fino a questo momento è stata confinata nelle zone di frontiera e quindi non ha fortunatamente ancora raggiunto le nostre latitudini – evidenzia a ‘laRegione’ l’agricoltore giubiaschese Claudio Cattori –. A breve però temiamo una sua diffusione anche da noi: tutti i trasporti di terra contaminata e altro materiale mi preoccupano molto. All’epoca questi sbarcavano via lago, una specie di bacino di contenimento naturale in cui le larve venivano soffocate e la loro migrazione interrotta. Ora il fenomeno rischia invece di essere ulteriormente accentuato». Le località situate attorno all’aeroporto di Malpensa sono attanagliate da un’invasione di scarabei, cimici e altri insetti provenienti da ogni dove. «D’altronde – sorride – non possiamo certo piazzare una dogana sul Ceneri, né chiedere a chi transita sul valico di lavare o controllare scrupolosamente la merce e i veicoli».

‘È una questione di tempo’

L’ormai incessante flusso migratorio di persone, prodotti e altri materiali è ritenuta da molti la fonte principale di questa diffusione incontrollata. Secondo Marco Bassi, direttore di Tior con sede a Cadenazzo, sono sufficienti pochi individui per infestare in modo massiccio un’intera zona. «La siccità e l’innalzamento delle temperature causati dai cambiamenti climatici aumentano il rischio di una diffusione incontrollata a livello europeo. Chiaramente la preoccupazione è molta: confidiamo che si riesca a contenere il coleottero giapponese nelle aree già interessate, ma temo che sia una questione di poco tempo... e intaccherà anche le nostre colture sul piano». Una delle soluzioni più efficaci onde evitare la devastazione di foglie, fiori e frutti in maturazione sembra essere la posa di reti antigrandine. «Altrimenti l’unica alternativa è subirne le conseguenze. Una volta presente è praticamente impossibile eliminarlo nel breve termine». Il nuovo flagello dell’agricoltura, e l’ultima minaccia alla biodiversità del territorio.

Prima di tutto informare

La Sezione cantonale dell’agricoltura ha quindi deciso di lanciare una campagna informativa (tradotta anche in tedesco e francese) in modo da ragguagliare la popolazione circa la pericolosità del coleottero giapponese, in particolare sul trasporto passivo. «Dal 2015 effettuiamo dei monitoraggi mirati per determinare le dimensioni del fenomeno sul territorio – puntualizza la responsabile del Servizio fitosanitario Cristina Marazzi –. Una delle misure più importanti rimane la comunicazione fra i differenti settori coinvolti, accompagnata poi da una sensibilizzazione della popolazione». Finora non è stata confermata la sua presenza nel Sopraceneri, le autorità competenti raccomandano tuttavia a chiunque di catturare ogni individuo sospetto, rinchiuderlo in un contenitore chiuso e, ovviamente, informare il Servizio fitosanitario tramite la pagina web dedicata (www.ti.ch/coleottero-giapponese) o contattando telefonicamente lo 091 814 35 85 in caso di infestazioni gravi, ovvero nell’ordine delle centinaia di insetti. Il coleottero ha un corpo ovale, simile a quello di un maggiolino ma di dimensioni più ridotte, di colore verde nella parte anteriore (pronoto), le ali bronzee ed è caratterizzato da cinque ciuffi di peli bianchi sui lati dell’addome e due ben visibili nella parte posteriore. Le uova deposte durante la bella stagione nei terreni umidi, daranno origine a delle larve che passeranno l’inverno nei primi strati del suolo fino a una ventina di centimetri di profondità – nutrendosi di radici di graminacee, soprattutto in prossimità dello sfarfallamento a inizio giugno.

‘Speriamo di contenerlo nel Mendrisiotto’

Nel Mendrisiotto è un fenomeno ormai in continua espansione, ma le prime misure di contenimento sembrano essere piuttosto fruttuose. «Le trappole utilizzate rientrano in due progetti pilota il cui scopo è di monitorare in maniera diffusa il fenomeno così da caratterizzare meglio la zona del focolaio maggiormente colpita, e poter delineare una strategia più mirata e consapevole – continua Marazzi –. È importante precisare che queste trappole sono permesse soltanto a scopi scientifici e non sono omologate a uso privato, anche perché la loro ubicazione segue una logica ben precisa che vuole evitare assolutamente effetti secondari indesiderati per i giardini e le colture sensibili». Dopo pochi mesi dall’inizio di questi esperimenti, il numero di coleotteri giapponesi catturato è molto incoraggiante. Ottima si è anche rivelata la collaborazione con gli uffici tecnici dei comuni interessati e con la popolazione, prontamente attivatasi secondo le indicazioni ufficiali. Questa prima valutazione conferma l’efficacia e la selettività del dispositivo, «ed è molto importante affinché si possa ridurre la decuplicazione della specie e, nel corso degli anni, assistere a un annullamento della loro crescita. Attualmente ci stiamo lentamente avvicinando al picco massimo di presenza, dopodiché dovremmo assistere a una rapida diminuzione degli adulti. La guardia deve comunque sempre essere mantenuta alta, e così l’attenzione nei confronti degli spostamenti di persone e merci, in particolare se si circola da sud verso nord».

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