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laR
 
08.07.2022 - 08:30
Aggiornamento: 15:55

Scalini e barriere: 11 stazioni in ritardo, la metà in Leventina

Secondo l’Ufficio federale dei trasporti la responsabilità è delle Ferrovie. Il cui Ufficio reclami addita invece proprio la Confederazione

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Ti-Press
Soluzione provvisoria

Per più ragioni, che andremo poi a elencare, in diverse stazioni ferroviarie elvetiche e anche del Ticino bisognerà portare ancora pazienza in materia di eliminazione delle barriere architettoniche, in particolare nell’adeguamento dei marciapiedi dai quali si accede ai treni. Durante l’ultimo ventennio nelle stazioni adeguate come richiesto dalla Legge federale sui disabili, salire e scendere dai convogli non richiede uno sforzo particolare per chi è portatore di handicap o viaggia con bambini in carrozzina o bagagli voluminosi. Per contro laddove ad esempio permane il vecchio scalino l’operazione si fa più complicata e faticosa. Lo evidenzia bene una signora di Giornico che non avendo la patente utilizza frequentemente i mezzi pubblici, specialmente il treno, per lavoro e spostandosi per esigenze familiari insieme ai suoi tre figlioletti. «Uno di tre mesi, con il quale mi sposto in carrozzina», spiega al nostro giornale. Attiva professionalmente come operatrice sociosanitaria, si dice «molto attenta alle esigenze di persone con handicap o invalidità». Recentemente, stufa di dover fare i conti con le difficoltà quotidiane vissute alla stazione di Bodio, ha scritto all’Ufficio reclami delle Ferrovie, «dal quale ho ricevuto risposte a mio avviso agghiaccianti in merito alle barriere architettoniche». "L’accesso al treno per carrozzine e sedie a rotelle non è per niente agevolato", evidenziava lei nella lettera di protesta aggiungendo che "se non trovo qualcuno che in stazione mi aiuta a issare la carrozzina, risulta difficoltoso farlo da sola. Il marciapiede non è a livello col treno e lo scalino di metallo installato non agevola per niente perché è troppo stretto e non arriva al pianale del treno, creando un ulteriore scalino". Ce n’è anche per il trasporto pubblico su gomma: "Spostarsi col bus in Leventina non mi è fattibile in quanto il posto per le carrozzine è piccolo e spesso occupato, tanto da aver dovuto in un’occasione rinunciare a salire perdendo un appuntamento".

Il ‘menavia’ dato a una utente di Bodio

In tutta risposta le Ffs le hanno spiegato, citiamo, che "la stazione di Bodio non è ancora conforme alla Legge sui disabili. Come tutte le stazioni, in ogni caso, è previsto di metterla a norma innalzando il marciapiede. Secondo la Legge sui disabili le stazioni devono essere senza barriere architettoniche entro fine 2023. Naturalmente non tutte le stazioni potranno essere realizzate entro quella data, anche per ristrettezze finanziarie da parte della Confederazione e quindi dell’Ufficio federale dei trasporti. Nel rapporto del 2021 si evince che Bodio verrà messa a norma dopo il 2026". Quando, di preciso, non viene specificato. Una risposta che sa di ‘menavia’, in ogni caso scarna e insoddisfacente anche perché, con quel ‘naturalmente’, si dà per scontato il mancato raggiungimento degli obiettivi fissati dalla legge scaricando la responsabilità su altri.

Il Servizio comunicazione elenca le varie problematiche

La redazione ha perciò girato la questione al servizio comunicazione delle Ffs. Il portavoce per la regione sud, Patrick Walser, precisa la portata del problema e spiega che l’implementazione della Legge sui disabili «ha richiesto tempi di avvio relativamente più lunghi. Secondo la pianificazione attuale, a livello svizzero le Ferrovie non saranno in grado di rispettare, in poco meno di 210 stazioni, il termine di legge per l’implementazione». Queste stazioni «saranno adattate dopo il 2023». Andando ai motivi, «inizialmente c’è stata una grande necessità di coordinamento per quanto concerne finanziamenti e risorse; inoltre vanno considerati gli intervalli di tempo necessari per la costruzione e gli adattamenti, senza contare i numerosi progetti di manutenzione e ampliamento in corso sull’intera rete ferroviaria svizzera e il costante aumento di treni in circolazione. Inoltre, poiché le disposizioni sono state interpretate in modo più rigoroso, negli ultimi anni sono aumentati anche i requisiti. Di conseguenza, le Ffs hanno dovuto adeguare più stazioni di quelle originariamente previste». Una giustificazione decisamente diversa rispetto a quella buttata lì dall’Ufficio reclami. Guardando a quanto fatto nell’ultimo decennio, prosegue il responsabile della comunicazione, «dal 2013 le Ferrovie hanno intrapreso azioni mirate e il numero di stazioni senza barriere architettoniche sta crescendo. Nelle stazioni che non sono accessibili senza barriere forniamo un supporto grazie alle cosiddette misure sostitutive. Il personale Ffs fornisce assistenza direttamente sul posto, ad esempio avvalendosi di mobilift o di rampe. Inoltre i viaggiatori possono attualmente richiedere supporto telefonicamente e in futuro anche direttamente tramite la nostra app. Non da ultimo il call center handicap Ffs aiuta a pianificare e compiere viaggi in treno nel giro di un’ora. Nel 2019 ha organizzato e coordinato 150’398 servizi di assistenza per salire e scendere dai treni».

Ok per due terzi dei viaggiatori

Dal sito internet delle Ffs si apprende inoltre che la Confederazione aveva concesso vent’anni di tempo, appunto sino a fine 2023, per adeguare stazioni, fermate e i veicoli esistenti: "Sul fronte dei veicoli, nel traffico regionale si fa già largo uso di composizioni a pianale ribassato, accessibili in modo autonomo da parte di persone a mobilità ridotta; nel traffico a lunga distanza, l’Uft ha stabilito che entro fine 2023 dovrà disporre di accessi a raso utilizzabili in modo autonomo almeno un treno all’ora e per direzione. A livello infrastrutturale, le stazioni e le fermate risultano conformi alla legge già per oltre due terzi dei viaggiatori (69% a fine 2021, ndr) e ulteriori misure di adeguamento sono già in preparazione".

Ipotesi iniziali ‘rivelatesi irrealistiche’

Sempre l’Uft pubblica un rapporto annuale sullo stato di attuazione delle misure previste nelle stazioni e nelle fermate. In quello più recente, risalente al dicembre 2021, si apprende che "secondo l’attuale pianificazione delle Ferrovie, entro il termine stabilito dalla legge, ovvero fine 2023, saranno adattate in Svizzera altre 292 stazioni. Ciò porterà all’85% la quota di passeggeri che potranno viaggiare autonomamente e senza preavviso. Per 386 stazioni o fermate ferroviarie, nonostante i ripetuti solleciti dell’Uft, le trasformazioni potranno invece essere attuate solo dopo la scadenza del termine legale. Rispetto all’ultimo rapporto il numero di stazioni che saranno adattate in ritardo è pertanto aumentato. Ciò perché al momento di definire nei dettagli la pianificazione è stato necessario adeguarla, poiché le ipotesi iniziali si sono rivelate irrealistiche". Di tali ritardi, specifica l’Uft smentendo l’Ufficio reclami delle Ffs, "sono responsabili le Ferrovie, che li attribuiscono all’assenza di risorse nella fase di pianificazione, alla carenza di personale e alla mancanza di finestre temporali per i lavori di costruzione. Per 146 dei 386 progetti in ritardo, i lavori saranno quantomeno avviati prima della scadenza del termine per il risanamento". Inoltre per tutti quelli i cui lavori di costruzione inizieranno solo dopo fine 2023, l’Uft ha richiesto alle Ferrovie "piani di finanziamento e calendari vincolanti allo scopo di garantire che non vi saranno ulteriori ritardi. Un piano di attuazione di questo tipo è disponibile per 240 stazioni e fermate".

Dove si è fatto e dove non ancora

Per quanto riguarda il Ticino, specifica a questo riguardo il portavoce Patrick Walser, negli scorsi anni sono state adattate le stazioni di Bellinzona, Capolago, Castione, Chiasso, Gordola, Lamone-Cadempino, Locarno, Lugano, Paradiso, Magadino-Vira, Mendrisio, Mendrisio-San Martino, Riazzino, Sant’Antonino, Stabio e Tenero. Entro il 2023 lo saranno quelle di Balerna, Biasca, Cadenazzo, Giubiasco, Maroggia-Melano, Rivera-Bironico e Taverne-Torricella. Entro il 2026 verranno adeguate quelle di Airolo, Faido, Lavorgo, Melide e Mezzovico. Quindi, per finire, dopo il 2026 quelle di Ambrì-Piotta, Bodio, Gerra Gambarogno, Quartino, Ranzo-Sant’Abbondio e San Nazzaro.

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