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17.05.2022 - 12:08
Aggiornamento: 18:09

Morti a Sementina: dal Municipio ‘vicinanza’ ma non scuse

Il capodicastero Giorgio Soldini ribadisce il sostegno ai vertici che andranno a processo nei prossimi mesi

Il Municipio di Bellinzona deve scusarsi per i 22 decessi Covid riscontrati nella casa anziani di Sementina durante la prima ondata? Una parte di Consiglio comunale ritiene di sì, anche senza attendere l’esito della procedura penale. E durante la seduta di lunedì sera, il dibattito iniziale incentrato sulle richieste rispettivamente del gruppo Lega/Udc di fare una discussione generale, e del gruppo Verdi/Mps/Fa di votare una sua risoluzione, il tema ‘scuse’ ha più volte scaldato gli animi. A sollecitarle due volte è stato anzitutto il consigliere comunale Tuto Rossi (Udc) secondo cui quello di chiedere scusa «è un passo doveroso nei confronti dei familiari». Un passo così importante, a suo dire, che se fatto «permetterebbe di metterci una pietra sopra» dal profilo politico. Fra le altre cose, la risoluzione sulla quale il plenum non è entrato in materia sollecitava la necessità di esprimere vicinanza ai parenti dei defunti. Dal canto loro i portavoce dei vari gruppi politici hanno espresso chi «solidarietà» e chi «umana vicinanza». Tuttavia – ed è parso chiaro ascoltando i vari interventi – andare oltre porgendo le scuse significherebbe ammettere tutte le responsabilità: politiche, amministrative e anche penali.

Attendere anni?

La maggioranza ha insomma ribadito la necessità, condivisa dal Municipio, di attendere la conclusione della procedura giudiziaria che nei prossimi mesi vedrà comparire a processo in Pretura penale i tre dirigenti della struttura oppostisi ai Decreti d’accusa con cui il Ministero pubblico propone di condannarli per contravvenzione alla Legge federale sulla lotta contro le malattie trasmissibili dell’essere umano. Un’attesa dell’esito penale che potrebbe durare anche anni qualora le varie parti dovessero percorrere tutte le vie ricorsuali fino al Tribunale federale. Ecco perché, tornando alla domanda iniziale, taluni ritengono che occorra sin d’ora chiedere scusa e sospendere il direttore amministrativo e la direttrice sanitaria, proprio considerando le conclusioni molto critiche contenute nei due rapporti del Medico cantonale sulle molte lacune gestionali da esso riscontrate a Sementina durante la prima ondata pandemica fra marzo e aprile 2020. Lacune in parte penalmente punibili, secondo la Procura.

‘Posizione alleggerita’

Tornando all’interpellanza, il gruppo Lega/Udc chiedeva anche come mai il Municipio "in tempo record" il 2 maggio abbia diramato dopo la nota stampa della Procura sui tre Decreti d’accusa un comunicato "a difesa dei tre condannati, ma non ha avuto il tempo per scusarsi pubblicamente con le vittime che aspettano giustizia da due anni". In tutta risposta il capodicastero Anziani e ambiente Giorgio Soldini ha ribadito lunedì sera a Palazzo Civico che «il Municipio ha confermato, come fatto finora, la fiducia ai propri collaboratori. Dal profilo delle imputazioni mosse, l’emanazione del Decreto d’accusa pare peraltro aver sensibilmente alleggerito la loro posizione processuale», essendo caduta l’ipotesi accusatoria iniziale di omicidio colposo. Esecutivo e municipali, ha proseguito Soldini, «hanno ripetutamente e a più riprese espresso solidarietà e vicinanza con i malati e i familiari di malati o deceduti per Covid. Lo si fa nuovamente anche in questa circostanza». Vicinanza tuttavia poco empatica, ha commentato qualche consigliere. E, come detto, niente scuse.

Inchiesta finora a costo zero per il Comune

Quanto invece al costo della vertenza giudiziaria che la Città, o la sua assicurazione Rc, dovrebbe accollarsi, Soldini ha ribadito che «a oggi l’inchiesta non è costata nulla al Comune. Gli oneri assunti dall’assicurazione esulano dalle competenze municipali». Municipio e Comune di Bellinzona «al pari di altri datori di lavoro possono assumere le spese legali derivanti da procedimenti aperti nei confronti di propri collaboratori o dove i propri collaboratori compaiono in veste di vittime a dipendenza dell’attività da essi svolta per conto dell’amministrazione comunale. Tale sostegno (peraltro non automatico), è attuato in funzione della sua posizione di datore di lavoro, peraltro chiamato a intervenire a tutela della personalità dei propri collaboratori», come indicano il Regolamento organico dei dipendenti e il Codice delle obbligazioni. Persone che si ritengono vittime di reato «possono fare capo al sostegno anche finanziario assicurato dalle pertinenti normative federali e cantonali, come la Legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati». Inoltre «in caso di condanna dell’autore, queste persone possono pretendere il risarcimento del danno patito tra cui figurano anche le spese legali sopportate».

Sospenderli? ‘No, senza condanna definitiva’

Altra domanda: il Municipio paga e continuerà a pagare i costi dei tre avvocati indipendentemente dall’esito del processo? Il comportamento temerario dei tre avvocati sarà a carico dei contribuenti fino all’infinito? «L’imputazione principale è caduta», ha detto Soldini: «E anche altre situazioni inizialmente rimproverate, in particolare l’accesso indebito di familiari quando ne era stata ordinata la chiusura, sembrano essere cadute, ragione per cui non si può certo parlare di comportamento temerario degli avvocati, caso mai appare vero il contrario». Infine, quanto all’invito affinché si sospendano temporaneamente i due funzionari ancora alle dipendenze della città, Soldini ha evidenziato che i tre Decreti d’accusa emanati dalla Procura «non costituiscono una sentenza neppure di primo grado e ancor meno un giudizio definitivo. In caso di opposizione il Decreto d’accusa ha mero valore di atto d’accusa. Da qui ricordo che vale il principio della presunzione d’innocenza, diritto fondamentale iscritto nella Costituzione, cui tutte le autorità sono tenute».

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