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laR
 
20.11.2021 - 05:30

Plastiche a Bellinzona, da gennaio il sacco sarà più caro

Il Municipio toglie il sussidio all’acquisto che dal 2019 riduce il prezzo a 2 franchi e 15. Si sale a 2.50 come negli altri Comuni ticinesi serviti

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I sacchi pieni finiscono nel Canton Turgovia

“Considerato il buon funzionamento e l’importante adesione riscontrata per i due progetti pilota di plastica e umido, si ripropongono questi servizi anche per il 2022 con l’eccezione per la raccolta della plastica che sarà attribuita integralmente (senza quindi il contributo della Città) alla ditta esterna”. In queste due righe inserite a pagina 80 del Preventivo 2022 di Bellinzona il Municipio espone un altro balzello, il terzo in un sol colpo, nel settore raccolta rifiuti. Oltre all’aumento della tassa base per le economie domestiche che a gennaio passerà dagli attuali 80 a 150 franchi, e oltre all’incremento delle tasse per la raccolta a domicilio e lo smaltimento degli scarti vegetali, come pure il costo che salirà da 20 a 30 franchi della tessera per accedere agli ecocentri allo stesso scopo, anche il costo dell’apposito sacco da 60 litri per la plastica lieviterà a breve passando dagli attuali 21 franchi e 50 centesimi a 25 franchi per il rotolo da dieci. Un ambito, quello della plastica, che da due anni e mezzo vede la Città impegnata in un progetto pilota seguito dal Cantone. Il Dipartimento del territorio continuerà a seguirlo, anche in assenza del contributo finanziario che il Municipio ha riconosciuto all’utenza da marzo 2019 assumendosi 3 franchi e 50 a rotolo. Rinuncia che farà risparmiare al Comune circa 20-25’000 franchi annui.

In arrivo anche i 35 litri

La ditta incaricata, la RS Recupero Materiali di Bironico, da gennaio applicherà dunque ai bellinzonesi il medesimo costo pieno valido nei vari altri Comuni da lei serviti fra Ticino e Moesano, ossia 25 franchi a rotolo (in realtà sarebbero 24 ma i rivenditori ne aggiungono uno per il servizio prestato). Ditta che introdurrà anche il rotolo da 35 litri per rendere più attrattivo il servizio. Comuni ticinesi e moesani che a differenza di Bellinzona non hanno mai messo un franco nell’iniziativa. Infatti la Turrita nel marzo 2019 aveva voluto inviare ai propri concittadini un messaggio chiaro: vi sosteniamo nel riciclare la plastica. Ora che il sistema si è consolidato il Municipio ha ritenuto, anche per motivi di risparmio, che fosse giunto il momento di lasciarlo proseguire da solo parificandosi agli altri Comuni. Peraltro a breve il Municipio dovrà indicare nell’apposita ordinanza quale costo avranno i sacchi verdi ufficiali, costo che subirà una lieve riduzione avendo il Consiglio di Stato abbassato da 1,25 a 1,20 quello massimo ammesso in Ticino per il sacco da 35 litri; e qualora – ma è solo un’ipotesi – anche quello da 60 litri dovesse scendere dagli attuali 2,15 a 2,10, la differenza col sacco per la plastica salirebbe a 40 centesimi, ossia 4 franchi a rotolo. Un divario comunque inferiore rispetto a quei Comuni dove il sacco ufficiale costa meno di quello bellinzonese.

La Turrita prima in classifica

Senza più l’aiuto comunale, i bellinzonesi cambieranno le loro abitudini? «Se infileranno un po’ meno plastica nel nostro sacco optando per quello verde ufficiale della Città, facendo di conseguenza ridurre il quantitativo da riciclare e aumentare quello che finirà nel termovalorizzatore di Giubiasco, è un rischio che abbiamo considerato», spiega alla ‘Regione’ Manuel Bonzanigo della RS Recupero Materiali di Bironico. «Tuttavia – prosegue – confidiamo che la bontà del progetto pilota possa confermarsi. L’aiuto comunale è stato per noi importante avendo favorito l’accettazione della novità fra la popolazione, che ha sin qui fatto registrare il miglior risultato rispetto agli altri Comuni coinvolti. Peraltro nei Grigioni il sacco costa più che in Ticino e ciò nonostante il risultato è anche lì molto positivo». A ogni modo, conclude Bonzanigo, «intendiamo ottimizzare il servizio, immaginando di aumentare nei quartieri il numero delle attuali quattro piazze di raccolta situate all’ex Birreria, Giubiasco, Sementina e Claro».

Dubbi sulla sensibilità ambientale

«Tutte le misure a carattere ecologico e orientate a una migliore sostenibilità ambientale hanno un costo», ricorda il sindaco Mario Branda: «Se la sensibilità della popolazione è sufficientemente alta, confido che si possa continuare col successo finora conosciuto, anche senza il contributo finanziario comunale, come avviene altrove». Verò è che la sostenibilità ambientale «presenta in questo ambito dei punti controversi, laddove i risultati effettivi sul bilancio ecologico non sono scontanti». Questo in particolare per il lungo tragitto che la plastica ticinese fa per raggiungere sia gli stabilimenti italiani (cui si rivolge la ditta Puricelli di Rancate) sia quello turgoviese della InnoRecycling di Eschlikon (partner della RS Recupero Materiali di Bironico) che ricicla nell’ordine del 60% con una tappa intermedia in Austria, mentre il restante 40% finisce in cementifici e inceneritori. L’ultimo bilancio comunale risalente al dicembre scorso indicava peraltro un’adesione al progetto pilota di metà delle economie domestiche bellinzonesi, un quantitativo annuo pro capite raccolto di 3,65 kg e un potenziale annuo calcolato di 10-14 kg.

Verso un riciclaggio in casa

Dubbi che il Dipartimento del territorio condivide e ha fatto propri seguendo il progetto pilota di Bellinzona. Il consigliere di Stato Claudio Zali ribadisce quanto detto l’anno scorso: questa iniziativa «è propedeutica perché sensibilizza sulla corretta separazione dei rifiuti. Dati ed esperienza fatta, considerando le zone grigie sul reale destino della plastica ticinese e sui chilometri percorsi, dicono però che attualmente la soluzione ecologicamente ed economicamente più sostenibile sia produrre energia bruciandola nel termovalorizzatore di Giubiasco». Questo fino a quando anche il Ticino si sarà dotato di un eventuale stabilimento per la raccolta e il riciclaggio della plastica: la novità, prosegue Claudio Zali, è che «abbiamo incaricato l’Azienda cantonale dei rifiuti affinché elabori uno studio di fattibilità. Che farà da base per allestire un progetto di massima per un impianto che trasformerebbe in granulato riutilizzabile e da rivendere la plastica raccolta e separata dalle ditte già oggi attive sul territorio». Investimento stimato fra i 5 e i 10 milioni di franchi, luogo ancora da stabilire. La massa critica c’è? Lo diranno gli approfondimenti in corso, risponde il direttore del Dt aggiungendo che per una concreta sostenibilità sarebbero necessari dai 5 ai 10 chili annui di plastica pro capite: «Un obiettivo ambizioso ma non impossibile, considerato il quantitativo di plastica che normalmente circola in Ticino. A ogni modo si potrebbe anche pensare di andare in leggera perdita, sempre che il bilancio ecologico sia positivo e lo giustifichi».

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