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 L’evento principale è stato la deflagrazione sul piazzale delle Scuole comunali sud di Bellinzona
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28.10.2021 - 12:500
Aggiornamento : 16:27

Processo bis per l’artefice dei botti di Bellinzona

Condannato in primo grado a tre anni e mezzo di carcere, il 22enne ha impugnato la sentenza e tornerà in aula il 18 novembre davanti alla Corte di appello

Lo scorso 25 febbraio è stato condannato a tre anni e mezzo di carcere. La Corte delle Assise criminali presieduta dalla giudice Francesca Verda Chiocchetti lo ha ritenuto colpevole, singolarmente e nel caso di quella più potente delle Scuole elementari Sud di Bellinzona in correità con altri due giovani, delle diverse esplosioni avvenute nella regione tra il 2019 e il marzo 2020. Ma il 22enne non ci sta: patrocinato dall’avvocato Niccolò Giovanettina, ha impugnato la sentenza pronunciata in primo grado e tornerà dunque in aula il prossimo 18 novembre per un processo bis di fronte alla Corte di appello e di revisione penale presieduta dalla giudice Giovanna Roggero-Will.

In primo grado il 22enne è stato giudicato autore colpevole dei reati di uso delittuoso e colposo di materie esplosive (per aver messo in pericolo la vita di altri giovani che di volta in volta hanno assistito agli eventi), fabbricazione e occultamento di materie esplosive, danneggiamento ripetuto, delitto contro la Legge federale sugli esplosivi (i petardi sono stati ordinati illegalmente da un sito online estero), discriminazione e l’incitamento all’odio (per aver indossato un cappotto dell’esercito militare tedesco con svastica al Carnevale Rabadan) e infrazione alla Legge federale sulle armi e sulle munizioni.

Alle Criminali la giudice Francesca Verda Chiocchetti aveva ordinato la sospensione della pena detentiva in favore di un trattamento psicoterapeutico stazionario per far fronte a quello che è stato definito un disturbo della personalità di tipo narcisistico dell’imputato. La Corte aveva ridotto di un anno la richiesta di pena formulata dalla procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis. La difesa si era invece battuta per una pena sospesa di al massimo 24 mesi.

L’agire del giovane aveva attirato l’attenzione della popolazione per svariati mesi, petardo dopo petardo, generando una curiosità generale sull’origine di esplosioni che venivano udite in un raggio di diversi chilometri. Era stato arrestato il 13 marzo 2020 a seguito dell’ultimo ordigno fatto saltare in golena a Giubiasco. L’evento principale era però stato la deflagrazione avvenuta nella notte del 26 febbraio 2020 sul piazzale delle Scuole comunali Sud cittadine, scoppio che ha causato un piccolo cratere nell’area di gioco e danni per 18mila franchi alle finestre (circa 20 erano andate in frantumi) e alle aule. Durante il processo dello scorso febbraio, quell’ordigno da lui assemblato è stato definito dall’imputato la ‘bomba delle bombe’ (composta da un tubo d’acciaio, rinforzato con del nastro adesivo e una cintura di sicurezza per automobili, nel quale erano stati infilati 600 grammi di polvere pirica prelevata da altri petardi). Dopo l’arresto l’imputato ha dapprima trascorso 84 giorni in detenzione preventiva, per poi passare nel giugno scorso in esecuzione anticipata della pena al penitenziario cantonale della Stampa.

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