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06.10.2021 - 16:48
Aggiornamento: 17:05

Il Ppd di Bellinzona chiede lumi sulla ‘bozza verde’ A2-A13

Il gruppo interroga il Municipio sull’opportunità di insistere su questa variante del collegamento autostradale con il Locarnese

il-ppd-di-bellinzona-chiede-lumi-sulla-bozza-verde-a2-a13
Dt
Il progetto per Sant'Antonino

“Non ritiene il Municipio di doversi ora adoperare, per quanto gli compete, ad indirizzare le discussioni verso un altro tracciato, meno costoso e rispettoso delle zone palustri del Piano di Magadino?”. È una delle domande poste all’esecutivo cittadino dal gruppo Ppd-Gg di Bellinzona in un’interrogazione relativa al progetto ‘bozza verde’ del collegamento autostradale A2-A13 con il Locarnese. In sostanza il Ppd interroga il Municipio sull’opportunità di insistere su questa variante.

Nel testo il gruppo definisce il collegamento autostradale del Locarnese con la rete di strade nazionali “il tassello ticinese irrisolto da decenni” nella politica federale e cantonale. “Dagli anni Ottanta siamo passati dall’imbarazzante progetto di ponte sul lago dal Gambarogno alla foce della Maggia all’attuale ‘bozza verde’ elaborata negli scorsi anni dal Cantone”. Una variante che tuttavia “sarebbe ‘de facto’ decaduta”. Infatti nelle scorse settimane la Confederazione ha presentato alle autorità cantonali e locali lo stato dei lavori: “L’oneroso investimento (più di un miliardo e mezzo di franchi!), dapprima giustificato dall’alta qualità ambientale insita nel concetto di mettere la nuova autostrada in una lunga galleria, parrebbe ora messo in discussione”. L’Ufficio federale delle strade ha di fatto praticamente bocciato il progetto a causa di diverse criticità (in particolare per la zona palustre delle Bolle di Magadino), generando il disappunto del Dipartimento del territorio. A questo punto il Ppd si chiede “se valga ancora la pena insistere su un tracciato che, ai costi esorbitanti affianca ora un secondo gravoso ostacolo, ovvero quello dell’incompatibilità territoriale subordinata a sua volta dalla difficoltà di attraversare il fiume Ticino”. E “il Bellinzonese è pure colpito da questa deficienza funzionale del sistema di mobilità nella misura in cui il sistema economico colpito non conosce i limiti dei due comprensori urbani. Basti pensare al regolare intasamento sia della via maestra di sponda sinistra (Camorino-Contone) ma anche della sponda destra (Sementina-Gudo-Cugnasco)”. Il gruppo chiede quindi al Municipio di Bellinzona se “è stato corretto sostenere la linea cantonale” che ha “messo l’accento sulla necessità di servire i grandi centri di acquisti di Sant’Antonino e Cadenazzo”, portando “a concentrarsi sulla sponda sinistra e a non considerare come prioritario l’attraversamento ambientalmente corretto del fiume Ticino”. Inoltre, l’esecutivo cittadino “era informato che, già nell’autunno del 2019, l’Ufficio federale dell’ambiente aveva formalizzato i dubbi sulla variante ‘bozza verde’ dati dall’attraversamento del comprensorio di protezione delle zone palustri?”. E ancora: non ritiene che questa variante “sia ora meno sostenibile in quanto viziata dall’alto costo e dalle riserve di carattere ambientale?”.

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