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03.08.2021 - 19:30
Aggiornamento: 19:46

Frana di Gudo: ‘Situazione critica ma sotto controllo’

La prima famiglia ha potuto rientrare nella propria abitazione, mentre gli abitanti delle altre due case rimangono fuori per ragioni di sicurezza

frana-di-gudo-situazione-critica-ma-sotto-controllo
A sinistra come si presentava il versante dopo il crollo del 5 dicembre. A destra come si presenta la situazione ora, con detriti scesi maggiormente a valle

Col diradarsi della nebbia la frana di Gudo si svela nella sua nuova forma. Dopo lo scoscendimento di mercoledì scorso, agli occhi dei passanti che alzano lo sguardo risulta ora ben visibile, con una marcata e più ampia scia di detriti scesi maggiormente a valle rispetto allo scorso 5 dicembre quando vi era stato il primo smottamento. Oggi, a sei giorni dall’evacuazione, la prima famiglia ha potuto fare rientro nella propria abitazione situata immediatamente sotto la strada in via Al Sasso Grande. Delle tre proprietà evacuate è quella più protetta e discosta, ma anche meno a rischio essendo situata più distante dalla zona interessata dallo smottamento. Per contro le persone che abitano nelle altre due case (una di queste era già stata evacuata a dicembre per quasi tre mesi) non possono ancora farvi rientro per ragioni di sicurezza. «È ancora difficile immaginare quando potranno tornarvi, attualmente gli esperti non possono revocare l’ordine di evacuazione per ragioni di sicurezza. In generale la situazione rimane critica, ma comunque sotto controllo», rileva Daniele Togni, direttore del settore Ambiente e Servizi urbani della Città di Bellinzona.

Quanto alla strada, per ora rimane chiusa «e valuteremo nei prossimi giorni se sarà possibile riaprirla», aggiunge. Le condizioni meteo non permettono infatti di fare previsioni riguardo a quando verrà riaperta definitivamente, ma a partire da giovedì si proverà a riaprirla in modo controllato nelle due direzioni per mezz’ora o un’ora alla mattina e alla sera. La carreggiata è stata nel frattempo sgomberata, ma a monte gli operai sono al lavoro per mettere in sicurezza il materiale più instabile e fintanto che non verranno rimossi i detriti pericolanti la via sotto va mantenuta chiusa. Altri detriti potrebbero quindi scendere? Daniele Togni non lo esclude poiché il quantitativo di materiale pericolante è ancora abbastanza importante e la sua stabilità dipende anche dalle condizioni meteorologiche. Inoltre, anche il cantiere in sé potrà generare piccoli scoscendimenti controllati. Tuttavia le precipitazioni dello scorso fine settimana non hanno creato problemi: «Si sono registrati piccoli movimenti ma poco significativi», rileva Togni. «Dobbiamo quindi monitorare la situazione giorno per giorno», aggiunge.

Attualmente a occuparsi di controllare e mettere in sicurezza la zona sono alcuni tecnici dei Servizi urbani e ambiente, supportati dal consulente geotecnico Floriano Beffa della ditta Geoalps Engineering di Faido, nonché alcuni operai di imprese private. Siccome tutti devono poter lavorare in condizioni di sicurezza, il tempo ha una certa rilevanza perché forti precipitazioni potrebbero generare altri crolli. «Quando ci saranno le condizioni meteorologiche adatte e riusciremo a lavorare con le escavatrici, gradatamente potremo valutare meglio la situazione e definire le tempistiche», osserva Togni. In questi giorni nei punti in cui è stata spazzata via la vegetazione gli operai hanno realizzato degli ancoraggi per poter far salire un ‘ragno escavatore’ con delle funi speciali (oggi non è stato possibile perché pioveva troppo). Una volta giunto sul posto, il macchinario dovrà iniziare lentamente a spianare e depositare il materiale per stabilizzarlo. L’intenzione è di realizzare allo stesso tempo anche un deposito tale da contenere eventuali piccoli detriti che dovessero staccarsi quando i tecnici sono all'opera. Quanto agli abitanti, fino a quando la via Al Sasso Grande sarà chiusa, l’unica possibilità per scendere a valle è percorrere un sentiero a piedi.

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Gudo: ‘È una frana del vecchio detrito di dicembre’

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