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laR
 
11.06.2021 - 05:30
Aggiornamento: 11:49

Ragazza morta sotto il treno, di nuovo scagionati i tre medici

Niente omicidio colposo nel caso della 16enne di Castione: dopo aver riaperto il caso, il pg Pagani conferma il decreto d'abbandono. La rabbia dei familiari

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L'investimento mortale si è verificato il 21 settembre 2017 (Rescue Media)

È stata definitivamente archiviata l’inchiesta penale avviata nei confronti dei tre medici che in vari periodi si erano occupati della 16enne di Castione morta sotto un treno alla stazione di Taverne il 21 settembre 2017 mentre stava rientrando a casa dopo una giornata di scuola nel Luganese. Il procuratore generale Andrea Pagani ha infatti recentemente firmato il proprio secondo decreto d’abbandono che scagiona nuovamente gli indagati dall’accusa di omicidio colposo. Dopo la prima analoga decisione, risalente all’ottobre 2019, non credendo alla tesi del suicidio i familiari si erano rivolti alla Corte dei reclami penali chiedendo e ottenendo la riapertura del caso con l’esecuzione di un’audizione fino ad allora non fatta. In particolare il pg ha dovuto verbalizzare una ragazza che frequentava la medesima scuola della vittima e che quella sera si trovava sullo stesso treno partito da Lamone. Quella giovane – sostenevano i familiari sin dalla prima fase dell’inchiesta – in un messaggio vocale loro trasmesso avrebbe raccontato di aver visto la 16enne sul vagone rannicchiarsi, tremare, telefonare a qualcuno e quindi alzarsi di scatto e scendere da sola alla fermata successiva di Taverne, dov’è poi morta. Sono passati due treni prima che si mettesse accanto ai binari e venisse travolta dal terzo convoglio, quello che avrebbe dovuto riportarla a casa. Una dinamica che secondo i familiari denoterebbe la presenza di uno stato confusionale spiegabile non con un’intenzione suicidale, bensì con gli effetti collaterali generati dall’assunzione simultanea di un antidepressivo (prescrittole due mesi prima in ospedale durante un periodo difficile) e di uno sciroppo per la tosse prescrittole dal medico di famiglia tre giorni prima del decesso nonostante ne conoscesse l’incompatibilità con l’antidepressivo.

La teste oggi resta sul vago

Incompatibilità che secondo il rapporto tossicologico è potenzialmente in grado di alterare lo stato psico-fisico; crisi che tuttavia secondo il pg Pagani non si è verificata, stando a una perizia da lui ordinata. I familiari sostengono che nel messaggio vocale – che il pg non ha ritenuto opportuno ascoltare – la studentessa riferirebbe anche quanto una docente avrebbe spiegato ai compagni di scuola il giorno successivo alla tragedia, e cioè di aver chiesto alla 16enne come mai si comportasse in modo strano da alcuni giorni e di aver ricevuto in risposta la motivazione dei farmaci assunti. Interrogata recentemente dal pg, la testimone è rimasta tuttavia sul vago riguardo ai propri ricordi, ciò che ha indotto il magistrato inquirente a confermare la propria decisione iniziale.

Due violazioni

I dottori scagionati sono due operatori del Servizio medico-psicologico (Smp) del Sopraceneri che avevano seguito la ragazza dal gennaio 2017 fino al decesso, nonché il medico di famiglia. La perizia chiesta dal pg Pagani conclude che l’interazione fra antidepressivo e sciroppo non aumenta il rischio di suicidio, sebbene possa creare crisi serotoninergiche con compromissione del sistema neurovegetativo e neuromuscolare, perdita di lucidità e confusione, tremori e altro. Ciò che porta a escludere una colpa per omicidio colposo. Ravvisate tuttavia due violazioni delle regole dell’arte medica: la prima per la somministrazione (prima all’ospedale e poi dall’Smp) dell’ansiolitico Lyrica non indicato per minorenni; la seconda nei confronti del medico di famiglia per averle prescritto lo sciroppo incompatibile con l’antidepressivo.

Persi i dati di un anno e la scheda Sim

Di fronte al secondo decreto d’abbandono, nel frattempo cresciuto in giudicato, i familiari hanno ritenuto di non avere più le energie per portare avanti la battaglia giudiziaria. Accettano così la decisione del pg, ma non lesinano severe critiche nei confronti degli inquirenti: «Così nostra figlia muore due volte», dichiara la madre. Critiche sia per l'aspetto della testimone verbalizzata solo quando lo ha imposto la Crp e a distanza di diverso tempo dal decesso, sia per la gestione del cellulare della ragazza. Rimane per loro un mistero, infatti, come sia potuto accadere che dal telefonino siano scomparsi – mentre era custodito dagli inquirenti – la scheda Sim e i dati registrati durante l’ultimo anno. Ciò che li ha spinti ad avviare ultimamente approfondite verifiche informatiche coinvolgendo, a loro spese, uno specialista del ramo.

Una condanna per atti sessuali

Il periodo difficile per la ragazza era iniziato durante una relazione avuta con un 25enne. Preoccupati per la piega presa dal rapporto tra la figlia, allora solo 15enne, e il giovane adulto frequentato per un certo periodo, i familiari erano intervenuti con decisione. Nel tentativo di porre fine a una situazione che ritenevano essere esagerata per una ragazza ancora minorenne, lo avevano anche querelato. Ora si apprende che al termine dell’inchiesta penale la condanna inflittagli per reati sessuali con fanciulli è cresciuta in giudicato.

Tomba vandalizzata

Sulla triste vicenda si è nel frattempo aperto, proprio in questi giorni, un ultimo capitolo. Su Facebook la madre ha infatti segnalato che nella notte fra sabato e domenica scorsi una o più mani ignote hanno staccato dalla tomba della ragazza la sua immagine e sparso ovunque gli oggetti lasciati dagli amici quale gesto di affetto. Un agire sconsiderato – peraltro riservato alla sola tomba della giovane e non ad altre presenti nel cimitero di Arbedo – che ha indotto la madre a rivolgersi subito alla polizia depositando una denuncia contro ignoti.

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