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18.05.2021 - 17:29
Aggiornamento: 17:52

Con Patrizia Pfenninger, seduti sulla panchina del dialogo

'Point of view', installazione artistica a forma d'infinito, è in stazione a Bellinzona. A luglio sarà a Locarno, poi a Lugano. ‘Per tornare a confrontarci'

Il clima è diverso da ‘1:1. In direzione ostinata e contraria’, ultima apparizione pubblica di Patrizia Pfenninger, che nel maggio del 2020 esponeva le sue opere alla Fondazione Mecrì di Minusio in una clima definito (ieri, da lei stessa) «apocalittico». Quel suo e nostro galleggiare tra due ondate pandemiche, con l’arte finita in soffitta in attesa di aria più pulita, ci ha condotti sino a ieri, a Bellinzona, finalmente all’aperto, sul piazzale antistante la stazione delle Ffs. L’appuntamento con Pfenninger era lo svelamento del suo ‘Point of view’ (Punto di vista), installazione artistica a forma d’infinito (sostenuta in collaborazione con le Ffs) che va oltre l’opera fisica, per diventare sin da oggi, sin da ieri, un punto d’incontro con le persone. E chiamarla ‘panchina’ non è un sacrilegio, anzi, perché ‘Point of view’ panchina è a tutti gli effetti, in acciaio inox smaltato di rosso, realizzata fisicamente dalla Metal Piega & Color di Stabio. 

Opera d'arte Covid-free

Le distanze frontali superiori a due metri fanno di ‘Point of view’ un’opera d’arte che rispetta le norme anti-Covid, realizzata da Pfenninger – zurighese di nascita, ticinese a pieno titolo – per dimostrare che, anche in tempi di pandemia, «si possono scambiare opinioni e pensieri con gli altri, senza andare contro le disposizioni di sicurezza», dice l’artista durante la conferenza stampa di presentazione, in una più generale volontà di fare incontrare le persone con l’arte nei luoghi in cui vivono. Quanto alle opinioni, Pfenninger le scambierà con il pubblico all’interno di un tour realizzato in collaborazione con le stesse Ffs che porterà il manufatto in altre stazioni, per ora, ticinesi. Da Bellinzona, dove starà sino al 6 luglio, la panchina si sposterà a Locarno nel periodo del Locarno Festival; a metà settembre, sarà trasferita alla stazione Ffs di Lugano

«Sentivo la necessità di sintetizzare in un comune oggetto della quotidianità l’importanza di vagliare tutti i punti di vista, di recuperare il dialogo, la dimensione reale così condizionata dagli ultimi eventi. Non parlo di ritorno alla normalità, ma di ripartire, andare avanti, capire cosa serve a noi come persone». Partendo anche da posizioni opposte (sulla panchina è possibile sedersi di spalle), per tornare a confrontarsi, a condividere lo stesso spazio e le emozioni, anche diverse, in linea col tema delle diverse entità che sono appartenute ad altre creazioni di Pfenninger (come ‘Pompei Today’, anno 2019, Galleria Ramo, Como). ‘Point of view’, spiega l’autrice, «vuole essere un tour della nostra identità culturale. In Ticino abbiamo spesso posizioni molto precise, ma siamo ricchissimi di tanti punti di vista, e di tante culture diverse. Girare questa terra e parlare con le persone che la vivono, in varie sedi, offrirà un quadro molto ricco di personalità. Il mio interesse è capire dove stiamo andando come società, che tipo d'identità stiamo plasmando, come ci sentiamo, cosa stiamo diventando».

‘Le teste che si fermano sono la vera pandemia’

Gli incontri tra l’artista e il pubblico, tra Bellinzona, Locarno e Lugano – «Credo si tratti di un quadro non omogeneo, ed è l’aspetto che più m’intriga», commenta Pfenninger – verranno filmati, con l’intento di realizzare una sorta di «diario di viaggio condotto all’insegna del guardarsi negli occhi», e confluiranno in un documentario. Sempre che il progetto, che ha come data di scadenza la fine dell’anno (tempo oltre il quale la panchina potrebbe essere donata a un Comune svizzero) non vada oltre i tempi attualmente fissati: «Sì, il termine ultimo è la fine del 2021, salvo l’aprirsi di ulteriori applicazioni in altri luoghi. Il mio punto di vista è che quest’opera è un invito e, in quanto tale, dovrebbe continuare a circolare. Potenzialmente in altre stazioni, ticinesi e svizzere». Con possibilità di replicare il manufatto. All’infinito o quasi, tanto per rispettare il segno.

Al di là dei tempi e delle durate: «‘Point of view’ – conclude Pfenninger – è un invito alle persone a riprendersi gli spazi pubblici, la propria identità, a tornare a confrontarsi. Quello che vorrei contribuire a evitare, con la mia opera, è che tutta la situazione vissuta negli ultimi due anni diventi paralisi per le teste, cosa assai peggiore della pandemia. Perché le teste che si fermano sarebbero la vera pandemia del secolo. Le teste che si fermano significano assenza di stimoli, emozioni, identità che si azzerano». L’invito è lanciato: l’infinito ci attende in stazione.


Patrizia Pfenninger (sd) con Ilaria Nicora di Ffs (Ti-Press)

 

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