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22.03.2021 - 17:01
Aggiornamento: 20:20

'Niente stupro, lei era consenziente al rapporto sessuale'

La difesa chiede il proscioglimento del 32enne accusato di avere costretto una ragazza ubriaca a un rapporto sessuale nei bagni de La Fabrique

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(Ti-Press)

Il deterioramento della salute della ragazza non era grave come sostiene l'accusa: anche lei ha desiderato quel rapporto sessuale, che è stato dunque consenziente. Questa in sintesi la tesi difensiva sostenuta dall'avvocata Alix Manconi, patrocinatrice dell'imputato accusato di avere stuprato una 22enne nei bagni della discoteca La Fabrique di Castione. Nei suoi confronti il procuratore pubblico Moreno Capella ha chiesto 3 anni e 10 mesi di carcere ritenendo adempiuto il reato di atti sessuali con personae incapaci di discernimento o inette a resistere. In base ai rapporti medici e alle testimonianze delle persone presenti nel locale, l'accusa è certa che la giovane – che quella sera aveva consumato alcolici e marijuana – non era in grado di intendere e di volere. Di parere completamente opposto la difesa, che invocando il principio 'in dubio pro reo' si è battuta per il proscioglimento dall'accusa più grave sul conto del 32enne. «Gli elementi oggettivi e soggettivi del reato non sono dati», ha affermato Manconi durante la sua arringa. «La ragazza era cosciente e consapevole di quello che stava facendo e di quello che sarebbe successo in bagno. È vero che la sua soglia di capacità era ridotta, ma non al punto da considerarsi incapace di resistere». 

'Quell'accaduto non l'ha turbata'

La difesa ha citato lo scambio di sms avvenuto il giorno dopo tra la presunta vittima e l'amica insieme con la quale era andata in discoteca. Da questi messaggi, ha sottolineato Manconi, emerge che la giovane era in grado di ricordare l'accaduto. Un accaduto, ha aggiunto l'avvocata, che non l'avrebbe nemmeno particolarmente turbata, dal momento che dopo i fatti de La Fabrique si era recata a diversi carnevali, sempre in stato alternato, come se nulla le fosse successo. 

'Non è una persona cattiva o violenta'

Quanto alla personalità del 32enne imputato – già noto alla giustizia ticinese per una serie di altri reati – l'avvocata Manconi ha riconosciuto che l'uomo non è un santo. «È però certo che non è una persona cattiva o violenta. Mai approfitterebbe di una stato di debolezza. Chi lo conosce sa che non sarebbe mai stato in grado di commettere quel gesto». 

Venendo agli altri capi d'accusa parzialmente riconosciuti dall'uomo (lesioni semplici per un'aggressione avvenuta ad Ascona nel novembre 2014; infrazione e contravvenzione alla Legge stupefacenti e trascuranza dagli obblighi di mantenimento per avere omesso di versare gli alimenti alla figlia accumulando arretrati per quasi 10mila franchi), la difesa ha chiesto alla Corte la massima riduzione della pena in considerazione della buona condotta dell'imputato dal 2016 in avanti e il fatto di essersi sempre impegnato, tuttavia senza successo, per far fronte alle spese di mantenimento dei figli. Le stesse motivazioni, ha chiesto Manconi, devono essere tenute in considerazione anche per l'eventuale decisione di un'espulsione dalla Svizzera del 32enne cittadino dominicano.

Chiesti 20mila franchi a titolo di risarcimento morale

Allineandosi a considerazioni e richiesta di pena del pp Capella, l'avvocato Roberto Keller – patrocinatore della vittima – ha sottolineato la gravità dell'agire dell'imputato. «La ragazza era inerme, senza alcuna possibilità di difesa. Ma all'accusato questo non interessava. L'ha puntata e l'ha sottomessa», ha affermato il legale. 

L'imputato, ha aggiunto Keller, è una persona «priva di scrupoli, un mentitore nato, narciso, egocentrico, egoista. Nemmeno di fronte all'evidenza – ovvero le prove biologiche riconducibili a un rapporto sessuale completo, ndr – ha avuto la dignità di raccontare la verità». 

Keller ha infine evidenziato le pesanti ripercussioni psicologiche per la sua cliente, chiedendo un risarcimento di 20mila franchi per il torto mortale subito. 

'Non sono il tipo che fa queste cose'

«Mi dispiace di essere qui – ha affermato il 32enne quando il giudice Amos Pagnamenta gli ha concesso la facoltà dell'ultima parola –. Penso di non aver fatto ciò di cui vengo accusato. Mi spiace per come lei ha percepito questo nostro approccio. Sulla base dei miei principi, posso dire che non sono il tipo che fa queste cose». 

La sentenza della Corte delle Assise criminali è attesa in serata. 

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