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laR
 
12.03.2021 - 06:00
Aggiornamento: 17:25

‘I Comuni necessitano di poliziotti, non di semplici usceri’

Biasca: l'Associazione delle polizie comunali (Apcti) stronca il progetto pilota promosso dal Cantone che prevede solo assistenti al servizio diretto dei Municipi

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(Ti-Press)

“I Comuni devono avere competenze di polizia adeguate e dirette, non di semplici usceri. La polizia di prossimità si concretizza con l'agire della polizia, non dell'assistenza”. Inizia così la dura presa di posizione dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi (Apcti) sul progetto pilota denominato Polizia Tre Valli – promosso dal Dipartimento delle istituzioni – concernente il posto misto della Regione VIII ubicato a Biasca, che ospita Polizia cantonale e comunale.

Compiti minori solo agli assistenti

La modifica sostanziale del progetto, come riferito dalla Regione il 4 e 5 marzo, riguarda la volontà di affidare nei Comuni unicamente ad assistenti di polizia i compiti minori di prossimità che attualmente vengono svolti da agenti veri e propri. Concretamente è prevista l’assunzione durante la fase pilota, ipotizzata tra gennaio 2022 e dicembre 2023, di ausiliari in sostituzione di sei agenti di polizia e il finanziamento di 10 agenti per i quali la funzione a pieno titolo è ritenuta indispensabile. In questo modo si raggiungeranno i sedici effettivi di cui la Polizia comunale deve dotarsi entro il 2022. Tuttavia, qualora la sperimentazione producesse risultati positivi sia per i Comuni che per il Cantone, i 10 agenti della polcomunale passeranno alle dipendenze del Cantone, inglobati a tutti gli effetti nei ranghi della Polizia cantonale, mentre solo i sei assistenti rimarrebbero impiegati del Comune Biasca e finanziati dalla regione. La squadra della Polizia comunale nelle Tre Valli sarebbe quindi composta da tre assistenti per Biasca, Riviera e Bassa Leventina, due per Airolo e Faido e uno per il Distretto di Blenio. Il Legislativo di Biasca – Comune polo – dovrà esprimersi sulla proposta di modifica della convenzione con il Cantone che, se approvata, darebbe avvio alla fase pilota al termine della quale sarebbe il Gran Consiglio a dover decidere se modificare la Legge sulla collaborazione fra la polizia cantonale e le polizie comunali (LCPol). 

‘Si banalizza il concetto di prossimità’

L’idea di manovra del Cantone non trova assolutamente d’accordo l’Apcti. Firmata dal suo presidente nonché vicecomandante della Polizia Torre di Redde, Orio Galli, la presa di posizione elenca con tono critico gli aspetti che destano perplessità. A cominciare dalla considerazione che scindere i compiti minori da quelli veri di polizia vuol dire “banalizzare l’importanza del concetto operativo di prossimità, caposaldo delle polizie comunali, che garantisce, grazie ad un lavoro quotidiano di contatto e di risoluzione di problemi di sicurezza locale, di anticipare il più possibile l’insorgere di problematiche di sicurezza ben più gravi che non possono essere risolti se non con interventi repressivi”, e quindi svolti da agenti veri e propri ai quali gli assistenti “possono collaborare in forma sussidiaria”. Per l’Apcti, l'intenzione di conteggiare i sei ausiliari nel computo totale dei 16 effettivi, “semplicemente per paventate misure di risparmio”, crea una “situazione inconciliabile con la volontà del legislatore di destinare queste figure, non armate, ai Municipi quando invece devono essere direttamente assoggettate a un Corpo di polizia”.

Idea del Cantone appresa dalla stampa

Per niente apprezzato è poi il mancato coinvolgimento del gruppo di lavoro voluto dall’Associazione dei Comuni ticinesi (Act) – comprendente rappresentanti dei vertici delle polizie comunali, della Polizia cantonale e alcuni Municipali – che secondo l’Apcti non sarebbe stato minimamente consultato in merito al progetto di Biasca. «Non ha senso dar vita a gruppi di lavoro, riunendo attorno a un tavolo rappresentanti del Cantone e dei Comuni, discutere per mesi e poi uscire a sorpresa con soluzioni che secondo noi non hanno nulla a che vedere con lo spirito di questi gruppi e con le richieste della stragrande maggioranza dei Comuni, già espressasi per il mantenimento delle Polizie comunali con compiti specifici di prossimità», afferma da noi interpellato Orio Galli, venuto a conoscenza del progetto, così come gli altri membri dell'Apcti, dagli articoli di stampa.

Su invito dell’Act, nel 2019 l’Apcti aveva prodotto un rapporto rivendicando il ruolo di polizia di prossimità nel contesto della sicurezza locale e urbana. Trentotto pagine che volevano essere una ‘Guida alla polizia di prossimità per gli organi esecutivi comunali’, con l’intento di “ottimizzare ulteriormente l’attività (strutturali, finanziarie e dei compiti) delle polizie comunali, a favore della nostra popolazione, dopo oltre 5 anni dall’implementazione della LCPol”. Sul tema della polizia unica, l’Apcti non ha mai avuto dubbi: “Le polizie comunali – si leggeva nella pubblicazione curata dal primo tenente della polizia della Città di Lugano Wladimiro Castellisono – devono rimanere, in primo luogo, polizie di prossimità”, L’agente di polizia, scriveva Castelli nel suo rapporto nel quale venivano esposte sette mosse su cui i Municipi dovrebbero concentrare i loro sforzi nell’“immediato futuro” e “con la collaborazione della Polizia cantonale” per favorire il concetto di prossimità, non è chiamato solo a far rispettare e ad applicare la legge: “Localmente, durante la sua attività, deve” anche “promuovere il contatto con i cittadini e ricercare la loro fiducia”. E quindi, proseguiva la pubblicazione, “deve essere vicino alle preoccupazioni della popolazione: sa ascoltare, rassicurare, indagare, intervenire, risolvere, segnalare e informare. Ricerca le cause dei problemi”. Tornando alla presa di posizione dell’Apcti, Orio Galli sottolinea che “la paventata proposta pilota per Biasca sconvolge in effetti i lavori in atto e dimostra ulteriormente che l’unico posto misto, quello di Biasca, ancora esistente è stato un vero e proprio fallimento dal punto di vista del concetto di prossimità”.

‘Mancanza di visione e coerenza’

L’Apcti stigmatizza l’agire del Di, “che non rispetta né le norme di Legge vigenti né i gruppi di lavoro che egli stesso ha approvato né quanto ha presentato a fine 2018 ai Capi Dicastero di sicurezza dei Comuni che dispongono di un corpo di Polizia, stravolgendo di fatto quanto proposto. La sensazione, ma che trova sempre più elementi oggettivi nella realtà – affonda infine l’Apcti – è che siamo confrontati con una chiara mancanza di visione e di coerenza; ciò che preoccupa ma che non ci distoglie minimamente, anzi semmai ci sprona a continuare con i nostri propositi, per garantire anche in futuro un vero concetto di ‘Community Policing’ al servizio della nostra gente ed in supporto dei Municipi convenzionati e le loro amministrazioni comunali”. 

Leggi anche:

Polizia, nelle Tre Valli più assistenti e più prossimità

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