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Emanuele Besomi (a destra) e un volontario al lavoro nella struttura di Gnosca
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laR
 
02.01.2021 - 06:00
Aggiornamento : 10:38

La Spab lancia l'allarme: ‘Siamo vicini al limite’

Interventi in crescita ma volontari in calo. La Protezione animali di Bellinzona necessita di personale professionista. Besomi si rivolgerà al Governo

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Un migliaio d'interventi all’anno, in quasi cento comuni ticinesi e un picchetto attivo 24 ore su 24. Sono queste, in estrema sintesi, le cifre che riassumono il grande impegno della Società protezione animali di Bellinzona (Spab) per il recupero di animali in ogni situazione e in qualsiasi momento. Nelle strutture della Società, nell’anno appena concluso sono stati ospitati, curati, collocati o rimessi in libertà oltre 1'500 animali tra domestici e selvatici. Dietro le cifre però si nascondono molti sacrifici e difficoltà, in particolare perché i membri delle squadre d'intervento sono tutti volontari, ma anche per il fatto che il raggio d’azione si è ampliato e, non da ultimo, il numero di cani in Ticino è triplicato negli ultimi vent’anni; oggi sono infatti circa 30mila quelli registrati all’anagrafe canina.

«Siamo vicini al punto di rottura», afferma con una certa preoccupazione Emanuele Besomi, presidente della Spab interpellato dalla ‘Regione’. Ad aggravare la situazione, spiega Besomi, vi è il fatto che da qualche mese la Società protezione animali Biasca e valli non è più in grado di garantire il picchetto attivo giorno e notte. «Se dobbiamo occuparci anche degli interventi nelle Tre Valli per noi il carico di lavoro aumenta in maniera eccessiva», osserva il presidente della Spab. Un impegno già di per sé abbastanza gravoso, soprattutto alla luce del fatto che il numero di volontari è in calo. Attualmente sono una decina quelli che si occupano degli interventi di recupero. Vi è poi un altro problema: molti volontari sono ormai sulla settantina, e se per ora garantiscono un importante apporto, non si sa per quanto potranno continuare a farlo. I giovani ci sono, riconosce Besomi, ma evidentemente hanno tutti un’attività professionale e non possono quindi garantire tutti i turni di picchetto (giorno, notte e nei festivi), ciò che è invece più facile per i volontari in pensione.

'Per una semi professionalizzazione manca la base legale'

La Spab, che già si occupa degli interventi anche nel Sottoceneri, è dunque sempre più sotto pressione. Per il presidente Besomi è necessario trovare delle soluzioni a livello cantonale. «La protezione animali di Bellinzona attualmente non ha le capacità per coprire tutto il Ticino. Il rischio è che quando la Spab non avrà più sufficienti volontari per operare anche nel luganese e nel mendrisiotto, dovrà per forza di cose rinunciare agli interventi in quei distretti», spiega Besomi. Da qui l’idea di prevedere una semi professionalizzazione del volontariato delle persone che si occupano di recuperare, curare e ricollocare gli animali. Un’esigenza peraltro sollevata già più volte in passato dal presidente della Spab, anche in occasione nell’ultima assemblea generale della società tenutasi nelle scorse settimane. Cinque anni fa Besomi si era pure rivolto al Consiglio di Stato «ma allora come oggi mancavano le basi legali per poter intraprendere il cammino della semi professionalizzazione dei volontari», spiega. A tal proposito Besomi lancia un appello al veterinario cantonale e alla politica, affinché venga istituito un Gruppo di lavoro che possa proporre delle modifiche da apportare alla Legge cantonale sulla protezione degli animali. In modo da rendere possibile il finanziamento di un gruppo di associazioni che possa garantire interventi professionali e immediati di soccorso degli animali sul territorio. 

Una tassa a favore di tutti gli animali

Tra le modifiche da apportare, spiega Besomi, è necessario che la tassa sui cani vada a favore di tutti gli animali, in modo che questa possa coprire anche i costi legati al soccorso degli altri animali, ciò che attualmente la legge non prevede. «Bisogna anche trovare il modo per far sì che tutti i possessori di animali contribuiscano finanziariamente e non solo chi ha un cane», evidenzia. In che maniera concretamente? Per il presidente della Spab è proprio questo il nocciolo della questione. Una questione che per Besomi andrebbe discussa con un Gruppo di lavoro capitanato dal veterinario cantonale e composto dagli attori attivi sul campo, che possa giungere a una soluzione da proporre al parlamento per una modifica della legge. Nel corso dei prossimi mesi la Spab solleciterà ancora il Governo riguardo alla difficoltà di garantire interventi di soccorso animali in tutto il cantone, pur consapevole che non sarà tra le priorità in questo momento di emergenza sanitaria. «Le autorità politiche cantonali e comunali hanno sempre lodato e riconosciuto l’importanza della nostra associazione, sia per competenza tecnica, che per le strutture e i mezzi di intervento di cui è dotata. Come anche la buona collaborazione con gli organi ufficiali di intervento, la polizia, i pompieri e l’ambulanza. Però adesso che suoniamo l’allarme dobbiamo essere ascoltati perché ci stiamo avvicinando al limite», conclude Besomi.

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