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Il museo delle marionette di Lugano (Ti-Press / Pablo Gianinazzi)
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05.07.2020 - 16:400

Lugano ha una casa per le marionette

Michel Poletti ha realizzato un museo con le sue creazioni e altri pezzi. A due passi dal Foce, il museo sarà un prolungamento del suo festival delle marionette

“Museo delle marionette”, si legge sopra la porta in via Cassarate 4 a Lugano. Si respira aria di teatro: diverse compagnie hanno trovato casa lì alla Comacina, a pochi passi dal Foce. E adesso trovano casa anche le creazioni di Michel Poletti, da pezzi storici che subito destano ricordi nei visitatori meno giovani ai personaggi più recenti. Inclusa una marionetta dedicata a Daniele Finzi Pasca, un omaggio a un amico che lo ha aiutato nella creazione di questo museo che – meglio chiarirlo subito – non è una fredda teca dove conservare le testimonianze di una carriera lunga cinquantʼanni (era il 1969 quando Poletti fondò la sua compagnia con la moglie Michèle, scomparsa nel 1994). Il museo delle marionette – al momento aperto solo su appuntamento, massimo 7 persone, info su palco.ch – vuole infatti essere un luogo vivo, come ci ha spiegato lo stesso Michel Poletti dopo una visita in anteprima.

Quando è iniziato questo progetto?

Da una parte viene da lontano: è finito il momento delle tournée e siamo più concentrati sui festival – quello di Lugano e un altro che abbiamo creato in Svizzera romanda – per cui cercavamo qualcosa di nuovo. Così è nata questa idea di creare un museo-teatro, un luogo che non fosse soltanto di esposizione ma anche di creazione, dove cercare nuove vie di contatto con il pubblico.

Il primo passo era cercare la sede. Ci è stato offerto uno spazio in Val di Blenio: uno spazio stupendo ma era troppo isolato per noi. Nel frattempo si è formato un gruppo di persone che ci ha sostenuto – in primo luogo Daniele Finzi Pasca – e così la Città di Lugano ci ha affidato questo spazio, a due passi dal Teatro Foce dove facciamo il festival, una specie di prolungamento.

Un “museo-teatro” perché la marionetta immobile non è una vera marionetta.

La marionetta ferma si arrabbia. Per cui già a livello espositivo abbiamo esato luci ed effetti speciali – tecnologie che abbiamo sperimentato spesso nei nostri spettacoli – per dare un poʼ di vita a questa materia. Ma la prima cosa che abbiamo costruito è un piccolo palcoscenico: adesso accoglie le marionette immobili, ma il prima possibile cominceranno a muoversi, a vivere.

Stiamo rendendo questo museo un piccolo luogo di spettacolo che ci permette cose nuove, ci permette di prendere una nuova avventura se vogliamo simile a quella fatta per dodici anni al San Materno di Ascona.

Troviamo esposta una parte della sua storia di artista. Eppure ha detto di non essere mai stato un collezionista…

Infatti: avremo creato qualcosa come tremila marionette e ne sono rimaste molte meno. Con mia moglie eravamo nellʼazione per cui alcune marionette sono state trasformate in altro, altre addirittura distrutta. Ma tante che sono sopravvissute, magari perché particolarmente belle, o perché recenti, non so ma per qualche motivo hanno deciso di resistere. Cʼè parecchio materiale, qui al museo e soprattutto altrove.

Ma lʼidea è esporre non solo le vostre marionette.

Esatto. Nel nostro ambiente questa iniziativa ha subito suscitato un certo interesse e ci sono stati prestati dei pezzi fantastici della storia italiana, soprattutto marionette a fili. Abbiamo dei pezzi dei Lupi, una famiglia di burattinai di Torino, poi abbiamo una Madame Butterfly di Vittorio Podrecca, un famoso marionettista nato nei dintorni di Venezia e che ha girato il mondo. Podrecca, morto a Ginevra negli anni Cinquanta, è stato tra i primi artisti internazionali nel campo.

E tante altre marionette sono pronte ad arrivare, bloccate a causa della pandemia. La compagna di Jean Paul Hubert, un artista parigino che era stato con noi alla prima edizione del festival nel 1979, ha deciso di regalarci il suo materiale. E altre cose arriveranno sicuramente: penso che avremo veramente delle belle cose da esporre.

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