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29.05.2020 - 11:24
Aggiornamento: 01.06.2020 - 15:24

Museo di storia naturale, rilanciata l'opzione Faido

Con una mozione 27 deputati chiedono che il CdS approfondisca insieme a degli esperti esterni la candidatura leventinese, comparandola a quella locarnese

museo-di-storia-naturale-rilanciata-l-opzione-faido
Gli ex alberghi Milano e Suisse candidati ad accogliere il Museo (Ti-Press)

Sono passati due anni e mezzo da quando, sorprendendo tutti, il Consiglio di Stato comunicò di aver scelto il comparto di Santa Caterina a Locarno, di proprietà cantonale, quale futura nuova sede del Museo di storia naturale i cui attuali spazi luganesi devono essere sgomberati per necessità scolastiche del Liceo 1. Sorpresa perché le candidature giunte da varie località ticinesi venivano de facto spazzate via da un'opzione fino ad allora nemmeno mai enunciata dal governo. Fra i più delusi i leventinesi, che non hanno mai smesso di credere nella bontà della proposta relativa al recupero degli ex hotel Suisse e Milano di Faido i quali, situati vicino alla stazione ferroviaria, hanno contribuito a fare la storia del turismo medioleventinese. Vani, finora, i tentativi volti a indurre il CdS a cambiar decisione. Un nuovo tentativo viene quindi fatto ora con una mozione presentata dai granconsiglieri leventinesi Sara Imelli (Ppd), Diana Tenconi (Plr) e Michele Guerra (Lega) sottoscritta da altri 24 deputati sensibili alle zone periferiche in cerca di sviluppo. Con una premessa: "Il Consiglio di Stato ha optato per un investimento in una città lasciando cadere nel vuoto le reiterate dichiarazione di sostegno alle zone periferiche". Il Locarnese "ha già ricevuto e sta ricevendo molti milioni: contributi al Festival del cinema, Palacinema, aiuti alla struttura e alle manifestazioni del Monte Verità, acquisto Isole di Brissago e Cinema GranRex fra l’altro con soldi in origine destinati a iniziative a favore delle regioni discoste". La decisione pro Locarno "è anche poco lungimirante perché si perde un’opportunità per promuovere forme di turismo sostenibile, con impatti ambientali ridotti, che hanno un grande potenziale in ampi spazi in mezzo alla natura, per la gente che l’ama e la vorrà scoprire anche in un museo".

'Coinvolgere esperti super partes'

Chiedono che il Consiglio di Stato "esamini in modo approfondito la proposta inoltrata nel settembre del 2016 dal Comune di Faido e di farlo con il contributo di esperti super partes, per esempio competenti di nuova museologia da fuori cantone. Riesame da effettuare con opportuni sopralluoghi con le parti interessate". Fatto ciò, il governo viene quindi invitato a "formulare all’intenzione del Gran Consiglio una valutazione comparativa fra le due varianti (Faido e Locarno) comprendente il potenziale di pubblico dal punto di vista della provenienza e della tipologia (scolaresche, appassionati della natura, villeggianti)". Sollecitati anche dei "raffronti sull’accessibilità e sull’impatto ambientale, possibili collaborazioni e sinergie", il tutto orientato a "sottoporre al Gran Consiglio una decisione di principio in merito". Non da ultimo, i 27 deputati sollecitano un esame dei costi di gestione degli stabili una volta ristrutturati e in particolare anche i costi e la gestione per il mantenimento di un clima di temperatura e umidità costanti ed adeguati alla conservazione dei beni esposti nelle sale e nei depositi.

'Manca un vero approfondimento'

Non è la prima volta che dal parlamento giungono richieste di ripescaggio, forti peraltro da un appello firmato nel 2016 da 5'000 persone. Aveva già tentato di smuovere le acque Diana Tenconi con un'interrogazione inoltrata lo scorso dicembre, cui il governo aveva risposto esponendo un elenco di motivi secondo i quali Faido e i due ex alberghi a suo avviso non si addicono. "Con poche aggiunte - viene specificato oggi nella mozione - il CdS non fa che ripetere quello che aveva già affermato nel 2017. La valutazione negativa degli edifici era stata fatta nel 2017 dallo studio Guscetti di Locarno e a nostra conoscenza non ci sono mai stati, né allora né nel tempo intercorso, veri sopralluoghi e una valutazione sul posto sia degli edifici sia di tutto il comparto".

L'esempio di Trento

La scelta di Faido . si legge ancora nella mozione interpartitica - sarebbe "in sintonia con quelle fatte per musei di storia e scienze naturali di nuova generazione, ad esempio quello di Trento, che si trovano ora ai margini o lontani dai centri urbani, con immediati accessi a zone escursionistiche e di scoperte paesaggistiche, geologiche, di flora e fauna". In simili contesti i frequentatori "non sono catapultati in spazi di turismo cittadino dove già si trovano innumerevoli offerte di ristoranti, spettacoli, eventi, mega concerti bensì vicini o immersi in un ambiente che permette anche una frequentazione più consapevole della natura".

Oltre agli hotel anche terreni adiacenti edificabili

Ce n'è anche per l'aspetto infrastrutturale: "I due edifici proposti - annotano i mozionanti - hanno ospitato in passato hotel, sale da ricevimenti, laboratori artigianali e appartamenti; gli spazi sono molto ampi e il comparto comprende terreni adiacenti edificabili. Secondo il CdS la loro struttura non sarebbe sufficientemente flessibile e malleabile per un museo. Un ex convento pluricentenario invece sì?". Si tratterebbe in definitiva di "creare non solo posti di lavoro pregiati ma anche un centro vivo di cultura e ricerca in una regione di montagna alle prese con i ben noti problemi demografici ed economici, ma dove si sta facendo molto con iniziative locali mirate al suo rilancio e alla qualità di vita". 

'Faido, soluzione meglio raggiungibile'

I deputati si soffermano anche sul "difficile accesso" al comparto Santa Caterina di Locarno, situato nella città vecchia, in una Locarno peraltro "già congestionata dal traffico che creerebbe ulteriore inquinamento e costi ai visitatori in quanto i posteggi sono pochi e costosi (autosilo comunale), mentre la stazione ferroviaria si trova a Muralto". Per contro a Faido i due edifici "sorgono a pochi metri di distanza dalla stazione, che usufruirà del potenziamento della vecchia tratta del San Gottardo da parte della Südostbahn. Una comodità unica per visite turistiche e di scolaresche con i mezzi pubblici, dal Ticino, dalla Svizzera interna e dal Nord Italia. Faido si colloca al centro di un bacino d’utenza che raggiunge facilmente tutto il Cantone (da Chiasso per esempio la differenza in treno è di circa 30 minuti compensati dal fatto che a Locarno ci sono ancor almeno dieci minuti da fare a piedi). Senza dimenticare il vantaggio di avere un’uscita autostradale a 5 minuti di distanza e tanto spazio per posteggi".

Sezioni Plr e Ppd sono d'accordo

La proposta contenuta nella mozione "va oltre gli steccati politici", come scrivono in una presa di posizione i presidenti delle locali sezioni Plr Emanuele Gambina e Ppd Corrado Nastasi, che ritengono di interpretare la volontà di un’intera comunità. "Entrambi
i presidenti sono concordi che mai come oggi, in uscita dalla fase più calda della pandemia da Covid-19, il ripensamento di questa decisione politica sarebbe un atto di spinta nei confronti delle zone periferiche, sempre più ovattate dalle politiche urbanistiche e un segno di lungimiranza strategica", sottolineano Gambina e Nastasi. Insediare il museo a Faido "darebbe seguito a tutta una serie di importanti opportunità economiche, di mobilità, di sinergie scientifiche in un territorio naturalistico pregiato, così come nella rivitalizzazione di tutta la valle".

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