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02.03.2020 - 13:50
Aggiornamento: 15:34

Museo di storia naturale, ecco perché Faido è stato scartato

Secondo il Consiglio di Stato gli storici hotel Suisse e Milano sono inadatti e hanno spazi esigui e rigidi. Qualità che l'opzione Locarno soddisfa

museo-di-storia-naturale-ecco-perche-faido-e-stato-scartato
'Suisse' e 'Milano', i due storici alberghi di Faido (Ti-Press)

I due storici alberghi di Faido (Suisse e Milano) “dal profilo edile e architettonico sono critici perché penalizzati da superfici rigide, con poca libertà compositiva nell’articolare nuovi spazi, e poco conformi o flessibili alle esigenze della moderna museografia”. Con queste e altre motivazioni il Consiglio di Stato risponde picche alla granconsigliera leventinese liberale-radicale Diana Tenconi che lo scorso dicembre con un’interrogazione sollecitava una nuova riflessione governativa sull’ubicazione del Museo di storia naturale, per la quale nel 2017 il governo ha scelto il comparto Santa Caterina di Locarno (situato in Città Vecchia, è di proprietà cantonale) anziché altre opzioni giunte da più parti del Ticino, fra cui appunto anche Faido.

Gli edifici richiederebbero un recupero importante

Riguardo alla proposta leventinese il governo rimarca altresì che l’inserimento vincolato degli spazi museali in strutture esistenti in origine pensate per attività alberghiere “è di difficile realizzazione e tipica di un adattamento del programma spazi espositivi alla struttura e non viceversa”, come richiederebbe invece l’esigenza di un nuovo concetto museologico. Quanto alla superficie a disposizione nei due hotel che hanno fatto la storia turistica della media Leventina durante l’800 e la prima parte del ’900, è ritenuta “sufficiente ma non in grado di permettere ulteriori sviluppi all’interno delle strutture esistenti, se non piccoli ampliamenti”. Non da ultimo, “anche se il comparto messo a disposizione riguarda adeguate aree verdi, gli edifici da recuperare sono importanti”.

Troppo distante dal baricentro ticinese

A questi aspetti si aggiunge poi quello geografico: “La distanza di Faido dai principali centri nonché la posizione decentrata rispetto al baricentro cantonale non è esente da criticità, soprattutto se confrontato con altre proposte”. Secondo il CdS il bacino e le cerchie di utenza, così come le opportunità di messa in rete con altre istituzioni museali, scientifiche, culturali e turistiche “sono infatti intrinsecamente maggiori in un centro che non in una zona periferica”. Questi aspetti, ritenuti di tipo strategico, “rappresentano un punto di forza di non poco conto per il successo di un’istituzione museale, che deve servire l’intero territorio cantonale da Chiasso ad Airolo”. La scelta di trasferire il Museo da Lugano a Faido “poteva dunque essere dettata unicamente dall’intento, peraltro legittimo, di favorire una regione decentrata; ma molto probabilmente non garantirebbe né la funzionalità dell’istituto, né il suo successo sul lungo termine”.

Nei maggiori centri anche Oltralpe e all'estero

Su questo punto il governo aggiunge poi che tutti i musei di storia naturale in Svizzera, ma anche all’estero, “sono ubicati nei maggiori centri dei rispettivi cantoni, se non nelle capitali stesse, poiché nei grossi centri le possibilità di collaborazione con altre istituzioni, e quindi la possibilità di fare sistema, sono indiscutibilmente maggiori rispetto ai centri minori”. Ciò è ritenuto molto importante “non solo per garantire il successo sul lungo termine, ma anche per permettere di raggiungere una parziale autonomia dal profilo finanziario” considerando il numero di visitatori paganti, le sponsorizzazioni di eventi e manifestazioni, la suddivisione delle spese di promozione con altri enti, l’eventuale sostengo alle spese di gestione da parte della città.

Sul Verbano 'non c'è nessuno stallo, il progetto avanza'

Quanto al progetto di Locarno, va da sé che il CdS lo difende a spada tratta ritenendo il comparto Santa Caterina ideale. Peraltro il progetto “è già stato avviato e al momento non presenta criticità particolari”, annota l'esecutivo cantonale rispondendo alla deputata Tenconi e indirettamente anche al vicesindaco di Lugano Michele Bertini che pure lo scorso autunno aveva parlato di ritardi perorando la causa leventinese. Attualmente “non c’è nessuna situazione di stallo”, assicura il Consiglio di Stato richiamando le decisioni governative del febbraio e ottobre 2019 necessarie rispettivamente per concedere il credito, avviare il mandato di studio in parallelo e costituire il comitato guida incaricato di assumere la coordinazione strategica del progetto.  Quanto ai non ritardi, la necessità di coinvolgere direttamente gli attori in gioco nello sviluppo del progetto (Città di Locarno e cantone) “ha richiesto alcuni incontri informativi e di coordinamento”. E sul comparto scelto, il CdS decanta la qualità degli spazi esistenti nonché la presenza di superfici disponibili per nuove edificazioni”. In definitiva l’opzione Locarno “è quella che offre maggiori vantaggi”. Vengono citate la proprietà cantonale del comparto, il recupero o la sostituzione di costruzioni esistenti, la possibilità di valorizzare l’importante area verde nel cuore della città vecchia e di aprirla al pubblico, la disponibilità di spazi costruiti da preservare adattabili alle esigenze”. Inoltre “assicura ottime premesse per l’accessibilità (pedonale, veicolare e con mezzi pubblici) e il bacino d’utenza. Un punto di forza di Locarno è anche il fatto di essere la maggiore destinazione turistica del Ticino, cui si aggiunge la presenza di molte istituzioni culturali (Supsi docenti, Meteo Svizzera, Biblioteca cantonale Casa del cinema, Monte Verità, isole di Brissago, ecc.). In definitiva l’ubicazione scelta “ garantisce la possibilità di realizzare un museo secondo i dettami della moderna museografia”.

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