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Bellinzonese
17.10.2019 - 06:200

Amianto alle Officine: scuse e risarcimenti

La Suva o gli ex dipendenti dello stabilimento di Bellinzona malati a causa dell'amianto hanno fatto causa alle Ffs? Una domanda che rimane senza risposta

«Il nostro comunicato uscito tre settimane fa, quello in cui dicevamo che non c’erano state morti a causa dell’amianto, è stato un errore che mi ha fatto arrabbiare e ce ne scusiamo ancora». Roberto Dotti, direttore dell’agenzia Suva di Bellinzona, si è scusato pubblicamente lunedì sera all’incontro organizzato dall’associazione Giù le mani, dalla Commissione del personale delle Officine Ffs di Bellinzona (CoPe) e dai sindacati Sev e Unia con lo scopo di condividere esperienze e allargare il dibattito riguardo ai decessi di alcuni ex operai delle Officine. Dotti ha poi ammesso che un altro errore è stato l’impersonalità nelle lettere inviate ai dipendenti: «È difficile parlare di questi temi, non si vuole generare ansia, ma bisogna trovare il modo giusto, ci stiamo lavorando». L’avvocato Alessandro Mazzoleni, specialista in assicurazioni e responsabilità civile ha preso la parola per chiedere se la Suva ha avviato una procedura di regresso nei confronti del datore di lavoro, in questo caso le Ffs. Da Dotti però nessuna risposta. Convinti della volontà della Suva di migliorare la sua comunicazione abbiamo quindi provato a raggiungere il direttore dell’agenzia di Bellinzona per saperne di più ma ci ha risposto che la nostra domanda era «assolutamente fuori luogo» e che non era il momento di gettare benzina sul fuoco. Interpellato a margine dell’incontro, Mazzoleni ha spiegato che la Suva versa le prestazioni a coloro a cui è stata riconosciuta la malattia professionale, ma potrebbe avviare una procedura di regresso nei confronti del datore di lavoro se ritenuto responsabile di manchevolezze sul posto d’impiego. Se la malattia professionale giustificante il pagamento di prestazioni è rimproverabile a qualcuno, la Suva può fare causa al datore di lavoro, rimproverandogli determinate manchevolezze e chiedendo il risarcimento del danno che corrisponde alle prestazioni che ha pagato. Anche il danneggiato può richiedere un risarcimento al datore di lavoro: «Va però detto che per un singolo assicurato fare una procedura di regresso rischia di essere molto costoso», rileva Mazzoleni. Abbiamo quindi interpellato Roberta Cattaneo, direttrice Ffs Regione Sud, per sapere se le Ffs hanno ricevuto richieste di risarcimento da parte della Suva o da operai. «Non ne siamo a conoscenza perché sono procedure private e non penali, e se si tratta di questioni ancora aperte sono comunque coperte dal segreto professionale», ha risposto.

Le testimonianze degli operai

All’incontro erano presenti una cinquantina di persone e alcuni ex operai hanno portato le loro testimonianze. In particolare due di loro hanno ricordato quando lavoravano a stretto contatto con l’asbesto senza le adeguate protezioni: «E di controlli medici non ne ho fatti», ha osservato uno di questi. Un collega ha ricordato che pure lui aveva avuto contatti con l’amianto «e ora un po’ di paura c’è». A tal proposito l’avvocato Martin Hablützel dell’Associazione svizzera delle vittime di amianto ha osservato che la decisione della Corte francese di risarcire per il danno da paura, meriterebbe d’essere importata anche qui, perché chi sa d’avere possibilità di ammalarsi vive in uno stato di ansia. L’avvocato ha poi espresso soddisfazione riguardo alla reazione della popolazione ticinese che si sta interrogando su quanto accaduto alle Officine e chiede chiarezza. «Troppo spesso in Svizzera in questi casi non si è voluto approfondire, e la tendenza è di voler risolvere i problemi in modo silenzioso e privato», ha rimarcato.

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