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Bellinzonese
07.09.2019 - 11:200

5G e antenne, regole uguali nei 13 quartieri di Bellinzona

Il Municipio estenderà il 'sistema a cascata’. A Cadenazzo si oppongono in 20, a Sant’Antonino sospesa la domanda per un nuovo impianto Swisscom alla Perla

«Poiché il settore della telefonia mobile è in costante evoluzione e ritenendo che occorra applicare il medesimo principio
su tutto il territorio della nuova Bellinzona», il Municipio «sensibile al tema» ha deciso di avviare la procedura di estensione agli altri 12 quartieri – tramite singole varianti di Piano regolatore – di quanto deciso nell’aprile 2016 per l’ex
Comune di Bellinzona. Lo spiega, interpellato dalla ‘Regione’, il capodicastero Territorio e mobilità Simone Gianini. Tre anni fa, ricordiamo, il Consiglio comunale aveva approvato l’introduzione di un nuovo articolo, il 19 ter, nelle Norme d’attuazione del Pr riferite alla Città preaggregazione. Articolo in vigore attualmente quindi solo nel quartiere centrale e che fissa dei paletti per la posa di nuovi impianti (non invece per l’aggiornamento di quelli esistenti concernente esclusivamente le immissioni elettromagnetiche non ionizzanti, di competenza cantonale e federale).

Applicando il concetto ‘a cascata’, da tre anni nuove antenne vengono ammesse solo in determinati comparti e sulla base
di chiare priorità da 1 a 8 (1 dà la precedenza alle zone lavorative e 8 esclude aree delimitate da un raggio di 100 metri
in cui vi siano locali dove soggiornano bambini, anziani e ammalati). La norma specifica che i gestori delle antenne devono di volta in volta dimostrare che non sono disponibili ubicazioni nelle zone con priorità più bassa; in caso contrario
la richiesta della posa viene rispedita al mittente. Le compagnie in origine avevano impugnato questo sistema suggerito
dal Cantone; il Tribunale amministrativo ha però difeso la normativa. A Bellinzona sono stati notati miglioramenti o
cambiamenti dopo la decisione adottata nel 2016? «L’articolo 19 ter – risponde il municipale Gianini – ha in effetti indotto le compagnie a conformarsi ai nuovi principi presentando una documentazione più dettagliata riguardo al luogo individuato per la posa di nuovi impianti, dovendo dimostrare un’attenzione accresciuta riguardo alla vicinanza con le
aree ritenute sensibili».

Anche alla Circolazione di Camorino

Sono attualmente due nel quartiere centrale le domande di costruzione pendenti per antenne 5G sottoposte da Swisscom al Municipio. Domande contrastate da opposizioni firmate da diversi cittadini preoccupati per l’assenza di informazioni certe sui temuti influssi sulla salute: la prima domanda riguarda il rinnovo dell’impianto situato sul tetto del Business Center in via dei Gaggini 3, dove Swisscom ha una propria sede, la seconda chiede l’autorizzazione a installare un nuovo impianto sul tetto di un’abitazione in via San Gottardo. Una terza domanda, restando a Bellinzona, concerne l’immobile della Sezione della circolazione nel quartiere di Camorino, lungo l’autostrada. Entro fine 2019 – spiega alla ‘Regione’ la portavoce Ivana Sambo – Swisscom intende attivare una quindicina di antenne 5G nel Bellinzonese, Alto
Ticino e Moesano, fra cui una a Faido e una in Mesolcina. Le località, oltre a quelle già note, non vengono specificate «per
motivi di concorrenza». Intanto l’iter per l’impianto previsto a Sant’Antonino, sul tetto della Residenza La Perla, ha subìto
un rallentamento: la modina è stata tolta e la domanda di costruzione non è stata pubblicata dal Municipio poiché Swisscom sta approfondendo i dettagli con i proprietari dello stabile.

Timori per l’impianto Al Bosco

E come accaduto in via dei Gaggini e in via San Gottardo, anche a Cadenazzo i timori non sono tardati a emergere contro
l’antenna Swisscom prevista sul tetto del palazzo Al Bosco in via Monte Ceneri 86. Simone Isidori, primo firmatario dell’opposizione inoltrata al Municipio e sottoscritta da una ventina di vicini (inquilini e proprietari), ricorda che «l’innocuità delle onde emesse dagli impianti 5G non è ancora stata provata» ed evidenzia che il Tribunale federale «ha riconosciuto che tali impianti essendo attività moleste vanno esclusi dalle zone nelle quali esse non sono ammesse».

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