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23.07.2019 - 06:000
Aggiornamento : 08:31

‘Nuvola piovasca’ asciutta per protesta durante i Beatles Days

Piazza del Sole transennata per quattro giorni: il creatore dell'installazione artistica che celebra i 150 anni dell'Amb manifesta la sua contrarietà

«La nuvola si è spenta perché il suo obiettivo è quello di stimolare l’unione tra le persone ed è contraria all’esclusione».  C’è malcontento da parte di Nicola Colombo, autore della ‘Nuvola piovasca’ creata per celebrare i 150 anni dell’Azienda municipalizzata di Bellinzona (Amb), per il trattamento riservato a piazza del Sole in occasione dei concerti svoltisi nel fine settimana per i Beatles Days. Nella piazza che da inizio giugno ospita l’installazione artistica sono apparse le prime transenne una decina di giorni prima della manifestazione, ciò che ha spinto Colombo a fare un appello al Comune affinché non venisse limitato l’accesso. La posa dei cancelli si è arrestata fino a giovedì scorso, quando la piazza è stata chiusa al pubblico – fatta eccezione per alcuni accessi aperti in determinati momenti – in vista dell’unico concerto a pagamento, quello di sabato sera con Shapiro e Vandelli. I concerti di giovedì (al Bar Viale) e venerdì (entrambi gratuiti) si sono invece svolti con la piazza transennata e con la dicitura “Entrata libera” (vedi foto). Come precisa da noi contattato il comandante della Polizia comunale Ivano Beltraminelli, la chiusura di uno spazio pubblico è ammessa solo in caso di eventi a pagamento. «Altrimenti non ci sarebbe motivo per chiuderla, anzi la chiusura in sé è contraria alla sicurezza», aggiunge precisando che durante l’ultima edizione dei Beatles Days non si sono verificati problemi.

Nicola Colombo spiega dal canto suo che la chiusura per quattro giorni di questo spazio ha interrotto bruscamente il processo di unione e di aggregazione sociale che la nuvola stava creando. E porta l’esempio di Locarno: «Sabato pomeriggio durante le prove di Moon&Stars la piazza era accessibile e i baretti allestiti per l’occasione in funzione». Oltre ad aver scritto a Ufficio cultura ed eventi, Amb e PolCom per esprimere disappunto – precisa il titolare della ditta Nephos Swiss Fog – «non potevo spegnere l’illuminazione e l’unica azione di dissenso in mio possesso era l’interruzione della nebbia fino al ritorno naturale dei suoi primi avventori. Quel momento è arrivato domenica mattina, quando una nonna e una bambina sono entrate in piazza per guardare l’installazione. Quando le ho notate ho riacceso il meccanismo e sono andato a spostare alcune transenne per agevolare l’accesso», spiega Colombo. Dalla risposta ottenuta dall’Ufficio cultura ed eventi emerge che le tempistiche scelte per la chiusura e l’oscuramento di questa zona sono da ricondurre alla pianificazione del programma lavori. Sarebbe stato opportuno, viene riconosciuto, fare in modo di limitare la chiusura per il minor tempo possibile. Per esempio portando lì le transenne in anticipo per poi lasciarle impilate in attesa della posa. Bellinzona non è nuova alla limitazione degli spazi pubblici in caso di manifestazioni, un esempio tra tutti il Rabadan. E proprio la chiusura troppo anticipata di vie, giardini e accessi privati aveva fatto insorgere alcuni abitanti e commercianti durante la scorsa edizione. Di conseguenza quest’anno gli organizzatori hanno aspettato qualche giorno in più per blindare il centro. Cosa succederà invece in occasione degli eventi (gratuiti) del 1° Agosto previsti in piazza quel giorno e la sera precedente? Per ora si prevede che lo spazio non venga chiuso con le transenne e la nuvola dovrebbe dunque rimanere accesa.

In futuro forse nuove date

Graziano Lavizzari, presidente della Fondazione del Patriziato di Bellinzona che organizza i Beatles Days si dice soddisfatto per la 19esima edizione che, aggiunge, ha attirato circa 5’000 persone. La concomitanza con altri appuntamenti (Moon&Stars a Locarno, Buskers Festival a Lugano) non ha però aiutato: la prossima edizione potrebbe dunque svolgersi in un altro periodo. Sull’entrata a pagamento il sabato sera (30 franchi) che ha dato adito a polemiche sui social, Lavizzari sottolinea la necessità di far fronte alle spese. «Questa volta siamo usciti in pareggio ma ci tengo a sottolineare che non abbiamo scopo di lucro e nel corso degli anni abbiamo donato oltre 200mila franchi in beneficenza».

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