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Riviera: l’Associazione dei proprietari di immobili attraversati da elettrodotti chiede all’autorità federale di rimediare alle situazioni problematiche

di Katiuscia Cidali

Se ci sono zone critiche molto toccate dalle radiazioni non ionizzanti emesse dagli elettrodotti, la legge prevede che il proprietario, nel caso specifico Swissgrid, provveda a porre rimedio. Cosa è stato fatto finora nel Comune di Riviera dove l’anno scorso, in alcuni punti di Iragna, Prosito e Lodrino, sono stati misurati valori oltre i limiti? È la domanda che si pone l’Associazione dei proprietari di immobili attraversati da elettrodotti (Piae) che a tal proposito ha sollecitato l’Ispettorato federale degli impianti a corrente forte (Esti). «Per quanto ci riguarda, non siamo a conoscenza di opere di risanamento. Ci siamo quindi rivolti all’Ufficio federale per sapere se i lavori di ottimizzazione siano stati fatti o meno», ci spiega Elvio Bernardi, presidente di Piae. Stando all’Ordinanza sulla protezione dalle radiazioni non ionizzanti (Orni), se i valori sono oltre i limiti, anche nel caso di impianti vecchi è imperativo risanarli: «Vogliamo assicurarci e rassicurare le persone che sia stato fatto tutto il possibile», afferma Bernardi. Per i casi più delicati, come lo è la Riviera, l’Orni prevede che l’Esti debba disporre di documentazione specifica con tanto di misure che attestino eventuali tentativi di miglioramento delle condizioni. Nelle scorse settimane Piae ha quindi chiesto all’Esti se disponga del dossier. L’Ispettorato federale ha risposto che deve approfondire la questione e che farà sapere prossimamente; ad oggi non è giunto ancora nessun riscontro.

Studio Supsi contestato ma poi ritenuto valido

Grazie allo scambio di lettere con Esti, Piae è riuscita a chiarire un punto fondamentale: l’Ispettorato federale può commissionare dei rilevamenti nei punti ritenuti sensibili e addebitare il costo a carico dei proprietari degli impianti, quindi Swissgrid in particolare. Un aspetto che però non sempre è stato chiaro. Circa un anno fa, in una lettera Esti ha comunicato a Piae che solo il loro Ufficio ha la competenza di ordinare questo tipo di misurazioni; quelle effettuate da terzi non erano quindi da ritenere valide, nemmeno quelle commissionate da Piae alla Supsi. Poiché tuttavia l’Orni prevede che si possa tenere conto anche di rilevamenti effettuati da altri, Piae ha inviato una seconda lettera facendo notare che la legge contempla anche questa possibilità. Dopo sei mesi l’associazione non aveva ancora ricevuto riscontro dall’Ufficio federale. «Abbiamo quindi inviato una raccomandata di sollecito, dicendo che se non avessimo ricevuto risposta in tempi brevi ci saremmo attivati interpellando le Camere federali in merito al loro atteggiamento poco collaborativo», rileva Bernardi. La risposta è giunta tre giorni dopo, con tanto di scuse e spiegazioni: la funzionaria con cui era in contatto Piae aveva lasciato il posto di lavoro e c’era stato un problema nel passaggio delle consegne. E così il dossier è stato analizzato e una ventina di giorni fa è arrivata la risposta. In primo luogo è stato smentito quanto affermato inizialmente: la Supsi è stata ritenuta un ente accreditato a effettuare questo tipo di misurazioni. «Con piacere – annota Bernardi – abbiamo appreso che i nostri rilevamenti sono ritenuti validi».

Per quanto riguarda la pianificazione dei tracciati futuri, «un anno fa, durante un incontro con il gruppo di lavoro composto da Swissgrid e Cantone, ci è stato detto che il nuovo tracciato verrà spostato a mezza montagna sulla sponda destra. Non si sa però quando, dobbiamo aspettare che ci convochino nuovamente e ci illustrino con precisione la soluzione definitiva individuata». Anche in questo caso la pazienza è d’obbligo.

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