(Ti-Press)
Bellinzonese
11.09.2018 - 09:340

Un 60enne di Balerna la vittima della montagna

Con lui, alpinista esperto, nella disgrazia in Valle Bedretto è morto anche il suo compagno di cordata, un comasco

 

Oltre 40 anni trascorsi lavorando in ferrovia e una passione per la montagna che lo portava spesso ad affrontare scalate assieme al suo amico del Comasco, alpinista esperto come lui. Una delle due vittime della caduta sulla parete d’arrampicata Herbstwind domenica in Valle Bedretto è il 60enne di Balerna Isaia Zanini. Sposato e senza figli, il funzionario Ffs ha trovato la morte sulla parete rocciosa cadendo per 200 metri con l’amico italiano, un 55enne di Olgiate Comasco, responsabile e istruttore della locale sezione del Cai giovanile. I due stavano affrontando in cordata la via d’arrampicata Herbstwind sul Poncione di Cassina Baggio. Una scalata che il presidente del Club alpino svizzero (Cas) sezione Ticino Giovanni Galli definisce di media difficoltà, ben attrezzata e affrontata da decine di persone all’anno. «Non è particolarmente pericoloso muoversi in cordata, e quella parete è una delle più gettonate tra quelle presenti in zona», spiega Galli. «Quando si procede in cordata lungo una via d’arrampicata ci si muove tra punti di sosta attrezzati. Una persona rimane dunque ferma dove sono predisposti gli ancoraggi, mentre il capocordata che si trova davanti si arrampica sfruttando le sicurezze sulla roccia messe da chi ha aperto la via. Dopo qualche decina di metri arriva al nuovo punto di sosta e si assicura, permettendo dunque al compagno di cordata di raggiungerlo». Una persona è pertanto sempre ferma e ancorata e la coppia si alterna nel movimento tra un punto di sosta e l’altro. Sarà l’inchiesta a tentare di definire quanto successo domenica, ma appare probabile che l’ancoraggio in un punto di sosta non sia andato a buon fine. È infatti raro – aggiunge Galli – che in una via d’arrampicata attrezzata si verifichino incidenti in cui a precipitare sia l’intera cordata. Appare a questo punto probabile che si sia trattato di fatalità dovuta a una disattenzione. Quella di domenica è l’ennesima brutta notizia di vittime della montagna. Segno che la si affronta poco preparati? «Essendo incidenti molto diversi tra loro è difficile generalizzare», sottolinea Galli. «Sicuramente la bella stagione in corso e il numero importante di gente che si sposta in montagna aumenta anche il rischio di infortuni». Un’altra tendenza sollevata da Galli è la corsa in montagna o trail. Una disciplina che alle nostre latitudini raccoglie sempre più seguaci. «Chi fa trail è fisicamente ben preparato, ma può capitare che il livello tecnico non sia sufficiente», spiega l’esperto. I suoi consigli sono i seguenti: non sopravvalutarsi, prepararsi sia fisicamente che tecnicamente, ascoltare il parere di chi ha conoscenze maggiori, prestare sempre attenzione e seguire dei corsi.

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