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Samuel Golay
Lo stabilimento di Biasca
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Bellinzonese
14.04.2017 - 10:290
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:11

Alla Smb si lavora a pieno regime, ma si chiude. 'Le Ffs tornino a Biasca lasciando l'Est Europa'

Sono un paio di dozzine i dipendenti che dopo circa un’ora di assemblea con i sindacati vengono accolti dai giornalisti fuori dagli stabili amministrativi. «Niente di nuovo», commenta qualcuno; «tutti senza lavoro dopo la fine di luglio», dice un altro.

Poche parole senza esprimere la propria opinione sulla decisione comunicata mercoledì dall’azienda di cessare l’attività. Una parte di essi, finito il turno iniziato all’alba, se ne torna a casa. Altri si recano subito nella zona produttiva e di lì a poco il piazzale che fino ad allora era rimasto in totale silenzio si rianima con i tipici rumori della forgia che tra qualche mese si zittirà per sempre. Tutti hanno in mano il libretto giallo dell’Ocst “Un opuscolo per i disoccupati”. Loro, disoccupati, non lo sono ancora, ma una volta conclusa la consultazione sul piano sociale entro il 27 aprile, tutti e 41 riceveranno la lettera di licenziamento con preavviso di tre, due o un mese.

Il sentimento emerso in assemblea da parte degli operai della Smb è di amarezza, spiega Gianni Guidicelli del sindacato Ocst subito dopo l’incontro svoltosi a porte chiuse senza la presenza di direzione né giornalisti. «Non se l’aspettavano, anche perché stanno lavorando a pieno regime e molti hanno accumulato molte ore di straordinari», spiega alla stampa presente sul posto, facendo capire che apparentemente il lavoro non manca.

In alcuni casi le ore accumulate raggiungono quota 400 e si parla pure di diversi giorni di vacanza non goduti. Anche questi aspetti fanno parte dei contenuti del piano sociale in elaborazione, per il quale l’azienda si è detta fin da subito disposta a collaborare.

Igor Cima di Unia sottolinea che viene innanzitutto chiesta la garanzia del pagamento totale dei salari ma anche il riconoscimento degli straordinari e degli oneri sociali. Oltre all’amarezza si aggiunge lo stupore, degli operai così come dei sindacalisti. Cima spiega infatti che da un incontro avvenuto con la direzione a metà gennaio la situazione non appariva negativa come quella emersa adesso. «Com’è possibile che ci sia stato un calo drastico in soli tre mesi? Non è chiaro e dovremo cercare di fare luce», sottolinea il sindacalista Unia. La domanda è stata posta ai vertici presenti ieri a Biasca nell’incontro pomeridiano che ha fatto seguito all’assemblea dei lavoratori; un’occasione per presentare le prime richieste di chiarimenti e rivendicazioni, a cui seguiranno altri incontri.

Speranza riposta nelle Ffs

Il piano sociale intende sondare anche gli scenari futuri per i dipendenti, come un possibile ricollocamento, magari nell’azienda che fa parte dello stesso gruppo Smb Medical Sa con sede a Sant’Antonino. Il tema non è però ancora stato affrontato nel dettaglio e dipenderà anche dai profili dei singoli dipendenti. «Tenteremo ogni passo», assicura il sindacalista, aggiungendo che la speranza non è ancora persa.

L’intenzione dei sindacati è infatti di attivarsi a livello politico per chiedere al Consiglio di Stato di insistere affinché i maggiori clienti persi (come le Ferrovie svizzere) tornino a rifornirsi da industrie locali come quella di Biasca, e non nell’Europa dell’Est o in altri mercati. Ricordiamo infatti che tra le cause della crisi illustrate mercoledì dai vertici dell’azienda, figura anche la concorrenza degli altri mercati e il cambio franco/euro sfavorevole.

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