Casse malati ed energia
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‘Sono preoccupato. Rincari da 3mila franchi a famiglia’


Il ministro della socialità De Rosa sulla stangata in arrivo. Oltre ai premi su i prezzi di vari beni. Contromisure? Aiuti e limitare nuovi studi medici.


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L’ennesima stangata dei premi attende in autunno gli assicurati, in più la guerra sta facendo lievitare le bollette di elettricità e gas, la benzina è alle stelle e tanti beni a partire dal pane rischiano di costare di più. Tutte voci di spesa importanti per i budget familiari soprattutto in Ticino, dove i salari mediani sono i più bassi della Svizzera. «Alcune previsioni stimano tremila franchi di spese in più l’anno per una famiglia con due bambini», precisa un preoccupato Raffaele De Rosa. Per il ministro della socialità e della sanità la situazione è difficile. Altri Paesi hanno già messo in campo aiuti alle famiglie come assegni energetici, riduzione tasse sul carburante, energia. «Da Berna mi aspetto azioni tempestive e concrete, soprattutto per il caro energia». A livello cantonale si puntellerà in modo mirato e puntuale dove c’è un bisogno reale. E per contenere i costi della salute ed i premi, la linea di De Rosa è limitare le nuove autorizzazioni di nuovi studi medici in diverse specializzazioni del settore ambulatoriale. Vediamo come e perché.

Recenti indiscrezioni, paventano un aumento dei premi dell’assicurazione malattia del +7-9% nel 2023. Una bella stangata, è preoccupato?

Sono molto preoccupato, deluso e parecchio frustrato. Da qualche anno, per decisione dell’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp), i Cantoni non ricevono informazioni da parte degli assicuratori. L’Ufsp ha però lasciato intendere che l’aumento ci sarà e sarà marcato.

I costi sono anche legati all’offerta di prestazioni e ogni Cantone ha un piccolo margine di manovra, ad esempio tramite la pianificazione ospedaliera o la limitazione del numero di medici (grazie alla recente modifica della Lamal) per determinate specializzazioni mediche nel settore ambulatoriale o in alcune regioni. Il Ticino sfrutterà questa nuova possibilità?

Vogliamo cogliere tutte le possibilità che la nuova regolamentazione offre. Da gennaio 2022, i Cantoni hanno questa nuova competenza che il Consigli di Stato ha delegato per competenza all’Ufficio di sanità. Saranno autorizzati i nuovi fornitori di prestazioni nell’ambito ambulatoriale solo se soddisfano tutta una serie di criteri e condizioni definiti dalla legge e dall’ordinanza. In questa nuova regolamentazione post moratoria, saranno fissati dei numeri massimi per specializzazione e regionalità. L’obiettivo è avere per luglio 2025 un modello matematico (messo a disposizione dalle autorità federali) per definire i numeri massimi per cantone, per regione, per specialità.

La limitazione dei medici non vale per chi è già qui. Avrà un qualche impatto sulla spesa sanitaria?

Non dobbiamo avere aspettative irrealistiche, perché potremo applicare le nuove regole solo alle nuove autorizzazioni. Chi è già qui potrà continuare ad operare. Vorrei comunque sottolineare che tutti gli scenari demografici parlano di una penuria di medici, soprattutto medici di famiglia, il rischio è quello di non riuscire ad avere un’offerta adeguata in determinate regioni.

Non sono i medici di famiglia che fanno lievitare i costi sanitari. Lavorano tanto, senza guardare l’orario, guadagnano meno degli specialisti…

Infatti, puntare sulla medicina di base permetterebbe di evitare la sovramedicalizzazione, il ricorso a doppie, triple diagnosi con specialisti più cari, aiuta insomma a contenere i costi.

In sanità, lo sappiamo: troppa offerta genera più domanda, più consumi, più costi. Siamo al primo posto per le consultazioni da medici di base per assicurato; il secondo per i contatti con gli specialisti. I Grigioni hanno dei costi del 30% inferiori. In Ticino non c’è troppa offerta?

Non penso che in Ticino l’offerta sia sproporzionata, ma useremo i nuovi strumenti per tenere sotto controllo la crescita in ambito ambulatoriale con le nuove autorizzazioni. Fare paragoni con altri cantoni non è mai facile. Rammento che in Ticino, dal 2012 a metà del 2013, quando Berna ha deciso di togliere la moratoria sugli studi medici, il Cantone è stato invaso da professionisti stranieri: in un anno e mezzo i medici sono cresciuti del 30%.

Attraverso la pianificazione ospedaliera, attuando più sinergie, il Ticino potrebbe contenere i costi sanitari?

La pianificazione regola solo la parte ospedaliera stazionaria che rappresenta meno del 20% della spesa LaMal totale. Questa spesa negli ultimi anni è sotto controllo, a differenza di quella ambulatoriale che sta crescendo a doppia cifra.

Anche nello stazionario ci sono doppioni: la pianificazione non potrebbe risolverli?

In teoria sono d’accordo, ma in pratica non riusciamo ad incidere sui costi per vari motivi. Ne cito due. Dobbiamo rispettare le decisioni scaturite dalle votazioni popolari come ad esempio la bocciatura della modifica della Legge sull’Eoc che avrebbe permesso la collaborazione pubblico-privato. Avremmo potuto evitare alcuni doppioni e rafforzare le collaborazioni e le sinergie. Poi ci sono le sentenze dei tribunali (Taf) che hanno ridotto i margini di manovra: i mandati dovranno essere assegnati a quei fornitori di prestazione che soddisfano i requisiti di bando. Non possiamo decidere: questo mandato lo prende A e non B. Se entrambi soddisfano i requisiti, dovremo dare i mandati a entrambi.

A che punto siete con la pianificazione ospedaliera?

Entro fine anno contiamo di consegnare al Parlamento il messaggio governativo su indirizzi strategici, previsioni del fabbisogno, principi del modulo di sollecitazione dell’offerta, prestazioni di interesse generale. Si basa su due documenti: la perizia della Supsi e le previsioni sul fabbisogno nel somatico acuto, riabilitazione e psichiatria che stiamo aggiornando con la direzione sanitaria del Canton Zurigo. Finita questa prima tappa, ne seguirà una seconda: la preparazione del modulo dell’offerta, la sua pubblicazione e l’attribuzione dei mandati. Vorremmo presentare la lista pianificatoria in Gran Consiglio nel corso del 2023.

Berna ha deciso vari pacchetti taglia spese sanitarie, altre misure sono in discussione, ma i risultati sono... scarsi. Le lobby sanitarie in Parlamento sembrano frenare misure incisive. Lei che ne pensa?

Bisognerebbe agire in modo più energico sui medicamenti molto costosi (come il costo esorbitante di cure oncologiche) anche per una questione di equità: è una voce di spesa da 7 miliardi. Poi c’è margine di azione per ridurre la sovramedicalizzazione: rappresenta un buon 20% della torta. Penso alle doppie e triple diagnosi, alle terapie che non portano alcun beneficio al paziente. Andrebbe pure rafforzata la posizione del medico di famiglia che permette di gestire meglio la spesa sanitaria.

Passiamo alle famiglie, quale impatto avrà l’ennesimo rialzo dei premi, aggiunto al preventivato aumento dei prezzi di vari beni: energia elettrica, gas, benzina, affitti, pane… Come vede la situazione? Teme un aumento degli assistiti, degli aiuti, delle spese per le casse cantonali?

La situazione è difficile e le prospettive mi preoccupano molto, perché sono tutte voci di spesa importanti dei budget familiari. Alcune previsioni stimano tremila franchi di spese in più per una famiglia con due bambini. Sono tanti soldi in un cantone, come il Ticino, che ha i salari mediani più bassi della Svizzera. È difficile prevedere un eventuale incremento dell’aiuto sociale. Molto dipenderà da quanto durerà la guerra, dall’impatto sull’economia, da come reagirà il mercato del lavoro. Vorremmo intervenire puntellando in modo mirato e puntuale dove c’è un bisogno reale, completando così la rete di aiuto sociale. Come abbiamo fatto durante la pandemia.

Altri paesi hanno già attuato aiuti alle famiglie come assegni energetici, riduzione tasse sul carburante, energia… Quali soluzioni si aspetta da Berna?

A livello nazionale ci sono margini di intervento più ampi, mi aspetto che mettano in campo azioni concrete, soprattutto per il caro energia, e che lo facciano in modo tempestivo come per il Covid. La crisi che viviamo oggi a livello internazionale evidenzia quanto sia importante garantirci il più alto grado di indipendenza energetica. Diminuire l’importazione e la dipendenza dall’estero dovrebbe essere una priorità.

Pensa sia utile, come chiedono i socialisti in un’iniziativa popolare, plafonare al 10% l’impatto dei premi cassa malattia sulle entrate delle economie domestiche?

È importante agire sul controllo dei costi e allo stesso tempo attenuare l’impatto sui cittadini. Ritengo condivisibile lo spirito di questa iniziativa, anche se in Ticino non sarebbe compatibile con il sistema di Riduzione dei premi dell’assicurazione malattia (Ripam), uno dei più sociali in Svizzera. Il Consiglio di Stato ha preso posizione sul controprogetto formulato dal Governo federale contro l’iniziativa socialista. Non lo riteniamo una valida alternativa, anche perché ribalta sui cantoni tutta una serie di oneri e non rispetta lo spirito originale dell’iniziativa popolare. Ma c’è una terza soluzione. Il controprogetto formulato dalla Class (la Conferenza dei direttori latini della sanità e socialità) che premia i Cantoni che fanno già molto, rispetta i principi di equità e socialità, mantenendo una simmetria di sacrifici tra cantoni e confederazione.

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