Tumore e prevenzione
 

Il cancro al seno non deve più essere un tabù


Le nuove frontiere delle cure oncologiche sono gli anticorpi monoclonali. Il dottor Rossi: ‘Siamo ad una svolta’


Ottime notizie sul fronte della lotta contro il tumore al seno, che colpisce una donna su otto. Detto diversamente, tanto per capire l’impatto della malattia: ogni giorno in Svizzera 16 donne si ammalano. Un ‘male’ molto diffuso e molto studiato. Le buone notizie arrivano dalla ricerca. Due nuovi farmaci innovativi che frenano la progressione della malattia e allungano la sopravvivenza, stanno dando speranza ad oncologi e pazienti. Al congresso della Società europea di oncologia ESMO 2021, sono stati presentati i dati di un nuovo anticorpo monoclonale (Trastuzumab-deruxtecan) : «Riduce del 72% il rischio di progressione della malattia nelle pazienti con un tumore al seno metastatico (ER2 positivo), mantenendo una buona qualità di vita e una tossicità piuttosto accettabile», spiega il dottor Lorenzo Rossi, capoclinica all’Istituto oncologico della svizzera italiana e membro del Centro di Senologia della Svizzera italiana (CSSI).


L’appello dell’oncologo Rossi: ‘Non rinunciate alla mammografia’

Le nuove frontiere delle cure oncologiche per questo ‘male’ si chiamano anticorpi monoclonali a cui si lega un farmaco chemioterapico: «Hanno un potenziale enorme, siamo ad una svolta in questo tipo di tumore». Un’altra grande novità, prosegue l’oncologo, è un farmaco che a breve sarà disponibile in Svizzera (Sacituzumab Govitecan) e migliora di parecchio la prognosi delle pazienti con il tumore mammario metastatico triplo negativo».

Seppur questo tumore entra in molte famiglie, si fanno anche passi da gigante nelle cure: «Nove pazienti su dieci oggi guariscono, se il tumore viene preso in tempo». Il rischio aumenta oltre i 50 anni, ma colpisce (ed è bene saperlo) anche donne giovani (una su 5 al momento della diagnosi ha meno di 50 anni). Poco o nulla si può fare per correggere i fattori di rischio come la predisposizione genetica, l’età avanzata, ma uno stile di vita sano (evitare sovrappeso, alcool, fumo, terapie ormonali combinate a lungo termine per evitare i disturbi della menopausa) può ridurre il pericolo di ammalarsi. Se riconosciuto precocemente, ci sono più chance di farcela. Per questo motivo, lo screening mammografico ogni due anni, è coperto dalla cassa malati alle donne (dai 50 ai 69 anni) residenti in Ticino. Questo esame radiologico del seno permette di rilevare eventuali alterazioni patologiche così da intervenire tempestivamente e aumentare le probabilità di guarigione.

Aereo più pericoloso della mammografia

Durante il lockdown nella primavera 2020 c’è stato un preoccupante crollo degli esami di screening (meno 15% in Ticino) nei centri cantonali dovuto alla chiusura forzata dei centri di radiologia. «Dallo scorso autunno per fortuna vediamo un incremento degli esami che si possono fare in tutta sicurezza, seguendo dei percorsi covid free», precisa il medico. Il suo appello: «Non rinunciate all’esame». A chi teme siano raggi nocivi, il medico risponde così: «A fronte di una quantità minima di raggi c’è un elevato beneficio di una diagnosi precoce. È molto più rischioso prendere l’aereo che fare una mammografia». Non è un esame piacevolissimo. «È vero, ma si usa sempre più la tomosintesi, un macchinario più sensibile, con una minore pressione osserva il seno a 360 gradi, strato per strato; è quindi ottima anche per i seni densi che sono più difficile da leggere con una mammografia standard».

Non molti sanno che anche gli uomini possono ammalarsi. «Sono casi rari, 40 l’anno in Svizzera, che trattiamo con le stesse cure delle loro controparti femminili, mentre servirebbero ricerche più mirate per questi pazienti». Aumenta, infine, il ricorso a cure complementari, che affiancano la terapia medica oncologica, tanto per intenderci agopuntura, fitoterapia, pressoterapia, meditazione: «Aiutano a tollerare le vampate, i dolori articolari, la nausea. Molte pazienti sono interessate a terapie complementari e hanno reali benefici. Le terapie tradizionali sono il pilastro del trattamento, ma non possiamo ignorare le evidenze scientifiche di alcune cure complementari. L’importante è che non sostituiscano, ma affianchino i trattamenti tradizionali, e che il medico ne sia sempre informato». Infine, sottolinea l’oncologo, i pazienti seguiti in un centro multidisciplinare (come il CSSI) hanno una prognosi migliore del 18%. «Più specialistici insieme trovano la soluzione migliore tagliata su misura per ogni singolo paziente, dall’oncologo al radio- oncologo, dalla psico-oncologa all’oncologa specializzata in terapie complementari», conclude.

Dimitri, ‘Anche chi ti sta attorno non sa cosa fare’

Oltre le cure, c’è tutto un rimescolamento di inquietudini e preoccupazioni che assale chi si ammala. «È stato uno Tsunami, un terremoto che mi ha scossa dall’interno e mi ha cambiata», ci racconta la cantante Nina Dimitri, ambasciatrice della campagna di sensibilizzazione della Lega cancro in corso questo mese di ottobre. Ha infilato un guantone da boxe rosa che simboleggia il coraggio; saper essere forti, ma anche sapersi lasciar andare, accettando se necessario un aiuto. Nina Dimitri ha saputo farlo, quando nel 2019 le è stato diagnosticato un tumore al seno: «Ero persa, non sapevo che cosa fare. Anche chi ti sta attorno non sa cosa dirti. Ho chiesto aiuto alla Lega cancro Ticino, dove ho trovato persone che mi hanno accolta, ascoltata e supportata. Mi sono sentita presa sul serio, ho trovato risposte alle molte domande che mi rodevano dentro», precisa l’artista. Parlare della sua malattia l’ha aiutata: «Ho trovato uno spazio neutrale dove potevo esprimere apertamente le mie paure e depositare tutta la mia tristezza». Nel suo sguardo c’è molta dolcezza quando ricorda suo padre. «Lui non si scoraggiava mai, mi ha insegnato a vedere sempre il lato positivo e questo mi ha aiutata». Una cosa la malattia glielo ha insegnato: «È un’esperienza che ti cambia lo sguardo sulla vita, le priorità, ho lasciato situazioni e persone che mi toglievano energia, ho imparato a volermi più bene», conclude.


Nina Dimitri

Il tumore quando arriva cambia tutto, stravolge la quotidianità in famiglia, al lavoro, può creare problemi economici, rompere equilibri, modificare rapporti e ruoli: «Il cancro è una malattia che fa sempre paura ma oggi non è più un tabù, possiamo parlarne. Chi condivide il suo percorso, le sue paure, si sente alleggerito. Ce la facciamo meglio insieme». Questo è il messaggio che vuole dare la direttrice della Lega cancro Ticino Alba Masullo a chi sta vivendo questa esperienza.

La Lega compie 85 anni

‘Poter contare sullo Stato quando le donazioni calano’

Il team della Lega cancro Ticino (finora Lega ticinese contro il cancro) con una ventina di professionisti nelle tre sedi di Lugano, Bellinzona, Locarno e oltre 100 volontari assicura ai pazienti oncologici e al loro entourage una presa a carico a 360 gradi (dalla psico-oncologia alla riabilitazione oncologica, dal servizio sociale alle consulenze individuali fino ai numerosi corsi). Questo mese di ottobre la Lega festeggia 85 anni. Un lungo percorso che ha fatto della Lega cancro Ticino un tassello importante e ben radicato della rete oncologica cantonale. «Offriamo un lavoro riconosciuto e professionale in tutti gli ambiti del paziente, della sua famiglia, del lavoro», spiega la direttrice Alba Masullo. Mille ammalati aiutati all’anno. Nel 2020, tanto per dare qualche cifra significativa, l’ente ha erogato 343’000 franchi per alleggerire il peso delle fatture da pagare ed evitare situazioni di precariato che la malattia spesso porta con sé. Oltre seimila ore di consulenza ai pazienti e ai loro familiari; oltre 300 misure riabilitative attivate, oltre 700 colloqui di terapia psicologica.


La direttrice della Lega cancro Ticino Alba Masullo


Un ruolo complementare a quello dello Stato nel sostegno quotidiano, concreto, sociale, professionale e affettivo agli ammalati e le loro famiglie. Ciò è possibile grazie al sostegno finanziario dei suoi soci, ma soprattutto alle eredità, alle donazioni di privati, enti pubblici e privati. Guardando al futuro, qualche preoccupazione non manca. «Le nostre finanze stanno bene seppur notiamo negli ultimi due anni un calo importante dei lasciti testamentari, che ci obbliga ad attingere alle nostre riserve per mantenere costanti i servizi offerti alla nostra utenza. La vera sfida è poter contare sullo Stato quando le donazioni calano, riconoscendo così il grande lavoro svolto, dietro le quinte, dal nostro ente, che settimana dopo settimana tampona situazioni anche di precarietà tra i malati in Ticino», precisa la direttrice. Ci sono stati anni molto felici, con entrate milionarie da eredità, che hanno permesso anche di creare nuovi servizi, ma negli ultimi anni questa voce si è ridotta. Gli ammalati non calano, ma una certa generosità sembra spostarsi altrove. «Se il trend dovesse continuare, l’istituzione dovrà fare una riflessione sul ruolo che possiamo continuare a svolgere nel nostro Cantone», conclude la direttrice Alba Masullo.

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