Bellinzonese

Caccia all’uomo per un femminicidio a Faido

Un 59enne bleniese ha sparato all’ex moglie ferendola mortalmente alla testa, poi è scappato. Vasto impiego di polizia nell’Alto Ticino

La clinica di riabilitazione di Faido
(Ti-Press)
10 luglio 2026
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Leventina e Val di Blenio sotto choc per la tragedia consumatasi giovedì 9 luglio nel parco della Clinica di riabilitazione di Faido, dove verso le 20 è stata rinvenuta in gravi condizioni una 56enne svizzera originaria di Dongio e domiciliata ad Acquarossa. Degente da qualche tempo nella struttura sanitaria, la donna aveva una ferita alla testa provocata da un'arma da fuoco. Sul posto sono intervenuti agenti della Polizia cantonale e i soccorritori della Rega, che hanno provveduto al trasporto della vittima all'ospedale San Giovanni di Bellinzona, dov'è purtroppo deceduta dopo un paio d'ore. Stando a una prima ricostruzione dei fatti, il tutto si consumato dopo cena, comunque ancora durante l'orario di visita che scade alle 20. Una pistola l'arma usata. L'ex marito il principale indiziato.

Lei benvoluta, lui carattere rude

L'indagine è coordinata dalla procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis. Sono in corso gli accertamenti per chiarire cause, modalità e responsabilità. Le immagini della videosorveglianza potrebbero fornire dettagli decisivi. In particolare – specifica la Polizia cantonale in un comunicato – è “al vaglio la posizione di un uomo nei confronti del quale sono subito scattate le ricerche”. Stando a nostre informazioni si tratta appunto dell'ex marito, un 59enne anche lui domiciliato in Val di Blenio, a Leontica, dove da una quindicina d'anni è titolare di una piccola ditta per la manutenzione di impianti a fune per il trasporto di persone e materiale; mentre nel 1998 e per qualche tempo aveva assunto la responsabilità degli impianti di risalita del Nara.

Giovedì sera dopo aver ferito l'ex moglie ha fatto perdere le tracce e la polizia lo sta cercando in tutta la valle e nell'Alto Ticino con l'impiego di diverse pattuglie e agenti armati di mitragliette. La sua vettura privata è posteggiata davanti a casa, manca invece il furgone usato per lavoro. Prima del divorzio, risalente a diversi anni fa, la coppia aveva avuto un figlio oggi adulto. La vittima, ci raccontano alcuni conoscenti, era benvoluta, disponibile, di professione infermiera geriatrica con un passato sportivo in gioventù nel Gruppo atletico di Dongio. Lui viene ricordato come un bravo professionista ma dal carattere rude, con cui era meglio evitare disaccordi.

Quattro femminicidi in un anno e mezzo

Si allunga così l'elenco di femminicidi commessi nella nostra regione. Risale al 26 gennaio 2025 l‘uccisione di una giovane rumena di 21 anni residente in Italia per mano di un 27enne di Lodrino, a sua volta suicidatosi con un fucile dopo averla attirata in un suo rustico sui monti per un incontro a sfondo sessuale finito male e durante il quale lui aveva assunto cocaina.

Pure di notte si è consumato il matricidio di una 46enne, uccisa dal figlio nell'appartamento di quest'ultimo, in via Mirasole a Bellinzona, lo scorso 28 gennaio. Il 24enne era in preda a una crisi da stupefacenti quando ha aggredito la madre e il compagno di lei recatisi in visita per accudirlo in un momento di estremo bisogno, finito nel sangue. Anche l'uomo ha riportato ferite da arma da taglio, ma se l’è cavata. Stando a una perizia psichiatrica chiesta dalla Procura il 24enne, in preda ai fumi del crack, era totalmente incapace di intendere e di volere al momento dei fatti; l'esperto ha inoltre evidenziato un rischio elevato di recidiva. Bisogna capire se è processabile; attualmente si trova in regime di espiazione anticipata della pena con l'accusa di assassinio.

Risale infine alla notte del 13 febbraio scorso il dramma di Gnosca, dove un 57enne dopo aver strangolato a morte la moglie di 47 anni al culmine di una lite, si è tolto la vita con un'arma da fuoco. Lite scoppiata anche qui nottetempo dopo che lui era rientrato al domicilio alticcio (aveva problemi d'alcol) al termine di una serata trascorsa al Rabadan di Bellinzona.

‘Fenomeno strutturale da affrontare con urgenza’

In un comunicato l'Associazione consultorio e Casa delle donne, con sede a Lugano, esprime “profonda preoccupazione di fronte al numero di femminicidi e ai dati concernenti la violenza domestica”. Si tratta di un “fenomeno strutturale che richiede di essere affrontato con la massima attenzione e urgenza dalla società, dalle istituzioni e dai media”. Dal 2020 in Svizzera si contano 129 femminicidi, di cui nove in Ticino. Già la sola istituzione di un monitoraggio ufficiale e sistematico dei femminicidi “rappresenterebbe una misura fondamentale per comprendere pienamente la portata del fenomeno, elaborare politiche pubbliche mirate e rafforzare la prevenzione”.

Per quanto riguarda il Ticino, nel 2024 si sono registrati 982 interventi di polizia per situazioni di disagio famigliare; sono stati 60 gli allontanamenti coattivi degli autori dall’abitazione comune e 142 gli allontanamenti volontari. L’Ufficio dell’assistenza riabilitativa ha seguito 108 autori di violenza, avviando percorsi di sostegno. Le Case protette hanno accolto 48 donne e 52 bambini vittime di violenza domestica. Il Servizio per l’aiuto alle vittime ha registrato consulenze rivolte a 330 persone circa per violenza domestica (79% donne). “I dati citati dimostrano che la violenza contro le donne non è un fenomeno marginale e isolato, ma un problema sociale che richiede pertanto un intervento coordinato e continuativo, dove l’informazione riveste anch’essa un ruolo decisivo”.

Le autorità federali e cantonali hanno annunciato misure urgenti in risposta alla situazione. “È fondamentale che i nuovi finanziamenti e gli interventi straordinari siano destinati in modo prioritario alle istituzioni professionali e specializzate già attive sul territorio, le quali dispongono delle competenze, dell’esperienza e delle strutture necessarie per accompagnare in modo efficace le vittime e per lavorare sulla prevenzione”. I progressi istituzionali “devono tuttavia essere accompagnati anche da un accrescimento della consapevolezza della società tutta attraverso la diffusione delle pertinenti informazioni sui servizi esistenti sul territorio”.

In effetti dal 1° maggio 2026 è attivo in tutta la Svizzera, Ticino compreso, il numero 142, una linea telefonica nazionale dedicata all'aiuto alle vittime di violenza fisica, psichica o sessuale, sia in ambito privato che pubblico. Il numero 142 non dà accesso immediato ai consultori e alle case protette. Le persone verranno deviate ai numeri delle urgenze dei consultori o Casa delle Donne.

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