La riorganizzazione del traffico a carri isolati è necessaria per garantire la sostenibilità del servizio. Chiusi alcuni punti di servizio nel Mendrisitto

Quaranta posti di lavoro in meno lo scorso anno, con la rinuncia ai terminal di Cadenazzo e Lugano-Vedeggio e dell’autostrada viaggiante. Quaranta posti di lavoro in meno quest’anno, con la riorganizzazione del traffico merci a carri isolati. Prende forma il nuovo assetto di Ffs Cargo in Ticino. Un cambiamento che non prevede licenziamento a sud delle Alpi, ma ricollocazioni nella maggior parte dei casi all’interno della stessa Ffs Cargo Ticino e prepensionamenti, dettato dalla necessità di far quadrare i conti. «Il trasporto merci non è un servizio pubblico», mette in chiaro la direttrice di Ffs Regione Sud Roberta Cattaneo presentando le novità. «Questo settore è stato liberalizzato. Abbiamo un mandato strategico e dobbiamo fornire prestazioni redditizie in grado di coprire i costi. Non possiamo permetterci, anche per via di norme europee, un sistema di sussidiarietà». Ecco quindi che dove c’è una perdita arrivano chiusure e riorganizzazioni. «Ffs Cargo ha un deficit strutturale e il trasporto merci deve essere redditizio. Il nostro obiettivo è diventare completamente autosufficienti entro il 2033, quando termineranno gli aiuti da parte della Confederazione», spiega Cattaneo.
A livello nazionale circa 50 punti degli attuali 280 non saranno più utilizzati nel traffico a carri isolati ma continueranno a servire, su richiesta dei clienti, nel traffico a treni completi. A essere toccato in Ticino sarà soprattutto il Mendrisiotto dove chiuderanno quattro punti: Stabio Cargo, Balerna, Mendrisio e Maroggia-Melano. «In queste quattro sedi nel 2025 sono stati trasbordati solo circa cento carri carichi. Si tratta di volumi che non possono essere redditizi nel traffico a carri isolati». A livello nazionale Ffs Cargo ridurrà i posti di lavoro di 200 unità e anche in questo caso si agirà principalmente attraverso ricollocamenti e prepensionamenti. I licenziamenti, è stato spiegato, saranno un’eccezione. «In Ticino nessun verrà lasciato a casa», ribadisce Cattaneo. «Le Ffs sono coscienti che il nostro cantone ha un mercato del lavoro più complesso e, a differenza di altre regioni della Svizzera, per un nostro collaboratore sarebbe più difficile trovare un altro impiego». Continua la direttrice di Ffs Regione Sud: «Oltre la metà delle 40 persone toccate resterà in ogni caso all’interno di Ffs Cargo in Ticino e per tutti si troverà una soluzione nel nostro cantone, a meno che sia lo stesso collaboratore a chiedere di fare un’esperienza lavorativa in un'altra regione». Le novità entreranno in vigore con il cambio d’orario del 13 dicembre 2026.
C’è poi la questione di Chiasso. Nella cittadina di confine da mesi si temevano brutte notizie, ovvero un disimpegno da parte delle Ffs con la chiusura del deposito. Una preoccupazione che si è in parte concretizzata. «A Chiasso subirà cambiamenti solo il personale di locomotiva, che sarà spostato altrove. Il personale di manovra – afferma Cattaneo – resterà invece a Chiasso come è stato finora».
Quello annunciato oggi non è in ogni caso un punto d’arrivo. «Ci muoviamo in un contesto internazionale complesso», fa notare Cattaneo. Anche in futuro sono quindi prevedibili cambiamenti dei punti di servizio e delle sedi. «Ci orientiamo sistematicamente alle esigenze della clientela e, allo stesso tempo, continueremo a lavorare per garantire l'efficienza. Solo così saremo in grado di proporre un’offerta ferroviaria competitiva a lungo termine, di reagire alle variazioni dei volumi e di gestire efficacemente la crescita attesa del traffico merci», sostiene Cattaneo.
Già, perché se da un lato ci si riorganizza e si riducono i punti di servizio, dall’altro non si vuole ridurre il traffico. «Garantiremo comunque volumi di trasporto pressoché invariati, ovvero il 98 per cento rispetto a prima e in modo molto più redditizio grazie al maggior grado di occupazione dei treni». Per il futuro, spiega Cattaneo, «serviranno investimenti in mezzi più moderni. Questo ci permetterà di velocizzare i processi ma, allo stesso tempo, implicherà purtroppo anche una minore necessità di personale».
Annunciato già negli scorsi mesi, quello di oggi «è un passo necessario», ribadisce la direttrice di Ffs Regione sud. «La politica ha fatto la sua parte, i clienti pure. Ora tocca a noi adattarci». Il riferimento è al credito messo a disposizione dalla Confederazione, nel complesso quasi mezzo miliardo di franchi, per garantire il futuro con sovvenzioni e bonus per i clienti di Ffs Cargo. Clienti che hanno anche accettato un aumento delle tariffe e sottoscritto contratti decennali, dando così stabilità all’azienda.