Docente arrestato, la direttrice del Decs ribadisce l’impegno a fornire agli allievi strumenti utili a comprendere le situazioni problematiche

«Una volta terminate le necessità d’inchiesta, stiamo valutando di seguire la stessa procedura adottata nel caso di Lugano, per capire se e per quale motivo non siano state segnalate alla scuola, al dipartimento o alla polizia informazioni che avrebbero permesso di intercettare più precocemente un disagio e portare a una segnalazione ancora più tempestiva». Lo ha spiegato in Gran Consiglio la direttrice del Decs, Marina Carobbio Guscetti, rispondendo all’interpellanza del Movimento per il socialismo sul caso del docente delle Medie di Giubiasco arrestato a metà marzo con l’accusa di aver violato la sfera intima di alcune allieve minorenni (due, al momento, le presunte vittime accertate dagli inquirenti).
Interpellanza che prendeva spunto da un nostro articolo, pubblicato l’11 aprile, secondo cui da diverso tempo, in alcuni casi anni, allievi ed ex allievi dell’istituto sarebbero stati al corrente dei comportamenti impropri dell’insegnante. Senza che ciò abbia mai apparentemente innescato una verifica sul suo conto. C'è voluta la recente segnalazione di un'amica di una vittima per innescare la macchina giudiziaria. Da qui le domande del deputato Giuseppe Sergi: come spiega il Consiglio di Stato che per circa un decennio il docente abbia potuto agire indisturbato, nonostante comportamenti predatori fossero osservati e commentati da più allievi ed ex allievi? «Percezione o commenti diffusi fra allievi non equivalgono automaticamente a segnalazioni di possibili comportamenti inadeguati o illegali. Segnalazioni indispensabili per consentire alle istituzioni di intervenire in modo tempestivo ed efficace», ha risposto la consigliera di Stato: «Ciò non esclude che alcuni segnali, se effettivamente esistenti, possono non essere stati colti o interpretati con sufficiente prontezza dagli adulti di riferimento. Ogni caso impone una riflessione critica sul funzionamento dei dispositivi di prevenzione e ascolto. Perciò il governo intende rafforzare ulteriormente gli strumenti disponibili al fine di migliorare la capacità di intercettare precocemente situazioni a rischio e di intervenire ancora più tempestivamente».
Altra domanda, sempre prendendo spunto dal nostro articolo: come valuta il CdS il fatto che numerosi allievi hanno interpretato la relazione tra docente e allieva come ‘innamoramento’? Quali riflessioni trae il Decs rispetto alla mancanza di strumenti critici, alla normalizzazione di dinamiche di potere e alla scarsa percezione del rischio da parte degli studenti? «Gli allievi – ha sottolineato Carobbio Guscetti – devono essere considerati prima di tutto come persone da tutelare. Il rischio altrimenti è di esporli a giudizi retrospettivi e di attribuire loro responsabilità improprie in contesti segnati da una chiara asimmetria di potere. L’educazione alla consapevolezza delle relazioni e al riconoscimento di situazioni problematiche è parte integrante del mandato della scuola. Il Decs promuove attività e percorsi adeguati alle diverse età, integrati nei piani di studio. L’educazione affettiva e sessuale è parte della formazione generale e viene sviluppata con una approccio orientato alla prevenzione, al benessere e alla costruzione dell’identità». Ciò nonostante, «può essere che alcuni allievi non dispongano degli strumenti concreti sufficienti per riconoscere i confini dell’integrità personale e costruire relazioni sane e paritarie, o che non siano stati in grado di applicarle in questa specifica circostanza. Ciò non significa per forza che ci sia un problema generalizzato, ma che occorre continuare a lavorare migliorando quanto si sta già facendo e continuando a sostenere gli allievi nella scuola e nella società in generale».
Ribadito infine che partirà a breve una formazione obbligatoria per docenti, dirigenti e personale non docente della scuola dell’obbligo, poi estesa al post-obbligo. Che i vari canali di segnalazione funzionano ma che parimenti, come da noi anticipato il 5 maggio, è allo studio l’introduzione di formulari anonimi di segnalazione, sistema già testato in una prima scuola professionale al vaglio. Da una parte, ha ribadito la direttrice del Decs, è in corso la verifica dell’efficacia dei protocolli già a disposizione e in ogni caso si rende necessario moltiplicare i canali di segnalazione per intervenire in modo più efficace e tempestivo; dall’altra «ci vuole un cambiamento culturale che necessita di tempo e mezzi».