Sottoceneri

‘La tempesta ci farà perdere dal 50 al 70% dei nostri raccolti’

Le testimonianze e le riflessioni sul cambiamento climatico di due viticoltori confrontati con la conta dei danni dopo la grandinata di martedì

Triturata
(Ti-Press)
31 maggio 2023
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È sicuramente una conta dei danni amara quella di Gianfranco Chiesa, titolare della Vini Rovio Ronco, con sede a Val Mara, «se poi ci aggiungiamo la frustrazione di non poter far niente... perché puoi essere bravo finché vuoi, ma davanti a certi avvenimenti ti tocca stare con le mani in mano e soffrire...».

Ed è soprattutto a Pugerna, frazione di Arogno, che la vigna posta a sud, letteralmente martoriata, è stata colpita nel suo 70% di raccolto, un po‘ meno, circa il 40%, quella sopra il nucleo. Uva completamente perduta: «Il problema è stato che il maltempo è arrivato talmente forte e violento che pur protetti dalle reti antigrandine le ha tirate giù rompendo i ganci che le sostengono. Fortunatamente si sono salvati i filari di Rovio e Ligornetto».

Uno stato emotivo ancora scosso quello dell'imprenditore vitivinicolo: «Il fatto è che, essendo corridoi d'aria più fredda, se ti sposti di cinquanta metri la situazione può cambiare... L'allerta meteo dava un grado 3, quindi ci aspettavamo un temporale, ma non era prevista grandine. D'altronde per noi cambia poco, non è che possiamo andare con l'ombrello e coprire le viti...».

‘Normale’ o evento eccezionale? «Ricordo il primo agosto 1998, a Rovio una cosa tremenda, ben peggiore di quella di martedì. Lì erano come palle da tennis! E difatti c'erano state una sessantina di case in paese col tetto distrutto. Probabilmente dovremo abituarci perché saranno fenomeni che capiteranno più sovente. Se una volta capitavano ogni vent'anni oggi si fanno più vicini. È il cambiamento climatico? Chiunque, soprattutto chi ha qualche anno di più – è il parere di Chiesa – si è accorto che questi temporali sono molto più violenti, a me sembra, di venti-trent'anni fa. C’è soprattutto più vento, sembrano quasi delle bufere tropicali».


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Quello che è rimasto sul terreno

Eventi climatici che colpiscono oggi, più di ieri, un po’ tutto il Ticino: «Noi da sempre nel Luganese e Mendrisiotto abbiamo avuto le protezioni dalla grandine. Diversamente nel Bellinzonese non sapevano neanche cosa fosse la grandine – non manca di annotare Chiesa –. Adesso sono cinque-sei anni che capita regolarmente il registrare danni enormi proprio per la meteo. Questo è un dato di fatto! Nel Sopraceneri così oggi sono anch'essi obbligati, dopo aver perso alcune volte il raccolto, a prevedere degli impianti di protezione».

Si va avanti, come la natura insegna? «Sì, assolutamente, difatti ci siamo già armati di buona volontà. Non bisogna farsi abbattere... forse adesso, ancora a caldo, parlo così, anche perché probabilmente sono ancora sotto choc, poi la stangata mi viene fuori fra un paio di giorni, però certo noi siamo abituati e sappiamo di questo rischio, come possono capitare delle annate non buone. Del resto ho il terrore quest'anno che faccia un'estate tutta come il 2014 quando ha praticamente piovuto da giugno a settembre».

«È stato un inferno. La conta dei danni è impietosa». Nelle parole di Gabriele Bianchi, titolare insieme al fratello dell'omonima azienda agricola Bianchi Sa di Arogno, c’è tanta amarezza: «È da stamattina presto che sono qui in azienda per fare i sopralluoghi e più controllo, più mi guardo attorno, più scopro altri danneggiamenti. Sto e stiamo abbastanza male».

Il maltempo che martedì sera si è abbattuto sul Luganese, oltre al bianco dei chicchi – grossi come noccioline – ha lasciato dietro di sé ferite profonde: piante di diverse specie e grandezze senza più fiori né foglie, alcune addirittura recise, per non parlare poi dell'erba che, in certe zone, è stata letteralmente trasformata in poltiglia. I danni al vigneto di proprietà della famiglia Bianchi sono ingenti. Lo testimoniano le foto pubblicate su Instagram dallo stesso viticoltore, che tramite i social ha voluto condividere un momento di sfogo.

«Sono immagini che fanno male, ma ancor di più crea dolore sapere che l'annata è seriamente compromessa. Facendo una stima abbiamo perso circa il 50% della nostra produzione di vino. Gli acini sulle piante colpite non si vedono nemmeno più – racconta l'ingegnere enologo –. Qualche particella, quella sotto le reti antigrandine, si è salvata. Ma per il resto, e sto parlando delle nostre attività secondarie, non è rimasto più nulla».


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Il viticoltore: ‘Gli acini sulle piante colpite non si vedono nemmeno più’

Sì, perché l'azienda bio a conduzione familiare, non si occupa solo della produzione del vino, ma anche di altri prodotti della terra come miele, frutta ed erbe aromatiche. E proprio queste ultime le sono valse importanti riconoscimenti; un esempio recente è il premio della Gault&Millau ricevuto per il 2023.

«Abbiamo anche degli olivi, che in questo periodo sono in fioritura: dopo la tromba d'aria non c’è più petalo sugli alberi. Stessa sorte è toccata ai meli e alle stelle alpine. Ora cercheremo di salvare perlomeno le api. Dobbiamo spostarle da qua. Senza più fiori la loro sopravvivenza è a rischio».

La violenta tempesta, che si è abbattuta con maggiore intensità fra il Monte Generoso e il ponte-diga di Melide, è durata all'incirca un quarto d'ora. Quindici minuti di incessante grandine hanno gettato alle ortiche un intero anno di sudore e sacrifici. La ripresa sarà altrettanto lunga? «Sì, perché paradossalmente saremo costretti ad aumentare la mole di lavoro non per guadagnarci, ma per non perdere del tutto il frutto della nostra passione – afferma il viticoltore –. La strada, lo sappiamo, sarà in salita. Molti tralci si sono spezzati e quindi andranno selezionati con estrema cura per l'anno prossimo».

Ma gli agricoltori sapevano che sarebbe arrivata una tromba d'aria così intensa? «Sì e no. Il periodo di maggio è stato caratterizzato da piogge e tempo "traballante". Io ho ricevuto l'avviso di grandine solo mezz'ora prima. Quello che fa rabbia è pensare che, se solo la nostra tenuta fosse stata 200 metri più in là, verso Mendrisio, sarebbe stata risparmiata – spiega l'intervistato, che conclude – come gente che lavora la terra sappiamo di essere vincolati a lei e che tali fenomeni accadono. La natura è così: a volte dà e a volte toglie. A noi stavolta ha tolto tutto».

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