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La vita, il destino, il Leicester

Parte da un rigore sbagliato in un playoff la storia che ha portato la squadra inglese a vincere il titolo più improbabile per poi retrocedere 7 anni dopo

Iheanacho con le mani tra i capelli, simbolo della stagione disgraziata del Leicester
(Keystone)
31 maggio 2023
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Se andaste da un bookmaker britannico a scommettere sulla nascita di un figlio con undici dita delle mani o dei piedi, la quota sarebbe di 500 a 1: giocate una sterlina (o un franco) e ve ne tornano indietro 500. Per chi volesse giocare con le proprie sfortune, ricavandone qualcosa, sappia che gli allibratori statunitensi quotano 3’000/1 l’eventualità di essere colpiti da un fulmine. Salendo in questa scala di scommesse pazze, William Hill quotava 5’000/1 l’eventualità che Barack Obama potesse giocare a cricket per l’Inghilterra o che Kim Kardashian potesse succedergli alla Casa Bianca. Se siete convinti e potete dimostrare che Elvis Presley sia vivo o che il Mostro di Lochness esista davvero, la quota è sempre quella: 5’000/1. Siamo ben oltre le probabilità dell’imprevisto, siamo dalle parti dell’inimmaginabile.

Questa era la quota che i bookmaker avevano assegnato al Leicester City Football Club allenato da Claudio Ranieri all’inizio della stagione 2015-2016. L’allenatore italiano, che arrivava da un fallimento alla guida della nazionale greca, era anche indicato dagli esperti come il primo allenatore a rischio esonero. Com’è finita lo sa anche chi il calcio lo vive come rumore di fondo, con il Leicester che scrive una delle più incredibili storie sportive di sempre: il candidato numero uno alla retrocessione, dato per spacciato da tutti prima di cominciare, che vince la Premier League davanti a corazzate come Manchester United, Manchester City, Chelsea, Liverpool, Arsenal e Tottenham.


Keystone
Jamie Vardy, giocatore-simbolo del Leicester

Ora che il Leicester è retrocesso, a sorpresa (ma non così a sorpresa, la quota era 11/1, decima squadra su venti), tutti ricordano quell’annata straordinaria, che sembra ieri: sono passati sette anni.

Gli imbucati

Alcuni nomi di quegli eroi sono diventati familiari: il talento algerino Riyad Mahrez, ora al Manchester City, il portiere Kasper Schmeichel (figlio del grande Peter, numero 1 del Manchester United di Alex Ferguson), il tuttofare francese N’Golo Kanté, poi campione del mondo con la Francia, il capitano Wes Morgan, un armadio che sembrava più adatto alla difesa di una squadra di football americano e il centravanti Jamie Vardy, che arrivava dal calcio dilettantistico e da una scazzottata che gli era costata una condanna di dodici mesi con la condizionale e l’obbligo di muoversi, e quindi anche giocare, con una cavigliera elettronica. Fino a 25 anni, Vardy, che è stato poi capocannoniere della Premier League e attaccante della Nazionale inglese, non aveva mai visto uno stadio più nobile di quelli della sesta serie. Ma per capire davvero cosa ha rappresentato questa squadra, per i suoi tifosi e gli appassionati di calcio, è il caso di fare un altro nome: Anthony Knockaert, protagonista suo malgrado di uno dei video più cliccati del calcio in pillole di YouTube, riassunto perfetto del perché questo sport sia ancora il gioco preferito di molti e una metafora fin troppo esatta della vita. L’illustre sconosciuto aveva lasciato il club nell’estate del 2015, quella della quota 5’000/1. Era andato in Belgio, allo Standard Liegi, dopo tre anni in cui al Leicester era già successo di tutto prima ancora di vincere quell’incredibile Premier League.

È il 12 maggio del 2013, quando Knockaert, al 96esimo minuto, si presenta sul dischetto contro il Watford. La partita è di fatto finita: dopo aver vinto 1-0 la semifinale di andata del playoff per salire in Premier, il Leicester sta perdendo 2-1. Se Knockaert segna, la sua squadra stacca il biglietto per la finale di Wembley. Ma Knockaert non segna: si fa parare dal portiere spagnolo Almunia sia il rigore che la ancor più facile ribattuta da due passi. Un difensore rinvia e nei pochi secondi che restano il Watford segna in contropiede il gol del 3-1 con Troy Deeney (autore di una doppietta, l’altro gol, come in un beffardo gioco lo segna Vydra, l’anagramma di Vardy, rimasto tutta la partita in panchina): in finale ci va il Watford, mentre la faccia di Knockaert al gol subito diventerà uno dei manifesti di quanto possa fare male il calcio quando vieni inghiottito dal suo lato oscuro. L’anno dopo, il calciatore francese, sbertucciato in molti stadi, resta al Leicester e conquista la promozione diretta: c’è già l’ossatura della squadra che diventerà campione d’Inghilterra. Ma nessuno lo immagina.

Le cose cambiano

Il primo anno in Premier inizia bene, con il Leicester che si toglie anche la soddisfazione di ribaltare un 1-3 casalingo con il Manchester United vincendo 5-3. Qualcosa, però, a un certo punto si spezza: il Leicester è ultimo e solo un miracolo sportivo può risollevarlo. Arriverà: la squadra vince 7 delle ultime 9 partite e si salva. Nemmeno il tempo di esultare che salta fuori un video con tre giocatori del Leicester che rivolgono frasi razziste, a letto, ad alcune ragazze thailandesi durante un’orgia: uno dei tre è James Pearson, figlio dell’allenatore Nigel, costretto alle dimissioni. Nel frattempo Knockaert, che era ormai una riserva, era già sbarcato a Liegi, dicendo addio per sempre al Leicester.

Senza allenatore, il Leicester si rivolge a Ranieri, famoso Oltremanica come “Tinkerman” (l’aggiustatore), uno che non ti farà mai vincere niente, ma almeno ti sistema le squadre: dopo una salvezza inaspettata e un’estate a parlare di orgie razziste, sembrava più che abbastanza.

Parte invece la cavalcata che porta il Leicester al titolo, con Ranieri, in stato di grazia – e ormai a suo agio nel ruolo di mattatore alle conferenze stampa nonostante l’inglese abborracciato – che tira fuori momenti iconici come quello della campanella accompagnata dalla sua voce che fa “Dilly-ding dilly-dong”, momento entrato nel folklore britannico. Lo stesso accade al presentatore tv Gary Lineker, ex centravanti dell’Inghilterra (e del Leicester), nato a Leicester e tifoso dei Foxes, che aveva promesso, durante la cavalcata, che in caso di vittoria si sarebbe presentato in tv in mutande: e così è stato. Mutande del Leicester, ovviamente.


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Tempi felici, campioni d’Inghilterra nel 2016

L’inizio della fine

L’anno successivo la squadra non segue più l’allenatore e nonostante il traguardo insperato di un quarto di finale di Champions League (poi perso contro l’Atletico Madrid), Ranieri viene esonerato, ricordandoci che certi momenti possono essere effimeri, soprattutto a Leicester. La squadra, da quel momento, galleggerà sempre, o quasi, nella parte alta della classifica. Ma il 27 ottobre 2018 attraversa un dramma, quando l’elicottero del presidente Vichai Srivaddhanaprabha si schianta fuori dallo stadio. La morte del proprietario non ferma i progetti della società, che si rilancia sotto la guida di Brendan Rodgers, un altro con la fama di perdente, come Ranieri. Vincerà, come Ranieri, un po’ meno di Ranieri, portando nella bacheca del Leicester anche l’Fa Cup, l’unico trofeo nazionale che gli mancava (aveva già conquistato tre Coppe di Lega, l’ultima nel 2000). In campo, nella finale del maggio 2021 contro il Chelsea, ci sono ancora quattro eroi del 2015-2016: Vardy, Schmeichel, Morgan e Marc Albrighton.

Ci sarà il tempo di sfiorare una finale di Conference League, un anno fa, fermati sul più bello dalla Roma di Mourinho. Poi il blackout e l’esonero di Rodgers che aggiunge solo caos a caos. Il Leicester crolla e non si rialza più, retrocede. Non è detto che sia un male: dal rigore sbagliato da Knockaert al titolo che i bookmaker giudicavano possibile come un faccia a faccia con il mostro di Lochness sono passati solo tre anni.


Morgan e Schmeichel con l’Fa Cup vinta nel 2021

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