Hockey

Lugano, ancora in cinque mancano all’appello

Serge Pelletier racconta del lento ritorno alla normalità dei bianconeri: 'Abbiamo dovuto anche allenarci senza portieri'

'Sulla lenta via della guarigione' (Ti-Press)
11 dicembre 2020
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«Se vogliamo vederla in positivo, per il prossimo paio di mesi se dovessero rinviare una delle nostre partite non sarà per causa nostra, almeno non per motivi riconducibili al coronavirus». Serge Pelletier la prende con filosofia la situazione in cui è venuto a trovarsi il suo Lugano, confrontato negli scorsi giorni col secondo stop forzato dettato dal virus. Ancora più imperativo del primo: «Già, perché se la prima volta i giocatori risultati positivi erano stati solo tre e dunque avevamo potuto allenarci nella 'bolla', stavolta erano ben venti quelli infettati. Questo scenario ci ha di fatto privati della possibilità di allenarci con quelli sani. Anche se, a ben guardare, 'bolla' o non 'bolla', la situazione non sarebbe cambiata di molto...». Per tornare al lavoro i bianconeri hanno quindi dovuto pazientare fino a mercoledì. Quando sul ghiaccio della Cornèr Arena è andata in scena una seduta per... pochi intimi: «In pratica sul ghiaccio c'erano solo Bertaggia, Traber, entrambi risultati positivi in occasione della prima quarantena, Lajunen e Riva». Logico è che questo ha costretto il tecnico dei bianconeri a rivedere il tipo di allenamento del manipolo di giocatori che si è ritrovato di fronte: «Per forza di cose. Addirittura, sono stato costretto a impostare una seduta senza portieri visto che tra infortuni e positivi, non ce n'era uno che potessimo arruolare. Ma pian piano la situazione sta migliorando. Nel secondo allenamento i presenti erano diversi in più: della rosa dei titolari ne mancavano ancora solo cinque». Emergenza rientrata dunque? «Sì e no. Siamo sulla via del recupero, ma affinché si possa dire di aver superato il delicato momento ci vorrà ancora del tempo. Giorno dopo giorno stiamo recuperando tutto il gruppo, ma diversi dei rientranti accusano ancora qualche postumo riconducibile al coronavirus. Da qui al dire che siano completamente guariti ce ne passa ancora insomma. Anche il carico degli allenamenti di questi giorni è stato di conseguenza adattato alla situazione. Più che altro si è trattato di sedute mirate a rimettere in movimento il corpo dopo questa pausa forzata».

Impossibile anche cercare di 'fare numero' attingendo agli Juniores o facendo capo al partnerteam dei Rockets: «In questi giorni gli Juniores erano impegnati con un tour de force in campionato, e pure in Swiss League si giocava. E poi, spostare un giocatore da una squadra comporta pur sempre un certo rischio di diffondere il virus, ragion per cui è un'opzione che deve essere attentamente valutata, e forse solo per un allenamento il santo non vale la candela». 

Nemmeno gli arbitri sono immuni

Come ti spieghi un così elevato numero di contagi all'interno dello spogliatoio? Qualcosa non ha funzionato con il protocollo? «È una bella domanda. Effettivamente questo interrogativo me lo sono posto pure io, e l'avevo girato anche ai giocatori... Da quanto abbiamo appurato, non ci sono state carenze nel normale protocollo, che viene sempre osservato in maniera scrupolosa, senza tralasciare alcunché. Ma nemmeno così si è mai certi di essere al riparo... In concreto è difficile se non impossibile stabilire con certezza cosa abbia causato un numero così importante di infezioni all'interno del nostro spogliatoio, ma ci sono comunque diverse circostanze che potrebbero aver contribuito al tutto. Come il fatto che le nostre ultime due avversarie, il Bienne e lo Zurigo, in quei giorni erano entrambe confrontate con giocatori positivi. In più, a quanto mi è stato detto, all'indomani della nostra partita contro il Servette del 24 novembre (la terz'ultima dei bianconeri prima dello stop, ndr) pure un arbitro di quel confronto è risultato positivo al tampone... Bene o male siamo stati potenzialmente confrontati con situazioni a rischio in ognuna delle ultime tre partite che avevamo giocato! E poi non bisogna dimenticare che, assieme al Ginevra, il Lugano per le trasferte è la squadra che passa più ore sul bus dell'intero campionato: pur indossando la mascherina per tutta la durata del viaggio, trascorrere diverse ore in un ambiente chiuso non è certo l'ideale sotto questo punto di vista».

Fra i pochi 'graziati' all'interno dello spogliatoio bianconero in entrambe le occasioni c'è anche il 55enne quebecois: «Io? No, sinora ho avuto la fortuna di schivare il virus: da inizio stagione ho fatto parecchi tamponi, ma tutti hanno dato esito negativo. Speriamo di andare avanti così». 

Al ritorno alle competizioni, il Lugano si presenterà comunque ancora orfano di Zurkirchen, ormai fermo da diverse settimane, prima dalla positività al coronavirus e poi per un infortunio. E questo potrebbe aprire uno spiraglio alla titolarizzazione di Fadani, sinora non ancora impiegato dal tecnico canadese: «Se non l'ho ancora mandato sul ghiaccio è perché sinora non avevo ravvisato le condizioni giuste per farlo. Ma sono persuaso che il momento propizio per il suo esordio si presenterà nelle prossime settimane. Anche perché se sinora abbiamo giocato la miseria di 12 partite, nei prossimi tre mesi ci attende un calendario bello zeppo, ragion per cui ci sarà spazio per tutti i portieri. Nella speranza, beninteso, di poter recuperare Zurkirchen il più presto possibile».

In forte dubbio la partita di martedì contro il Friborgo

Sebbene ufficialmente la partita di martedì contro il Friborgo non sia ancora stata rinviata, Pelletier è scettico sul fatto che la stessa si potrà giocare regolarmente: «Se considero le condizioni in cui ci siamo allenati in questi giorni, ho forti dubbi che potremo essere pronti per martedì. Non tanto per questione di effettivi, considerando che teoricamente dovremmo essere in grado di radunare un numero sufficiente di giocatori per poter scendere sul ghiaccio, ma perché sono ancora diversi quelli che lamentano ancora qualche scoria dell'infezione: ne andrebbe anche della loro sicurezza. Più verosimile che torneremo a parlare di campionato da venerdì prossimo, quando in programma abbiamo la trasferta a Bienne».

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