Estero

Algoritmi maoisti per il panopticon 2.0

La Cina compila ‘pagelle sociali’ dei suoi cittadini attraverso videoriconoscimento e nuove tecnologie

Every breath you take, every move you make, Xi'll be watching you...
((Keystone))
6 ottobre 2018
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Immaginate che esista una pagella elettronica per tutto quello che fate nella vita, e che quella pagella sia in mano al vostro governo. Andate al supermercato per prendere dei pannolini: bravi genitori, il punteggio sale. Poi però mettete nel carrello una bottiglia di grappa: incoscienti, via punti. Attraversate la strada fuori dalle strisce e, mentre lo smartphone vi comunica il ‘votaccio’, vedete la vostra faccia e il vostro nome proiettati su un megaschermo della vergogna. Fate l’aperitivo con un amico inviso al potere, e una volta a casa scoprite che non potete più acquistare un biglietto del treno, chiedere un prestito, iscrivere i figli in una buona scuola.

Si tratta di esperienze che molti cittadini di Xiangyang, Chongqing, Zhengzhou e un’altra decina di città cinesi vivono già giornalmente. E che entro il 2020 potrebbero costituire la quotidianità per tutto il miliardo e mezzo scarso di cittadini della Repubblica popolare, oltre che per le loro società. Un raffinato meccanismo di controllo che passa attraverso duecento milioni di telecamere a circuito chiuso, decine di app e raffinate tecnologie di schedatura, geolocalizzazione, riconoscimento facciale e realtà aumentata.

È il cosiddetto ‘Sistema di credito sociale’ (Scs) con il quale il presidente Xi Jinping – che ha appena cambiato la legge per aprirsi la strada del mandato a vita – intende rafforzare il controllo sui suoi sudditi. Pardon, cittadini. Lo scopo è chiarissimo, e sta scritto nero su bianco nei comunicati del partito comunista: “Permettere a chi merita fiducia di spaziare libero sotto il cielo, e impedire anche un solo passo a chi non lo è”. Rafforzando quel controllo che, dopo gli anni bui di Mao, si era un po’ allentato con l’apertura economica a partire dagli anni Ottanta.

Ora invece mercato e sorveglianza tornano a fare tutt’uno. Sotto il regno di Xi la Cina è diventata il maggiore mercato mondiale per le tecnologie di sicurezza e sorveglianza: si calcola che entro il 2020 le telecamere a circuito chiuso installate saranno trecento milioni, e che tre quarti dei server usati nel mondo per il videoriconoscimento saranno in mano ai cinesi. Un business che funge anche da potente incubatore per l’industria interna. E così, con la scusa di garantire a tutti ‘legge e ordine’, si fa anche girare l’economia. “Spiare”, commenta il ‘New York Times’, “sta diventando un grosso affare”.

Per ora la mappatura totale della popolazione è limitata da scogli tecnologici e ‘punti ciechi’, ma l’Scs è già sperimentato in almeno una dozzina di città, stando all’australiana ‘Abc’ che lo definisce “il più grande progetto d’ingegneria sociale mai tentato”. Il sistema prevede l’assegnazione di ‘note’ su una scala da 0 a 800 (o 900): un punteggio alto permette di noleggiare auto e prenotare camere d’hotel ‘Vip’ e senza depositi, accedere a crediti agevolati e così via. Ma per riuscirci non basta essere ubbidienti, disciplinati e remissivi verso il potere: anche quel che fanno e dicono le persone cui si è legati – amicizie, amori, parentele – influenza la propria ‘pagella’. Sempre secondo ‘Abc’, circa 10 milioni di persone sono stati puniti nell’ambito dell’Scs: il blocco dell’accesso ai servizi e ai trasporti pubblici si è tradotto per molti di loro in arresti domiciliari de facto. Sistemi di sorveglianza elettronica vengono utilizzati nell’Ovest del Paese per controllare la minoranza musulmana degli Uiguri, mentre la polizia di città come Luoyang utilizza occhiali ‘smart’ per identificare e schedare i ‘sospetti’.

Sul ‘New York Times’ Martin Chorzempa, fellow del Peterson Institute for International Economics, l’ha definita “governance algoritmica”. E anche se questo panopticon digitale non funziona sempre e ovunque, il semplice timore di essere osservati e schedati digitalmente costituisce già un potente strumento di dissuasione: “L’incertezza rende le persone più ubbidienti”, chiosa Chorzempa. Una brutta botta per chi sperava che il capitalismo e le nuove tecnologie avrebbero portato con sé anche la democrazia.

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