Nuovo tribunale, nuova bocciatura per Donald Trump, mentre la guerra commerciale continua. Dopo che la Corte Suprema americana ha annullato il suo programma globale di dazi con una decisione storica, la US Court of International Trade ha bloccato anche il piano B del presidente americano: le tariffe del 10%.
La sentenza, emessa con un voto di 2 a 1, blocca per il momento l'applicazione delle imposte nei confronti di sole due aziende e dello Stato di Washington. La corte per il commercio internazionale, infatti, non ha voluto emettere un'ingiunzione per bloccare i dazi per la totalità degli importatori, respingendo così la richiesta avanzata da un gruppo di 24 Stati Usa - per lo più a guida democratica - e motivando tale decisione con la mancanza, da parte di tali Stati, della legittimazione processuale necessaria per richiedere un provvedimento di tal genere.
Tuttavia la sentenza è un'altra battuta d'arresto per la strategia del tycoon ad una settimana dall'incontro con Xi Jinping a Pechino, in cui si discuterà delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina.
Da quando la Corte Suprema, a febbraio, ha inferto un duro colpo alla politica economica di Trump, le imprese si sono affrettate a richiedere i rimborsi. A marzo, lo 'US Customs and Border Protection' (l'ente per le dogane e la protezione delle frontiere) ha stimato che, a seguito della sentenza del massimo tribunale americano, oltre 330.000 importatori potrebbero aver diritto a un rimborso per un totale di oltre 160 miliardi di dollari.
Dal 20 aprile le imprese hanno iniziato a presentare al governo la documentazione per recuperare quanto versato a titolo di imposte illegittime. Oltre 3.000, tra cui il gigante delle spedizioni FedEx e quello dei supermercati Costco, hanno già fatto causa all'amministrazione nel tentativo di ottenere i rimborsi, con alcuni ricorsi depositati ancor prima della sentenza del massimo tribunale americano.
Solo le aziende che hanno ufficialmente versato i dazi hanno diritto a recuperare tali somme, ciò significa che la più ampia platea di soggetti colpiti dalle politiche del presidente, inclusi milioni di americani che hanno pagato prezzi più elevati per i prodotti acquistati, non può richiedere un indennizzo diretto. I tempi del procedimento sono comunque abbastanza lunghi: dai 60 ai 90 giorni una volta accettata la richiesta di indennizzo.
Ora la corte per il commercio ha stabilito che i dazi non trovano giustificazione nella Sezione 122 del Trade Act del 1974, la legge invocata dal presidente americano a febbraio dopo lo stop del massimo tribunale americano. Secondo la sentenza, lo stato di Washington e due piccole imprese - la casa produttrice di giocattoli Basic Fun! e l'importatore di spezie Burlap & Barrel - hanno dimostrato che le nuove tariffe sono state un tentativo di Trump di eludere la decisione storica della Corte Suprema.
Per tutti gli altri Stati che avevano fatto causa i dazi rimangono in vigore fino a luglio. Quelle settoriali imposte su merci quali acciaio, alluminio e automobili rimangono inalterate e non sono toccati da queste contestazioni legali.
Il presidente, ovviamente, non ha preso bene la sentenza accusando i due giudici che hanno votato a favore di essere "estremisti di sinistra". "Nulla mi sorprende più, quando si tratta dei tribunali. Nulla mi sorprende", ha dichiarato ai giornalisti durante una visita al National Mall di Washington. "Procederemo in un altro modo".
The Donald intende ancora reintrodurre dazi generalizzati nei confronti dei principali partner commerciali, invocando un'altra sessione del Trade Act legge che ha resistito a numerosi ricorsi legali, la 301, che disciplina le pratiche commerciali sleali.