Una mozione chiede risarcimenti integrali e regole speciali per gestire i lupi nelle zone dove non si possono attuare le misure di protezione.

BELLINZONA - Risarcimenti integrali per le misure di protezione imposte agli allevatori, interventi di abbattimento o dissuasione prima dello scarico anticipato degli alpeggi e regole speciali per la gestione dei lupi nelle zone non proteggibili. Sono le richieste di una mozione presentata il 6 novembre da Sem Genini e Roberta Soldati, insieme ad altri 16 cofirmatari.
L'atto parlamentare, intitolato «Alpeggi non proteggibili, che non suoni la campana a morto!», denuncia le contraddizioni delle disposizioni cantonali e federali introdotte per gestire le predazioni. Secondo i firmatari, le misure previste rischiano di accelerare l'abbandono degli alpeggi anziché garantirne la sopravvivenza.
Il paradosso del Piano di emergenza
Al centro delle critiche c'è il Piano di emergenza aziendale, che stabilisce gli interventi da adottare dopo gli attacchi dei grandi predatori. Negli alpeggi dichiarati non proteggibili, dopo una prima predazione possono essere imposti recinti notturni e orari di pascolo ridotti. Dopo un secondo attacco diurno è richiesta la presenza costante di un pastore, mentre al terzo è previsto lo scarico dell'alpeggio. «Se le misure di emergenza fossero ragionevolmente applicabili in un alpeggio non proteggibile, allora non sarebbe un alpeggio non proteggibile, bensì proteggibile!», contestano i promotori. A loro giudizio, il sistema impone obblighi difficilmente realizzabili, rendendo lo scarico anticipato praticamente inevitabile. Un'altra contraddizione riguarda i criteri per intervenire sui lupi. Mentre per gli abbattimenti è prevista una soglia di danno rilevante, indicata nella mozione in sei animali predati in quattro mesi, le misure imposte agli allevatori scattano in base al numero di attacchi, indipendentemente dalle vittime.
Costi e trasferimenti a carico degli allevatori
I firmatari chiedono che tutte le spese supplementari, dalle recinzioni al personale fino agli eventuali problemi sanitari degli animali, siano risarcite al 100%. Denunciano inoltre che, se le misure prescritte non vengono applicate, le successive predazioni non danno diritto a indennizzi e non vengono conteggiate per gli abbattimenti. La mozione cita il caso di allevatori ticinesi costretti a trasferire gli animali fino nel Canton Glarona dopo una predazione, senza ricevere, secondo i promotori, un aiuto concreto. Viene inoltre sollevato il rischio che alcuni attacchi non vengano denunciati per evitare ulteriori obblighi, falsando così le statistiche.
Le richieste al Governo
Oltre ai risarcimenti, la mozione chiede al Consiglio di Stato di prevedere interventi attivi di abbattimento o dissuasione prima di arrivare allo scarico anticipato. La Consulenza agricola cantonale dovrebbe inoltre predisporre, già a inizio stagione, alternative per trasferire il bestiame in caso di necessità. Infine, i firmatari sollecitano il Governo a intervenire presso Berna affinché, negli alpeggi non proteggibili, il «danno rilevante» possa essere riconosciuto già dopo la prima predazione e tutti gli attacchi vengano considerati per la regolazione proattiva dei branchi. L'iniziativa segue la recente approvazione, da parte del Gran Consiglio, di una mozione per un concetto cantonale di emergenza. I promotori ricordano anche le quasi 12'000 firme raccolte a sostegno degli alpeggi ticinesi, consegnate al Governo cantonale nel 2025 e a Berna nel maggio 2026.