BELLINZONA

Caso Hospita, c'è una denuncia penale per la fuga di notizie

I deputati dell'MPS Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi si rivolgono al Ministero pubblico per una possibile violazione del segreto d'ufficio. Nel mirino le anticipazioni sulle conclusioni della CPI.

Caso Hospita, c'è una denuncia penale per la fuga di notizie
(TiPress)
4 novembre 2026
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BELLINZONA - I deputati dell'MPS Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi hanno inoltrato oggi, 4 novembre, una denuncia penale contro ignoti al Ministero pubblico per una possibile violazione del segreto d'ufficio (art. 320 CP) nell'ambito dei lavori della Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI) sul caso Hospita.

Al centro della denuncia c'è un articolo pubblicato dal Cdt il 30 ottobre 2026, intitolato «Tra le pieghe del rapporto Hospita: nessuna combine», nel quale vengono anticipate alcune conclusioni della CPI, il cui rapporto sarà reso pubblico ufficialmente soltanto il prossimo 11 novembre.

Secondo i due granconsiglieri, l'articolo contiene informazioni dettagliate che i giornalisti dichiarano di aver ottenuto da «fonti a conoscenza dell'incarto». Non si tratterebbe, sostengono Pronzini e Sergi, di semplici considerazioni generali o di ricostruzioni di fatti già noti, ma di valutazioni specifiche attribuite alla Commissione.

Le anticipazioni riguardano, in particolare, le responsabilità dei protagonisti della vicenda, le conclusioni sulla presunta combine nelle nomine, le valutazioni sull'operato del Consiglio di Stato e i risultati di una perizia esterna commissionata dalla CPI. L'articolo conterrebbe inoltre giudizi critici rivolti ad alcuni deputati, compresi gli stessi firmatari della denuncia.

Le informazioni sono state pubblicate anche da Ticinonews e successivamente riprese da altri organi d'informazione, tra cui laRegione.

Il sospetto di una fuga di informazioni riservate
Per i due esponenti dell'MPS, «la precisione, l'ampiezza e la natura delle informazioni divulgate», insieme al riferimento a fonti a conoscenza dell'incarto, fanno sorgere il sospetto che contenuti riservati siano stati comunicati ai giornalisti da una o più persone che avevano accesso al rapporto o ai lavori della Commissione.

La denuncia richiama in particolare gli obblighi di riservatezza ai quali è sottoposta la CPI, istituita dal Gran Consiglio il 26 gennaio 2026. L'articolo 40 della Legge sul Gran Consiglio stabilisce infatti che i membri della Commissione «sono tenuti al riserbo più assoluto» e restano vincolati al segreto d'ufficio anche dopo la conclusione dei lavori, per i fatti non portati a conoscenza del Parlamento.

Il regolamento della CPI, adottato il 27 gennaio, prevede inoltre che commissari, collaboratori ed eventuali periti esterni sottoscrivano una dichiarazione relativa al segreto d'ufficio accresciuto, con esplicito riferimento all'articolo 320 del Codice penale.

Pronzini e Sergi ricordano anche che, nel comunicato del 13 ottobre, la Commissione aveva annunciato la pubblicazione del rapporto per l'11 novembre, precisando che fino a quella data non sarebbero state rilasciate dichiarazioni o interviste.

Chi ha avuto accesso al rapporto?
La questione, secondo i denuncianti, richiede tuttavia un accertamento approfondito. Il rapporto è stato infatti sottoposto al Consiglio di Stato e messo a disposizione delle persone interrogate, affinché potessero formulare le proprie osservazioni. Non è quindi possibile stabilire, sulla base delle sole anticipazioni giornalistiche, da dove provengano le informazioni.

Per questo motivo i due deputati chiedono di verificare chi abbia avuto accesso al documento e quali obblighi di riservatezza fossero applicabili alle persone coinvolte.

«La circostanza che il rapporto sia destinato a diventare pubblico non esclude, di per sé, la possibile violazione del segreto d'ufficio qualora informazioni ancora riservate siano state comunicate senza autorizzazione», sottolineano nella denuncia.

Dal punto di vista istituzionale, Pronzini e Sergi ritengono particolarmente grave che le presunte conclusioni di un'inchiesta parlamentare straordinaria siano state diffuse prima che il Gran Consiglio, che ha istituito la CPI, abbia potuto prenderne ufficialmente conoscenza.

Una divulgazione non autorizzata, osservano, potrebbe compromettere la credibilità della Commissione, le garanzie delle persone coinvolte e il corretto svolgimento del successivo dibattito parlamentare. A rendere la situazione ancora più delicata sarebbe la diffusione selettiva di giudizi su persone identificabili, senza che siano contemporaneamente disponibili il rapporto integrale e le eventuali osservazioni degli interessati.

La richiesta al Ministero pubblico
I due granconsiglieri precisano di non voler attribuire responsabilità a singoli membri della CPI, ai collaboratori o ad altre persone, non disponendo di elementi sufficienti per identificare l'origine delle informazioni.

La denuncia, sottolineano, «non riguarda l'attività dei giornalisti, né intende mettere in discussione la libertà di stampa e la tutela delle fonti giornalistiche», ma esclusivamente l'eventuale comunicazione illecita di informazioni riservate da parte di persone soggette al segreto d'ufficio.

Al Ministero pubblico viene quindi chiesto di accertare se i contenuti pubblicati il 30 ottobre fossero effettivamente coperti dal segreto d'ufficio, di identificare le persone che ne erano a conoscenza e di verificare se vi sia stata una divulgazione non autorizzata penalmente rilevante.

Pronzini e Sergi sollecitano inoltre accertamenti presso gli organi competenti della CPI e del Gran Consiglio, chiedendo di acquisire, laddove giuridicamente possibile, la documentazione relativa alla circolazione del rapporto e agli accessi al documento, oltre ad adottare le necessarie misure di conservazione delle prove.

Spetterà ora al Ministero pubblico valutare se le circostanze segnalate configurino effettivamente un reato e, in caso affermativo, individuarne gli eventuali responsabili.

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