CANTONE

Accordo 2.0 UE-Svizzera, passa mozione UDC per referendum

Il partito chiede il referendum obbligatorio con doppia maggioranza – Popolo e Cantoni – sull’Accordo quadro 2.0.

(Foto TiPress)
24 febbraio 2026
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(fonte: UDC)

BELLINZONA - Il Gran Consiglio ha approvato oggi la mozione dell’UDC che chiede il referendum obbligatorio
con doppia maggioranza – Popolo e Cantoni – sull’Accordo quadro 2.0 con l’Unione europea.
«Un segnale politico forte contro ogni tentativo di aggirare la volontà popolare e di legare la
Svizzera a Bruxelles senza il consenso dei Cantoni» afferma Alain Bühler, Capogruppo in Gran Consiglio,.
Con il voto odierno - si legge in una nota - «il Parlamento ha avuto l’accortezza di fare propria una richiesta chiara: che trattati come quello di sottomissione all’UE vengano approvati anche dalla maggioranza dei Cantoni. Perché esso incide profondamente sulla nostra sovranità, sul nostro ordinamento costituzionale e sulle competenze dei Cantoni e non può essere sottoposto a una semplice maggioranza popolare. È una questione di rispetto della Costituzione federale e della struttura federalista del nostro Paese».
La mozione, elaborata dai Giovani UDC e presentata in aula dallo stesso Alain Bühler, incarica il Consiglio di Stato di esercitare pressione sul Consiglio federale e sull’Assemblea federale affinché
l’eventuale accordo di sottomissione sia sottoposto a referendum obbligatorio. «Inoltre, qualora
Berna tentasse di aggirare la doppia maggioranza, il Cantone dovrebbe attivare tutti gli
strumenti giuridici e politici a disposizione per far valere i diritti dei Cantoni».

Per l'UDC, quello che è chiamato «edulcoratamente “Accordo quadro 2.0” e che dunque sembra un
innocuo aggiornamento tecnico-burocratico dei bilaterali, è in realtà un progetto politico che
prevede l’adozione dinamica del diritto UE e la subordinazione della Svizzera – in caso di
controversie – alla corte di giustizia di Bruxelles». In caso di divergenze, «verrebbero applicate
delle sanzioni contro il nostro Paese. Questo significa meno autodeterminazione, meno
margine di manovra politica e una progressiva erosione delle competenze cantonali».