GINEVRA

Narcotizzava la moglie, la stuprava e filmava tutto. Poi postava i video online

Dopo Gisèle Pelicot, in Svizzera si estende la rete di casi shock. Un uomo di Ginevra, che nel frattempo è stato arrestato, avrebbe utilizzato questo modus operandi per anni.

(Deposit (simbolica))
19 settembre 2026
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(fonte: AargauerZeitung)
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GINEVRA - Non solo Gisèle Pelicot e la Francia. Anche in Svizzera emergono sempre più casi di uomini facenti parte di una vera e propria rete di stupratori seriali.

Mentre ancora si discute dell'ex granconsigliere argoviese Patrick Frei e delle sue vittime, si apre infatti un nuovo e inquietante capitolo che vede protagonista un ginevrino.

A segnalare l'uomo alla polizia, spiega l'Aargauer Zeitung, è stata Avery Haines, una giornalista canadese che ha indagato su questa rete a livello internazionale. Il quotidiano argoviese l'ha intervistata.

Il modus operandi è sempre lo stesso: narcotizzare la propria partner, abusare sessualmente di lei, e condividere i video online.

L'uomo, che Haines chiama "Henri", si è fatto notare perché all'interno di questi gruppi segreti commentava i video condivisi da un uomo canadese, poi a sua volta arrestato per aver narcotizzato e stuprato sette diverse donne.

«Decine di video di una donna incosciente»
«"Henri" si considerava un regista e dava consigli su come rendere più "creativi" i video di stupro», racconta. «Ho guardato il suo profilo: c’erano decine di video di una donna che sembrava incosciente. Dai suoi commenti era chiaro che si vedeva come una sorta di Steven Spielberg. Per lui era arte».

«Si divertiva a trasformarla in un "giocattolo"»
A quel punto la giornalista decide di approfondire. «Gli ho scritto, elogiando i suoi video e fingendo di cercare un mentore. Mi ha risposto che era troppo rischioso parlare sul sito porno pubblico e mi ha dato un indirizzo su un servizio di posta elettronica criptata. Così siamo diventati "amici di penna" e ci siamo scambiati decine di e-mail. Nei suoi messaggi emergeva una disumanizzazione estrema della donna – in questo caso di sua moglie. Scriveva di quanto si divertisse a trasformarla in un "giocattolo"».

L'escalation e il sospetto di altre vittime
«All’inizio narcotizzava la moglie una sola volta prima dell’aggressione, usando una sostanza», spiega Haines. «In seguito ha adottato misure aggiuntive, molto più invasive, per far sì che lei restasse incosciente durante gli stupri. Ero molto preoccupata per la sua sicurezza. Sosteneva anche di aver fatto cose simili, nell’arco di vent’anni, con altre donne, e che nessuna di loro avesse mai subito conseguenze».

«L'ho riconosciuta dal video del matrimonio»
La giornalista, allarmata, fa quindi di tutto per scoprire l'identità dell'uomo. «Gli ho dato più informazioni su di me, raccontandogli che vivo in Canada. Lui mi ha rivelato di abitare a Ginevra, poi anche il suo nome di battesimo e, più o meno, il settore in cui lavorava. Ho inserito questi dati su LinkedIn e ho trovato un nome. Con quel nome ho cercato su YouTube e ho trovato un video di un matrimonio. Ho riconosciuto la sposa come la donna che avevo visto incosciente nei suoi video».

L'arresto
Haines trasmette quindi tutte le informazioni raccolte alla Polizia di Ginevra, che la ricontatta immediatamente. «Poi non ho più avuto notizie per molto tempo. Poiché non mi scriveva più e non pubblicava nuovi video, ho pensato che fosse stato arrestato. E alcuni mesi dopo la polizia mi ha confermato l'arresto».

"Henri", come ha verificato l'Aargauer Zeitung, si trova in carcere preventivo da maggio 2025. E la procura di Ginevra ha confermato che è sotto indagine per violenza sessuale e coercizione sessuale.

La giornalista precisa infine che entrare in questi gruppi segreti, in realtà, non è stato difficile. «È proprio questo l’aspetto più inquietante. Non ho nemmeno dovuto accedere al dark web. Questi uomini si sentivano così sicuri e spavaldi che spesso nei video non si preoccupavano nemmeno di nascondersi. I volti delle donne erano quasi sempre ben visibili. L’unica precauzione era l’uso di una sorta di linguaggio in codice. Altri uomini che conoscono questo linguaggio possono così trovare i video», su siti porno, utilizzando hashtag specifici.

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