ARGOVIA

Sparatoria di Aarau, parla la mamma della vittima: «Non volevo venisse in Svizzera»

Il racconto della madre tra ricordi, rimpianti e la ricerca della verità.«Voglio sapere chi ha ucciso mia figlia».

4 settembre 2026
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(fonte: BLICK)
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AARAU - Gulmira Israilova, 47 anni, è seduta a un tavolo di un McDonald's. Sono le 22.50 di mercoledì sera. Prende il cellulare e mostra alla giornalista del Blick le foto della figlia Maria, 22 anni, uccisa durante la sparatoria al rave di Aarau. Un proiettile l'ha colpita al petto e la giovane è morta dissanguata in pochi istanti.

«Doveva venire in Italia a festeggiare con me»
«Vede che figlia meravigliosa avevo?», chiede la madre. Israilova, minuta, appare spezzata dal dolore. «E ora mi è stata portata via per sempre». Al suo fianco ci sono gli altri due figli, Alvaro e Alisia, e un amico di famiglia che cerca di consolarla.

Nelle foto Maria appare piena di vita. «Era dello Scorpione. Il 26 ottobre avrebbe compiuto gli anni e aveva programmato di venire in Italia per festeggiare con me», racconta la madre.

Dopo una lunga giornata, Israilova cerca di mangiare qualcosa. «Ora devo essere forte per gli altri miei due figli». Ma deve anche occuparsi del rimpatrio della salma e del funerale della figlia maggiore.

«Amava la techno, la rilassava»
Maria, racconta, «era estremamente matura per la sua età, ma aveva anche qualcosa di giocoso e infantile». Amava Hello Kitty e Stitch. Da bambina era tranquilla e affettuosa e sapeva giocare da sola per ore. «All'asilo cantava inni religiosi perché li aveva imparati da un'altra bambina molto devota. Conosceva tutte le parole». Da adulta, invece, aveva scoperto la musica techno, che «la rilassava». «Quanto è assurdo tutto questo?», dice la madre.

Maria amava stare in mezzo alla gente, ma sceglieva con attenzione le sue amicizie. «Il suo cerchio era ristretto. Chi ne faceva parte poteva considerarsi fortunato. Alla fine si prendeva cura di tutti».

«Non volevo venisse in Svizzera»
La famiglia, spiega Israilova, non ha avuto una vita facile. Crescere tre figli da sola «è una sfida». Maria era arrivata in Svizzera alla ricerca di un futuro migliore. «In realtà ero contraria che venisse qui». La giovane aveva studiato gestione alberghiera e lavorava, tra le altre cose, in un food truck. «Mi chiamava ogni giorno e mi raccontava la sua quotidianità. Sembrava che fossi lì con lei».

Ora restano soprattutto le domande. La famiglia, impegnata a raccogliere gli effetti personali di Maria, non ha potuto seguire attentamente la conferenza stampa della polizia argoviese. Poi ha cercato di ricostruire insieme quanto accaduto.

«Voglio sapere chi ha ucciso mia figlia»
«Come fa la polizia a sapere che si è trattato di una strage e che l'autore ha agito da solo, se lui si rifiuta di parlare? Perché è venuto proprio ad Aarau, quando avrebbe potuto raggiungere città con una vita notturna più intensa, come la vicina Basilea? E quanto è davvero malato di mente?».

Quando apprende che i giornalisti stanno cercando di ricostruire la storia dell'aggressore, Israilova non ha dubbi: «Questo è giusto. Voglio sapere chi ha ucciso mia figlia». Vuole capire come sia potuta accadere una tragedia tanto assurda.

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