Niente accesso agli atti sulle trattative con Washington. Il caso ora rischia il tribunale
BERNA - La Segreteria di Stato dell’economia (SECO) mantiene sotto chiave tutti i documenti relativi alle trattative commerciali con Washington, mettendo in difficoltà il responsabile federale della trasparenza. La disputa, come riporta il Blick, è ora destinata ad approdare in tribunale.
Le richieste di trasparenza
Il confronto sui dazi imposti da Donald Trump contro la Svizzera è stato uno dei principali temi politici dell’ultimo anno: dai negoziati tra Berna e Washington fino all’accordo provvisorio di metà novembre 2025 su una tariffa del 15%. Molti aspetti restano però poco chiari. Giornalisti e cittadini hanno quindi presentato richieste di accesso agli atti presso la SECO, appellandosi alla legge sulla trasparenza.
La porta chiusa
Tra i documenti richiesti figurano anche le comunicazioni tra la SECO e il cosiddetto “Team Switzerland”, il gruppo di imprenditori guidato da Alfred “Fredy” Gantner che, durante una visita alla Casa Bianca, ha cercato di influenzare il presidente statunitense. Tuttavia, la SECO ha respinto tutte le richieste, sostenendo che si tratta di materiali relativi a negoziati ancora in corso e che la loro pubblicazione potrebbe indebolire la posizione svizzera.
L'accesso negato
Il caso si è trasformato in uno scontro con l’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT), chiamato a mediare. In modo insolito, la SECO ha negato l’accesso ai documenti persino all’IFPDT, sostenendo che la legge sulla trasparenza non si applichi in questo caso perché si tratterebbe di una procedura internazionale.Questa posizione è contestata dal garante, che sottolinea come il diritto di consultare i documenti sia essenziale proprio per verificare l’eventuale esistenza di eccezioni. Negli ultimi anni, anche Consiglio federale e tribunali hanno ribadito l’importanza di questo principio.
Il ricorso al tribunale
L’IFPDT ha quindi raccomandato alla SECO di concedere l’accesso agli atti, accusandola di violare l’obbligo di collaborazione. Ma anche queste indicazioni sono state ignorate. I richiedenti possono ora ricorrere al Tribunale amministrativo federale e i primi ricorsi sono attesi a breve.
Resta infine il nodo politico: la SECO non chiarisce le ragioni della sua chiusura. Tra le ipotesi, il timore di reazioni da Washington o la natura particolarmente delicata dei documenti.