Il settore teme una crisi senza precedenti se i prezzi e la scarsità di carburante non troveranno presto una soluzione.
DUBLINO - Il CEO del gruppo Ryanair, Michael O’Leary, parlando oggi a un gruppo di giornalisti in Irlanda, ha lanciato un forte allarme sulla crisi del carburante innescata dalla guerra e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Secondo O’Leary - ripreso da Il Sole 24 Ore - il conflitto è costato alla compagnia «50 milioni di dollari in più di carburante soltanto ad aprile» e, se il prezzo al barile rimanesse a 150 dollari, la spesa annuale potrebbe essere di 600 milioni in più.
Rischio fallimenti e non solo... - Nonostante Ryanair sia coperta all'80% a un prezzo fisso (67 dollari al barile) fino al 2027, il 20% viene acquistato sul mercato libero. Il prezzo? 74 dollari prima della guerra, mentre nei mesi successivi ha raggiunto i 150 dollari, livello ritenuto insostenibile per gli operatori. A questo riguardo O’Leary prevede che, se i prezzi si manterranno così elevati, «due o tre compagnie aeree europee in ottobre o in novembre potrebbero fallire».
Oltre all'aumento dei costi, il problema principale resta la disponibilità: l'approvvigionamento per maggio sembra assicurato, ma «per giugno non siamo sicuri». E se la guerra finisse domani? «Ci vorrebbero almeno tre o quattro mesi per tornare alla normalità».
L'attacco a Trump - Il CEO, commentando infine i buoni risultati e la crescita della sua compagnia, non risparmia una frecciatina al presidente Usa: «Il business stava esplodendo quest’anno (...) poi Trump decide a metà marzo di fare a pezzi l’Iran e manda il mondo a rotoli».