Un’interpellanza interpartitica chiede al Governo di intervenire dopo il rimpatrio di una parte della famiglia Pokerce.

BELLINZONA - La vicenda della famiglia Pokerce, dopo il rimpatrio forzato in Turchia dei genitori e del figlio minorenne, continua a far discutere.
Due i punti principali. Anzitutto il padre: la SEM non ha ritenuto sufficienti le motivazioni per concedere l’asilo e, una volta atterrato a Istanbul, l’uomo è stato trattenuto dalla polizia turca. Dovrà con ogni probabilità comparire a processo per reato d’opinione.
In secondo luogo, Zelal (21 anni) e Yekta (20 anni) si trovano ancora in Ticino, in attesa di una risposta al ricorso presentato dalla loro avvocata contro la prima decisione negativa dell’Ufficio della migrazione sulla richiesta di riconoscimento del caso di rigore.
Una situazione delicata che ha spinto un gruppo di parlamentari a inoltrare un'interpellanza interpartitica (presentata da Maurizio Canetta, PS) in Consiglio di Stato.
«L’operazione di espulsione - si legge nel testo dell'interpellanza - di parte della famiglia Pokerce è avvenuta il mattino presto con l’intervento in casa della famiglia e alla scuola del piccolo Azad di diversi agenti, che hanno poi accompagnato i tre a Zurigo, dove sono stati caricati sull’aereo. Hanno viaggiato sotto scorta. I telefoni cellulari sono stati sequestrati, impedendo ai figli maggiori di avere contatti con loro durante tutta la giornata. Una giornata di grande tensione e prostrazione psicologica».
Ma quale ruolo può svolgere il Governo? Secondo il gruppo interpartitico, il parere del Consiglio di Stato è centrale per aprire la strada alla concessione ai due ragazzi del permesso B di integrazione. «La decisione spetta alla Segreteria di Stato per la Migrazione, che ovviamente tiene conto del parere del governo cantonale. I due ragazzi sono perfettamente integrati in Ticino, dove vivono dal 2021. Sono andati a scuola e hanno frequentato un apprendistato fino alla decisione di blocco per loro delle attività scolastiche e professionali».
A sostegno della loro situazione ci sono una petizione con 1700 firme, c’è una lettera sottoscritta da 24 parlamentari firmata da rappresentanti di quasi tutti i partiti e un attestato di sostegno della scuola di Zelal. «Sono testimonianze del valore del percorso di inserimento dei due ragazzi, della loro integrazione e della costruzione di legami nel territorio. Per loro quello attuale è un limbo dal quale una posizione positiva del Consiglio di Stato permetterebbe perlomeno di aprire uno spiraglio importante verso un futuro che loro sognano. Quella della famiglia Pokerce è una vicenda umanamente toccante e che merita una soluzione positiva, almeno per due giovani che hanno sempre dimostrato una grande forza e volontà di integrazione».
Le domande al Consiglio di Stato:
Cofirmatari dell'interpellanza: Sara Beretta Piccoli, Verdi Liberali, Samanta Bourgoin, I Verdi, Simona Buri, PS Giso FA, Fiorenzo Dadò, Il Centro, Danilo Forini, PS GISO FA, Daria Lepori, PS Giso FA, Cristina Maderni PLR, Tamara Merlo, Più Donne, Maura Mossi Nembrini, Più Donne, Matteo Pronzini, MPS, Laura Riget, PS Giso FA, Beppe Savary Borioli, PS Giso FA, Nara Valsangiacomo, I Verdi.