27.10.2022 - 15:37

Brasile, 20 anni di riserve

Il polmone del mondo sotto protezione

di Susanna Petrone
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Il fiume Juruena, in Brasile, attraversa un’area protetta

La foresta amazzonica, immensa, selvaggia e così cruciale per la sopravvivenza di tutti noi su questo pianeta: contribuisce a stabilizzare il clima, ospitando almeno il 10% delle specie conosciute al mondo e oltre 40 milioni di persone. Per proteggere in modo permanente 150 milioni di acri dell’Amazzonia brasiliana, nel 2022 il Brasile ha istituito il programma Amazon Region Protected Areas (ARPA). Quest’area nasce in collaborazione con il WWF ed altre organizzazioni ambientali ed è la più grande iniziativa al mondo per quanto riguarda la conservazione delle foreste tropicali. "Se guardo indietro ai 20 anni di ARPA, è incredibile pensare al profondo impatto che abbiamo avuto per le persone del Brasile e dell’Amazzonia", ci racconta Meg Symington, direttore generale del WWF per l’Amazzonia, che ha svolto un ruolo cruciale nello sviluppo del programma. "Faccio tesoro delle significative collaborazioni che abbiamo stretto in due decenni e mi considero privilegiata per averne fatto parte per così tanto tempo. Non vedo l’ora di vedere cosa ci riserveranno i prossimi 20 anni". Tanti i progetti, tanti i successi e tanti gli obiettivi: oggi ve ne presenteremo alcuni.

I successi

Quando è nato il progetto ARPA, per prima cosa il WWF ha subito stabilito che era essenziale creare aree protette molto grandi, per garantire agli animali di spostarsi senza problemi. Per questo motivo milioni di acri sono stati dichiarati off limits. Nei suoi primi otto anni di vita, infatti, ARPA ha creato 57 milioni di acri di aree protette e ha continuato a sostenere il miglioramento della gestione di altri milioni. Le aree protette dall’ARPA ammontano oggi a 154 milioni di acri, quasi 1,5 volte l’estensione della California, superando l’obiettivo iniziale del programma. Un altro punto cruciale, che fa parte anche degli obiettivi per il futuro, è la drastica riduzione della deforestazione e delle relative emissioni di carbonio. La riduzione della deforestazione nella foresta amazzonica, un importante serbatoio di carbonio, è essenziale per mitigare i cambiamenti climatici. Tra il 2008 e il 2020, le aree protette sostenute dall’ARPA hanno ridotto la deforestazione di circa 650’000 acri. Ciò corrisponde a circa 104 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 evitate, pari alle emissioni totali dell’aviazione nazionale americana nel 2020, o a circa il 17% delle emissioni del settore dell’aviazione nazionale globale. Basti pensare che dal 1960 ad oggi, la foresta amazzonica ha assorbito un quarto di tutte le emissioni da combustibile fossile. Quindi contribuisce in modo essenziale all’equilibrio globale. Ma tutto questo potrebbe cambiare, se non si mette un freno alla deforestazione di uno dei polmoni più importanti del pianeta. Inoltre, con i cambiamenti climatici, si rischiano incendi devastanti.

Equilibrio sostenibile

Grazie al progetto ARPA è stato possibile preservare la biodiversità dell’Amazzonia. Le aree protette, infatti, sono riconosciute a livello mondiale come una delle strategie più efficaci per la conservazione della biodiversità. Riducendo al minimo le minacce come la deforestazione, l’ARPA ha salvaguardato la preziosa diversità dell’Amazzonia che altrimenti sarebbe andata perduta. Ogni anno, esperti di ogni angolo del mondo trovano centinaia di nuove specie. Ogni volta è come mettersi alla scoperta di un mondo nuovo. Le foreste sono dei veri e propri scrigni di biodiversità. E chissà quanti animali e quante piante non conosciamo ancora, ma che si nascondono e crescono nella folta vegetazione della foresta amazzonica. Sin da subito, inoltre, è stato chiaro che bisognava rafforzare l’equilibrio tra protezione e uso sostenibile del territorio. Molte persone dipendono dalle risorse naturali delle foreste per il loro sostentamento, ma quando l’estrazione delle risorse diventa insostenibile, minaccia la biodiversità e la stabilità dell’ecosistema. Per soddisfare le esigenze delle persone e delle foreste, metà delle aree sostenute dall’ARPA sono "aree di protezione integrale", che limitano rigorosamente l’uso delle risorse. L’altra metà sono "aree di uso sostenibile", che cercano di bilanciare la conservazione con l’uso ragionevole delle risorse naturali da parte delle popolazioni locali. Ad esempio, la Riserva estrattiva di Tapajós-Arapiuns è un’area a uso sostenibile creata per proteggere i diritti dei residenti sulle loro risorse. Qui le comunità praticano l’agricoltura familiare, la caccia, la pesca e altro ancora, sempre nel rispetto delle risorse. Le bacche açaí, ma anche le noci brasiliane e la gomma sono tra i prodotti estratti nella riserva, che ospita quasi 5’000 famiglie.

Innovazione e governance

L’efficacia di ARPA può essere in parte attribuita alla gestione e alla governance del programma. Stabilendo finanziamenti continui e a lungo termine, ARPA è stata in grado di guardare oltre agli obiettivi a breve termine. La formazione manageriale aiuta a garantire che il team di ARPA continui a pianificare, eseguire e monitorare efficacemente i propri obiettivi. Ottenendo il contributo e il sostegno di più parti interessate, tra cui le comunità locali, i governi statali e federali, la società civile e i donatori, ARPA ha reso più difficile per i cambiamenti politici o economici in Brasile influenzare il successo del programma. Negli ultimi 20 anni, ARPA ha valutato e migliorato questi meccanismi di gestione, sviluppando costantemente nuovi approcci per adattarsi a una realtà amazzonica in continua evoluzione. ARPA for Life è diventato anche un modello e un’ispirazione per la creazione di iniziative come "Project Finance for Permanence" (PFP) in Bhutan, Perù, Canada, Costa Rica e, più recentemente, in Colombia. Il PFP è un approccio concepito per garantire politiche, conoscenze, accordi istituzionali e finanziamenti completi per una protezione efficace e duratura di importanti luoghi naturali del nostro pianeta. C’è un crescente interesse ad applicare l’approccio PFP in altri Paesi, proprio perché protegge i vari progetti dai cambiamenti che avvengono a livello politico. L’obiettivo, infatti, in tutti questi Paesi è mettere sotto protezione come minimo il 30% delle proprie aree. Un progetto a lungo termine, che non può essere fermato costantemente.

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