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Donne indigene in prima linea
02.07.2022 - 05:00
di Susanna Petrone

I guardiani delle foreste

Le popolazioni indigene proteggono la natura

Oggi nel mondo oltre 370 di milioni di persone fanno parte di popolazioni indigene. Vivono in 90 Paesi e parlano oltre 4’000 lingue. Possiedono un’incredibile diversità di culture, tradizioni, lingue e sistemi di conoscenza. Ma ciò che queste comunità hanno spesso in comune è un rapporto speciale con le loro terre e i loro mari. I loro "territori di vita". Attraverso le generazioni, hanno trasmesso conoscenze sulla natura. Spesso sono in prima linea quando si tratta di proteggere i propri territori e ancora troppe volte sono anche le prime vittime dei cambiamenti climatici, della perdita di biodiversità e in alcuni casi di criminali che non si fermano davanti a nulla pur di ottenere quello che vogliono. Diverse comunità collaborano con il Wwf ed è un onore poter imparare da loro, raccogliere le cose che hanno da dire, le idee, le impressioni e le speranze. "Non tiratevi indietro, perché questo viene dai nostri antenati e dobbiamo continuare a tramandare queste tradizioni", dice con orgoglio Lidia Romero Segovia Artigiana Yshir Ybytoso che vive a Karcha Bahlut, Bahia Negra, Paraguay. Oggi vi presentiamo alcuni progetti gestiti proprio dagli indigeni, i difensori della terra.

La lotta

Le popolazioni indigene e le comunità locali sono custodi di almeno il 32% delle terre del pianeta (il 32% rappresenta l’area che può essere attualmente mappata, ma è probabile che si tratti di una sottostima significativa e non deve essere considerata in contraddizione con le stime esistenti più elevate). Oltre un quarto di queste aree potrebbe subire in futuro forti pressioni di sviluppo e solo il 10% ha un riconoscimento legale formale. Ciò sottolinea la necessità di garantire i loro diritti, la governance, l’accesso e l’uso delle risorse nell’ambito degli sforzi per aumentare le aree terrestri e marine protette. Le foreste pluviali coprono solo il 6% della superficie terrestre, eppure ospitano oltre la metà di tutte le specie documentate al mondo e molte comunità indigene il cui sostentamento e la cui cultura sono strettamente legati a questi sistemi naturali. Tra i volti più noti della lotta ai cambiamenti climatici nella foresta amazzonica c’è Txai Suruí. Il coraggio di questa giovane donna è incredibile: "Credo in questa lotta e credo che i giovani possano cambiare le cose. È l’unica scelta possibile. Credo davvero che il pezzo di Amazzonia che è ancora in piedi oggi sia dovuto agli sforzi dei popoli indigeni". Txai Suruí è una studentessa di legge. Ogni giorno rischia la vita per la conservazione delle foreste e ha già intentato una causa contro il governo brasiliano per la violazione dell’accordo di Parigi sul clima. È anche una giovane rappresentante dei Guardiani della foresta, un’alleanza di comunità che protegge le foreste tropicali in tutto il mondo.

Pesca sostenibile

Nel momento in cui i leader e i decisori mondiali negozieranno e approveranno un nuovo piano globale per la natura nel prossimo decennio, dovranno proteggere in modo appropriato i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali alle terre, alle acque interne e alle risorse costiere, e riconoscere e sostenere, anche con finanziamenti, il loro contributo alla conservazione. Per ricucire il nostro rapporto interrotto con la natura, dobbiamo imparare dai custodi storici della natura e sostenere i loro sforzi per proteggere e ripristinare le loro terre e le loro acque. In Indonesia incontriamo Hartono: è un Bajo e leader di un gruppo di pesca sostenibile. Inoltre, è membro della comunità Ranger Partner del Parco Nazionale di Wakatobi. Trascorrendo la maggior parte del suo tempo in mare, Hartono condivide il significato dell’oceano per lui e i cambiamenti di cui è testimone. Il suo sogno? "Spero di dare ai miei nipoti l’oceano della mia infanzia, un oceano con molti pesci e una barriera corallina sana". Per questo motivo, con il suo gruppo puntano ai metodi tradizionali ed ecosostenibili di pesca. In alcune aree dell’Asia, infatti, c’è chi utilizza la dinamite per uccidere più pesci possibili. Una pratica disastrosa. Per non parlare delle navi-fabbriche, che svuotano gli oceani. E per gli indigeni che non vivono lungo la costa, le foreste rimangono un luogo sacro da proteggere. Le foreste pluviali non solo ospitano migliaia di specie animali e vegetali, ma custodiscono ancora tante specie che non conosciamo.

Dall’Amazzonia

"È molto importante che le persone che si trovano in altri Paesi e luoghi imparino come gli indigeni hanno preservato la foresta nel corso di migliaia di anni". Lo dice Chela Elena Umire, membro attivo della comunità indigena "La Chorrera" nell’Amazzonia colombiana, che collabora con il Wwf: "Gli indigeni prendono dalla foresta o dal mare solo il necessario, e non in quantità enormi. Vorrei che tutti capissero che le risorse naturali di cui disponiamo sono davvero importanti. Penso che in futuro, se non ci prendiamo cura della foresta e di tutte queste risorse naturali, questo sarà un deserto e il riscaldamento globale, in pochissimo tempo, rischia di mettere fine alla vita umana". Combinando conoscenze tradizionali e scienza, l’obiettivo del Wwf è quello di creare un piano di gestione ambientale che aiuti a salvaguardare il cuore dell’Amazzonia colombiana insieme a chi vive e conosce il "polmone" del mondo da sempre. "La Chorrera – prosegue Chela Elena Umire – è un luogo in cui c’è la giungla, ma anche una cittadina dove vivono diverse popolazioni indigene. La maggior parte degli indigeni si prende cura delle foreste e della riserva. Qui non c’è quasi inquinamento. Quando le persone vengono qui da altri luoghi, sentono un cambiamento. L’aria è pura e non c’è quasi nessun rumore come in città, di auto, di industrie e di tutto il resto. Un’area urbana tranquilla. La giungla è molto importante per noi, perché dipendiamo da essa. Per me è stato molto importante confrontarmi con il team del Wwf. Anche se viviamo nella giungla, con tante ricchezze, non sempre le valorizziamo. Noi, delle nuove generazioni, non conosciamo tutti i luoghi in cui si possono trovare elementi per determinate attività o mestieri; quindi, ho imparato di più e ho imparato a dare più valore agli spazi".

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