gli-uccelli-migratori-dell-artico
L’Artico accoglie diversi uccelli migratori
16.04.2022 - 05:00
di Susanna Petrone

Gli uccelli migratori dell’Artico

Il progetto svedese per salvare i trampolieri

Con l’arrivo della primavera arrivano anche gli uccelli migratori. Ma questa volta vi parleremo di quelli dell’Artico. Volano attraverso dozzine di Paesi sulla loro rotta che va da e verso il nord. Ma quindi, questi uccelli, di dove sono originari? Se un uccello migra dall’Africa meridionale ma si riproduce nell’Artico, è un volatile sudafricano o artico? La risposta è semplice: per l’uccello non ha nessuna importanza. Ciò che conta è essere adeguatamente protetti dalle minacce legate al clima lungo l’intera rotta. A tal fine, i colleghi del Wwf Svezia hanno lanciato il progetto "Tavvavouma Arctic Flyways" per studiare e proteggere un’importante zona umida utilizzata da molti trampolieri, come il Gambecchio comune. Ogni estate, milioni di stormi migrano verso l’Artico per approfittare della luce del giorno 24/7 e di enormi quantità di insetti. Minacciati dall’eccessivo sfruttamento e dalla distruzione dell’habitat, dalla crisi climatica e la perdita di biodiversità, questi uccelli stanno diminuendo di numero. Per salvaguardare i migratori dell’Artico, dobbiamo ridurre i pericoli che minacciano la loro sopravvivenza nelle aree di svernamento e dove si riposano durante il loro viaggio.

La danza dell’amore

La gorgiera è un trampoliere di medie dimensioni dal collo lungo che si riproduce in paludi e prati umidi in tutta l’Eurasia settentrionale. Purtroppo, il loro numero sta diminuendo anche nella Svezia settentrionale e in Finlandia. In questo caso non è solo la perdita di habitat a metterne a rischio la vita: durante la loro migrazione e nei luoghi di svernamento in Africa occidentale vengono cacciati. La gorgiera è una delle diverse specie di uccelli che in Svezia danno vita a quello che viene chiamato "lek". Si tratta di una forma di corteggiamento in cui i maschi si esibiscono all’interno di un’area comune. Vengono ovviamente osservati dalle femmine che, alla fine di questo rituale, decidono quale sarà il loro partner. Nella zona umida Tavvavouma, nel nord della Svezia, questi lek si svolgono su grandi colline di torba congelata circondate da paludi, note come palsas, da cui gli uccelli possono facilmente individuare eventuali predatori. Negli anni 70 quest’area era rinomata tra gli appassionati di birdwatching per il gran numero di specie di uccelli che potevano essere avvistate. Nella zona sono presenti anche due villaggi lapponi che si dedicano alla tradizionale pastorizia delle renne e che fanno affidamento sulle peculiarità del terreno. La torba viene spinta verso l’alto, creando piccole colline che possono raggiungere dai sei ai sette metri di altezza. Questo fenomeno crea molti microhabitat diversi, tra cui piccole piscine con insetti che servono come cibo per gli uccelli. Ma i paesaggi di palsa sono minacciati dalla crisi climatica perché le alte temperature scongelano il permafrost.

Il progetto

L’anno scorso, il Wwf ha lanciato il progetto "Tavvavouma Arctic Flyways" per proteggere meglio l’area a nord della Svezia e scoprire dove svernano i trampolieri. Inoltre lo studio servirà a capire come il cambiamento climatico sta influenzando sia l’allevamento delle renne che la riproduzione degli uccelli. Inizialmente l’intenzione era di eseguire il censimento degli uccelli e degli insetti e approfondire le conoscenze sulla zona e i suoi cambiamenti. Con grande stupore degli esperti però, è stato riscontrato un numero insolitamente alto di volatili. A partire da quest’anno e fino al 2023, gli scienziati si concentreranno sul tagging (inanellamento degli uccelli ai quali viene applicata una targhetta con un codice) e sul tracking (metodo che consente di seguire gli spostamenti tramite localizzazione satellitare) dei trampolieri migratori per scoprire i segreti delle loro rotte migratorie. Dal 2024 in poi, l’obiettivo sarà invece quello di ripristinare, rafforzare e proteggere le aree di svernamento e di riposo di questi splendidi animali (in Africa e in Asia), lavorando con la popolazione locale per ridurre i fattori di stress in queste zone. Gli studiosi cercheranno inoltre di trovare soluzioni alternative alla caccia in modo che essi possano completare il ciclo migratorio e dare vita a nuove generazioni. Il progetto Tavvavouma è una collaborazione tra Wwf Svezia e Birdlife Svezia insieme a scienziati delle università di Stoccolma e Lund. Parte di questo studio sono anche gli abitanti del villaggio lappone di Lainiovuoma e il consiglio amministrativo della contea di Norrbotten. La speranza è quella che lavorando insieme, si possa trovare il modo per proteggere quest’importante zona umida e gli uccelli che dipendono da essa.

Il nido del cuculo

In questo periodo, diversi uccelli migratori sono già tornati in Svizzera: lo storno, l’allodola, il cardellino, ma anche l’upupa e il balestruccio. La migrazione inizia circa a fine febbraio e di mese in mese si aggiungono sempre più uccelli alla lista dei "rientri". Aprile, per esempio, è il mese del cuculo. Questo bizzarro animale ha imparato a sopravvivere in una maniera molto particolare. È infatti l’unico degli uccelli sul territorio a parassitare altre specie. In parole povere: la femmina depone le uova nei nidi già preparati da altre specie, lasciando poi la prole alla mamma "adottiva". Gli esperti hanno osservato che la mamma di cuculo preferisce affidare i suoi piccoli a uccelli che a sua volta l’hanno cresciuta. Può deporre dalle 10 alle 20 uova nell’arco di 3-7 settimane. Gli altri uccelli sanno di questa tattica e se vedono una femmina di cuculo, danno il via a veri e propri sistemi di difesa. Ma non sempre riescono nel loro intento. Spesso non notano nemmeno, che tra i loro futuri pulcini, c’è anche un cuculo. I piccoli, dunque, vengono poi nutriti e allevati da passeracei più piccoli. Quando vengono osservati, si nota spesso la differenza di grandezza. I pulcini sono più grandi anche rispetto al nuovo genitore. Non solo, avendo una pelle molto sensibile, si liberano presto delle altre uova presenti nel nido e monopolizzano così l’attenzione dei genitori adottivi. Una volta cresciuti, i piccoli di cuculo migrano da soli, senza l’aiuto da parte degli adulti, nei quartieri invernali, che si trovano in Africa (Kenya e Camerun). Un esempio pratico di senso dell’orientamento innato presso gli uccelli.

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
artico uccelli
Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved