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11.05.2020 - 06:500

Traffico illegale di animali in pericolo

Scopriamo insieme le tartarughe marine

Il WWF, insieme a TRAFFIC e IFAW, due anni fa ha creato la “Coalition to end wildlife trafficking online”. In pratica si tratta di una Coalizione che coinvolge 34 compagnie di e-commerce, ricerche online e social media, le quali complessivamente ospitano oltre 9 miliardi di profili, con l’obiettivo di ridurre dell’80% i traffici online. Ad oggi, la Coalizione ha bloccato o rimosso oltre tre milioni di annunci di specie a rischio o prodotti da esse derivati, addestrato oltre 100 esperti al monitoraggio dei traffici online e scoperto oltre mille parole in codice utilizzate per commerciare segretamente. Purtroppo, infatti, continuano a sopravvivere antiche abitudini alimentari, medicine tradizionali asiatiche, crescenti consumi di carne di animali selvatici. Questo soprattutto in Asia, dove prende sempre più piede anche la diffusa e irrazionale passione per animali esotici da tenere in casa. Tutto questo commercio si è spostato anche su internet e l’Europa non rimane esclusa. Basti pensare che nel 2017, nell’arco di sei settimane, solo in Francia e Germania, l’IFAW (International Fund For Animal Welfare) ha individuato ben oltre 3’300 annunci pubblicitari online che riguardavano animali in pericolo e in via d’estinzione.

Esseri antichi, tartarughe marine

Sono fra le creature più antiche, affascinanti e misteriose del pianeta, viaggiano in lungo e in largo per gli oceani del mondo, nutrendosi di alghe, pesci, meduse e calamari. Il loro senso dell’orientamento? È portentoso. Ogni femmina torna a deporre le uova nella stessa spiaggia dove è nata! Possono vivere 100 anni e più e, una volta adulte, temono solo lo squalo. Oltre all’uomo, purtroppo! In mare, la più grave minaccia per la sopravvivenza delle tartarughe è rappresentata dalle catture accidentali nelle attività di pesca e – oramai – dalla presenza di rifiuti in mare. Reti fisse, a strascico, palangari, sono fra le maggiori cause di catture e morti. Le tartarughe, infatti, restano intrappolate nelle reti o abboccano agli ami, morendo affogate. La stessa sorte che capita loro quando, per errore, ingeriscono sacchetti di plastica abbandonati in mare, scambiandoli per meduse o calamari. Come se ciò non bastasse, le tartarughe marine rischiano perfino di essere ferite dalle eliche dei motoscafi. Ma anche la terraferma non è sempre sicura: di solito le spiagge sono frequentate da persone e quindi le femmine disturbate tornano in mare, fin quando per le uova è troppo tardi. Se invece scavano il nido, spesso viene distrutto da sdraio, ombrelloni o persone. Le immagini di spiagge deserte di questi giorni mostrano anche spiagge con tartarughe che possono covare in santa pace, senza essere disturbate. Ma quanto durerà questa quiete? Noi speriamo che queste immagini ci facciano riflettere e ripensare al nostro modo di rapportarci con la natura.

Le magnifiche sette!

Le tartarughe marine presenti oggi al mondo sono tutte rare e protette. Eccole: tartaruga liuto, tartaruga verde o tartaruga franca, tartaruga comune (conosciuta anche come tartaruga caretta), tartaruga embricata, tartaruga di Kemp, tartaruga olivastra, tartaruga a dorso piatto. Di queste, solo tre vivono nel vicino Mediterraneo. Si tratta della tartaruga caretta, verde e liuto. Quest’ultima, però, a differenza delle prime due specie, non nidifica sulle spiagge mediterranee. La tartaruga comune frequenta il Mar Mediterraneo così come il Mar Nero e l’oceano Atlantico, può spingersi però fin negli oceani Indiano e Pacifico. Ha il carapace di color marrone rossiccio e, nei giovani, è presente una “carena” dorsale dentellata, simile d’aspetto a una sega. È la più comune tartaruga del Mediterraneo, predilige acque profonde dove caccia soprattutto meduse e calamari. È minacciata dalla distruzione dei siti di nidificazione e dalla pesca accidentale. La tartaruga liuto invece è la più grande tartaruga vivente: pesa fino a 800 chili per oltre due metri di lunghezza! Vive oltre 100 anni. Gli adulti si nutrono quasi esclusivamente di meduse, pesci e molluschi. Talvolta anche di ricci. La tartaruga liuto è protetta ma viene ancora cacciata in diversi luoghi del mondo per la carne, le uova e molto spesso resta intrappolata nelle reti da pesca. La tartaruga verde ha il guscio ovale di color verde oliva o marrone e può arrivare a pesare circa 250 chili per un metro e mezzo di lunghezza. Contrariamente ad altre tartarughe marine predilige una dieta “erbivora” nutrendosi quasi esclusivamente di alghe ed altri elementi vegetali. È famosa per i suoi viaggi transoceanici e, come altre tartarughe marine, è minacciata dalla caccia per la carne per le uova e dalle catture accidentali.

I pericoli: plastica e pesca!

In vari posti del mondo la carne e le uova di tartaruga sono considerate delle prelibatezze. Questi animali sono in serio pericolo in particolar modo nelle isole del Pacifico, in America Centrale nonché nelle acque e sulle coste africane. Nel solo Madagascar ne vengono cacciati e uccisi ogni anno tra i 10 mila e i 16 mila esemplari. Specialmente in Cina, inoltre, aumenta la richiesta di tartarughe per la medicina tradizionale. Il loro guscio viene usato in Giappone e Taiwan per produrre oggetti d’arte e gioielli. Anche qui è molto diffusa la caccia a questi rettili. Nonostante i passi avanti in termini di protezione a livello globale, le stime più recenti parlano di oltre 42 mila tartarughe marine catturate all’anno, in particolare nella regione dei Caraibi e in quella Indo-Pacifica. Di queste, oltre l’80% sono tartarughe verdi. Sebbene il commercio di questi animali sia vietato, in molti Paesi la loro cattura non lo è. Fino a 200 anni fa, questi esseri incredibili popolavano a milioni i nostri oceani. Parliamo dei rettili viventi più antichi del mondo. Abitano i nostri mari da oltre 225 milioni di anni senza aver mai cambiato il proprio aspetto fisico. E ora rischiano di scomparire a causa dell’uomo. La plastica è un altro nemico, che uccide migliaia di esemplari. Recenti studi hanno dimostrato che oltre la metà delle tartarughe marine ha già ingerito plastica e sempre secondo gli esperti, entro il 2050 ben il 99% degli esemplari mostreranno tracce di plastica in corpo. Per chi sopravvive, i danni sono seri e non si esclude che la loro capacità di riprodursi o vivere a lungo sia a rischio.

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