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laR
 
16.09.2022 - 08:30
Aggiornamento: 15:03

Quale benessere per gli animali da reddito in Svizzera

Polli, maiali, galline, vitelli dovrebbero tutti vivere in Svizzera secondo gli standard Bio? Pro e contro dell’iniziativa contro l’allevamento intensivo

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Allevamento intensivo: vietarlo o no? Il 25 settembre si vota su una questione molto delicata in un Paese, la Svizzera, particolarmente legato all’agricoltura, dove si mangia tanta carne ma aumentano anche i vegetariani, dove il benessere degli animali sta a cuore a tanti. L’iniziativa contro l’allevamento intensivo chiede di porre fine alla produzione zootecnica industriale, di trattare con più rispetto gli animali e traccia la via verso un’agricoltura sostenibile. Meno animali, ma allevati in modo più rispettoso, e dunque meno carne nel piatto. I requisiti per l’allevamento dovrebbero almeno corrispondere a quelli delle linee guida Bio-Siusse del 2018.

Governo e parlamento ritengono invece che la legislazione attuale fornisca una protezione sufficiente per gli animali da allevamento e invitano il popolo a respingere l’iniziativa.

Che cosa chiede l’iniziativa?

Chiede di tutelare la dignità degli animali da reddito, di porre fine alla produzione zootecnica industriale perché gli animali non sono oggetti, ma esseri viventi che provano dolore e vanno trattati con riguardo. Concretamente si chiede di trattarli in modo rispettoso (più spazio, cuccette e foraggio adeguati, farli uscire all’aperto ogni giorno), di prevedere metodi di macellazione meno dolorosi e di regolamentare le dimensioni massime per stalla. Oggi in un capannone possono viverci fino a 27’000 polli. Accudire ogni singolo animale è praticamente impossibile, molti muoiono inosservati. La situazione attuale, per i promotori, indica che la legislazione sulla protezione degli animali in vigore non basta a garantire il benessere degli animali. Di conseguenza, l’iniziativa chiede una forte riduzione del numero massimo di animali consentiti per stalla.

Il divieto di allevamenti intensivi, per i promotori, va inserito nella Costituzione svizzera. Tali requisiti si applicherebbero anche alle importazioni di animali e prodotti di origine animale: la Confederazione dovrebbe istituire un sistema di controllo (oggi oltre il 40% del pollame e delle uova proviene dall’estero). Infine, l’iniziativa prevede che fra 25 anni i requisiti relativi al benessere degli animali dovranno soddisfare almeno le direttive del marchio Bio Suisse del 2018.

Chi ha lanciato l’iniziativa?

L’associazione Sentience, nel giugno 2018. Tra i promotori anche la Fondazione Franz Weber, Vier Pfoten e Greenpeace. È sostenuta da Bio Suisse, l’Associazione dei piccoli agricoltori, la Società svizzera per la protezione degli animali, Pro natura e il Partito ecologista svizzero. Sentience (l’associazione svizzero-tedesca che riunisce attivisti e attiviste antispecisti) promuove l’alimentazione vegana in varie città elvetiche.

Che cosa è l’allevamento intensivo?

Gli iniziativisti lo definiscono "un allevamento industriale per ottenere la maggior quantità possibile di prodotti animali, compromettendo sistematicamente il loro benessere". Negli ultimi 20 anni, in Svizzera il numero di animali detenuti a scopo agricolo è aumentato quasi della metà. Più di 80 milioni di animali sono stati ingrassati e macellati nel 2021. Vi sono aziende che detengono (perché le norme lo consentono) fino a 27’000 polli, 18mila galline ovaiole, 1’500 suini o 300 vitelli da ingrasso. Secondo gli iniziativisti la zootecnia industriale considera gli animali come merci da ottimizzare. I polli vengono ingrassati per 30 giorni e nella loro ultima settimana di vita sono così grassi da non potersi quasi più reggere in piedi. Questi presunti successi dell’allevamento, dicono, causano sofferenze e problemi sanitari agli animali.

Quanto è diffuso in Svizzera?

In Svizzera, l’allevamento di galline in batteria è stato vietato nel 1996 e la legislazione attuale prevede dimensioni minime per gli spazi vitali accordati agli animali. Secondo il Consiglio federale, l’iniziativa interesserebbe il 5% delle aziende agricole, quelle dedite alla produzione industriale. Per governo e parlamento, l’allevamento che non rispetta il benessere degli animali è già vietato dalla legislazione vigente, indipendentemente dal numero di animali detenuti insieme. La Legge federale sulla protezione degli animali decreta che si deve tenere conto al meglio delle loro esigenze, garantire il loro benessere e non ledere la loro dignità.

Se l’iniziativa dovesse passare, come potrebbe cambiare la vita per gli animali?

Imponendo le direttive di Bio Suisse, gli iniziativisti auspicano che bestiame e pollame siano allevati in gruppi più piccoli, con più spazio e un accesso garantito all’aria aperta. Ad esempio il 93% dei polli da ingrasso sta in pollai dove non vedono neppure il cielo. Se dovesse passare l’iniziativa, il pollame dovrà vivere in piccoli gruppi e avere la possibilità di uscire all’aperto. Altro esempio: solo la metà dei maiali può prendere aria, oggi in dieci condividono lo spazio grande quanto un posteggio per una vettura. Con luce verde all’iniziativa, i suini potranno uscire all’aperto e avere spazio sufficiente nel porcile. Anche i manzi sono detenuti in gruppi troppo grandi. Perciò è difficile prendersene cura e si trasmettono facilmente malattie. Grazie all’iniziativa avranno tutti spazio e cure sufficienti.

Gli iniziativisti denunciano anche gli effetti nocivi dell’allevamento intensivo sull’ambiente e sugli esseri umani: aumento della resistenza agli antibiotici, aumento del rischio di pandemie ed elevate emissioni di gas a effetto serra.

Come si colloca la Svizzera a livello internazionale?

In Svizzera, come altrove, la maggior parte delle piccole aziende agricole familiari ha lasciato il posto a grandi aziende specializzate. Il numero di aziende che allevano bestiame si è dimezzato in 30 anni, mentre il numero medio di animali per azienda è aumentato. Questo cambiamento strutturale è però più lento rispetto ai Paesi vicini: il numero di vacche da latte, bovini e suini per azienda è più alto in Germania, Francia e Italia. In Austria, è al contrario più basso.

La Confederazione accorda un sussidio supplementare alle aziende agricole che hanno sistemi di stabulazione particolarmente rispettosi o che lasciano uscire gli animali all’aperto a intervalli regolari. Questi programmi sono applicati in quasi tutti gli allevamenti di galline ovaiole e nella maggior parte degli allevamenti di bovini e suini.

Chi si oppone all’iniziativa?

Il governo, la maggioranza del parlamento, il mondo economico, l’Unione svizzera dei contadini e diverse associazioni di agricoltori e agricoltrici. I partiti di destra e di centro non vogliono nuove restrizioni all’allevamento, considerando che la legge sulla protezione degli animali è già una delle più severe al mondo.

Quali le motivazioni dei contrari?

Secondo il comitato di opposizione la proposta di legge non è necessaria. Il benessere degli animali è già una priorità in Svizzera e l’iniziativa potrebbe mettere in difficoltà le aziende agricole che non saranno in grado di ampliare le proprie infrastrutture. L’aumento dei costi di produzione verrebbe scaricato sui consumatori. In definitiva l’iniziativa non farebbe altro che accrescere il prezzo della carne che, a seconda del prodotto, lieviterebbe del 20-40%. I contrari affermano inoltre che l’applicazione degli standard svizzeri ai prodotti importati sarebbe impossibile. Infatti, violerebbe gli impegni assunti dalla Confederazione nei confronti dell’Organizzazione mondiale del commercio, e sarebbe estremamente difficile e molto costoso da verificare, soprattutto per quelle derrate alimentari con ingredienti di origine animale come ad esempio il cioccolato al latte, la pasta all’uovo.

Quali ripercussioni sui consumatori?

Se l’iniziativa venisse accolta in Svizzera sarebbero disponibili solo derrate alimentari provenienti da allevamenti che rispettano lo standard bio, e lo stesso per derrate con ingredienti di origine animale. Questo significherebbe limitare la libertà di scelta dei consumatori e veder lievitare il prezzo finale di questi prodotti, favorendo probabilmente il turismo degli acquisti.

Quali conseguenze per le aziende agricole?

Circa 3’300 aziende dovrebbero diminuire il numero di animali oppure aumentare la superficie aziendale. I nuovi investimenti, secondo stime della Confederazione, oscillerebbero tra 0,4 e 1,1 miliardi di franchi. Alle aziende potrebbero essere concessi termini transitori sino a 25 anni per adottare misure edilizie. Secondo gli iniziativisti così si rafforzano quelle aziende che già oggi pongono il benessere degli animali al di sopra degli interessi puramente economici della produzione.

Il sondaggio

L’iniziativa convince soprattutto le donne

A tre settimane dalle votazioni, l’iniziativa contro l’allevamento intensivo perde consensi e non passa: la proposta raccoglie nei due sondaggi di Ssr e di Tamedia rispettivamente il 47% e il 39% di voti favorevoli e il 52% e il 60% di contrari. In entrambe le indagini si nota un calo dei sostenitori (-4 punti per Ssr e -9 punti per Tamedia) rispetto alle inchieste precedenti. L’iniziativa è più supportata dalle donne (53% Ssr e 46% Tamedia). Inoltre trova più consensi tra i simpatizzanti del partito socialista, Verdi e Verdi liberali e tra coloro che abitano in città.

Il sondaggio della Ssr è stato condotto da gfs.bern tra il 31 agosto e il 7 settembre fra 8’642 votanti, mentre quello di Tamedia/20 Minuten, fatto dall’Istituto LeeWas è del 7 e 8 settembre su 17’377 elvetici.

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