Dopo le difficoltà con i caccia F-35 e i missili Patriot, Berna cerca maggiore autonomia e trasparenza nelle forniture militari.
In futuro la Confederazione intende acquistare materiale bellico direttamente dai produttori anziché attraverso il governo statunitense. Parola di Urs Loher, direttore dell'Ufficio federale dell'armamento (armasuisse), che in un'intervista pubblicata oggi dalla Neue Zürcher Zeitung (NZZ) ha dichiarato che Berna ha tratto insegnamento dall'operazione per l'ottenimento dei caccia F-35.
Gli acquisti diretti dipendono tuttavia dal via libera delle autorità statunitensi. Per i sistemi d'arma particolarmente sofisticati, dotati ad esempio della tecnologia all'avanguardia "stealth" (progettati quindi per ridurre al minimo la propria tracciabilità), questa possibilità è esclusa. Per il sistema di difesa antiaerea Patriot, invece, alcuni componenti potrebbero essere acquistati direttamente dall'industria, trattandosi di un sistema collaudato da anni, ha spiegato Loher.
Finora armasuisse ha effettuato gli acquisti dagli Stati Uniti attraverso il programma governativo "Foreign Military Sales" (FMS). Ciò permette a Washington di mantenere il controllo sui Paesi che hanno accesso alle tecnologie militari più avanzate e di beneficiare di economie di scala, spiega Loher. Il programma appare a prima vista una soluzione completa, che evita lunghe trattative con i grandi produttori di armamenti, ma in realtà presenta anche notevoli insidie, ha osservato il 60enne.
La controversia legata ai caccia F-35 ha messo in luce alcune di queste criticità. In caso di disaccordo, ad esempio sul presunto prezzo fisso, non è previsto un foro giudiziario competente, ha puntualizzato Loher. Inoltre, gli acquisti dipendono dalle priorità statunitensi e, in caso di ritardi nelle consegne, di norma non sono previste penali contrattuali. Il capo dell'armamento ha anche sottolineato la necessità di migliorare la trasparenza, segnalando tempestivamente i problemi e chiarendo le aspettative. A suo avviso, queste carenze non riguardano soltanto gli F-35, ma erano già emerse nel progetto che riguarda il drone da ricognizione israeliano ADS 15.
Per quanto riguarda l'ambito sistema missilistico, la Svizzera si trova confrontata sia con ampi ritardi che con giravolte da parte del Governo statunitense per quanto concerne le proprie priorità. Come noto, le forniture subiranno uno slittamento stimato di cinque-sette anni e Washington intende ora consegnare alla Germania unità di Patriot inizialmente destinate alla Svizzera.
A fronte di questa situazione, armasuisse ha valutato l'acquisto di un secondo sistema di difesa antiaerea a lunga gittata, ma la decisione definitiva spetta ancora al Consiglio federale, ha affermato Loher.
La Confederazione rimane così, per il momento, senza le unità inizialmente previste, ma dovrebbe ottenere almeno una parte degli acconti già versati, che ammontano finora a poco più di un miliardo di franchi, ha dichiarato il capo dell'armamento alla NZZ, senza però poter indicare di preciso quando avverrà il rimborso.
Un eventuale nuovo acquisto sarà inoltre ora molto più costoso, ha affermato Loher. Resta poi ancora da vedere se il Parlamento metterà a disposizione i fondi necessari. In caso contrario, sarà necessario ridurre le dimensioni della commessa, analogamente a quanto fatto con i caccia F-35, per i quali il Governo si è visto costretto a rinunciare a 6 dei 36 velivoli previsti inizialmente. La Svizzera, spiega il direttore di armasuisse in carica dal 2023, ha ordinato cinque sistemi Patriot. Un'ulteriore riduzione solleverebbe interrogativi sulla loro utilità operativa effettiva, ha rilevato Loher.
Secondo il direttore di armasuisse, la Svizzera è soltanto all'inizio del rafforzamento della propria difesa aerea. Parte delle capacità attuali risale addirittura al 1963 e i cannoni antiaerei da 35 millimetri possono coprire, almeno teoricamente, appena l'8% del territorio nazionale. Questi sistemi sono poco efficaci contro minacce moderne quali droni, missili da crociera e missili balistici, ha indicato il 60enne.
La Confederazione ha pertanto deciso di creare uno scudo di difesa aerea articolato su più livelli, che comprenda i caccia statunitensi F-35 e nuovi sistemi terrestri a media gittata provenienti dalla Germania. Per le minacce a lungo raggio, invece, i ritardi dei Patriot rendono inevitabile un secondo acquisto se si intende raggiungere la capacità operativa prima del 2030.
Loher ha infine sottolineato che la priorità è preparare la Svizzera ad affrontare anche lo scenario peggiore e contribuire in modo sostanziale alla sicurezza europea. L'obiettivo, afferma, è garantire una protezione efficace del territorio e dello spazio aereo nazionali, così da dissuadere eventuali aggressori. Una difesa credibile, ha sostenuto, è uno degli strumenti più efficaci per prevenire un conflitto.