La commissione di selezione UDC esaminerà i profili di una donna e sette uomini, con l'annuncio del ticket previsto per il 20 novembre e l'elezione il 9 dicembre
Alla scadenza del termine fissato dall'UDC, una donna e sette uomini sono stati proposti dalle rispettive sezioni cantonali per succedere a Guy Parmelin in Consiglio federale. Questi candidati saranno ascoltati dalla commissione di selezione nelle prossime settimane. Il gruppo parlamentare annuncerà il ticket finale il 20 novembre, mentre l'elezione è prevista per il 9 dicembre.
Sotto la guida di Caspar Baader, ex presidente del gruppo parlamentare alle Camere federali, la commissione di selezione organizzerà le audizioni ed esaminerà attentamente i profili di tutti i candidati. L'UDC Svizzera ha comunicato che si riserva il diritto di contattare altre persone se ritenuto necessario.
Gli otto candidati, cinque svizzero-tedeschi, due romandi e un ticinese, saranno valutati in base ai temi politici centrali dell'UDC, tra cui la neutralità militare, l'autodeterminazione della Svizzera, il "trattato di sottomissione" all'UE, l'asilo, la migrazione, il rafforzamento dell'esercito e la sicurezza interna. Saranno inoltre considerate fondamentali l'esperienza e le competenze di gestione dei candidati, in particolare per quanto riguarda i dipartimenti di Giustizia e polizia e quello della Difesa, ritenuti i più probabili a liberarsi.
L'unica donna in lizza è la vicepresidente dell'UDC Svizzera, Céline Amaudruz. La 47enne ginevrina, eletta nel 2011 al Consiglio nazionale, ha annunciato la sua candidatura la settimana scorsa, dichiarandosi "pronta ad assumersi questa responsabilità al servizio del Paese". La sua candidatura ha suscitato alcune critiche interne al partito, tra cui quelle dell'ex collega Roger Köppel, che l'ha definita un "errore di casting monumentale" e un "peso piuma". Amaudruz si è in passato distinta per votazioni non sempre allineate con il partito su temi come la parità salariale, il matrimonio per tutti, il congedo di paternità e l'aumento degli asili nido. Le sue possibilità di entrare nella lista appaiono ridotte, confrontandosi con tre consiglieri di Stato, quattro consiglieri nazionali e un consigliere agli Stati.
Fra i tre consiglieri di Stato candidati figurano Pierre Alain Schnegg, 63 anni, presidente del Governo bernese e rappresentante romando. Descritto come un "politico francofono di grande esperienza" e un uomo d'azione ben organizzato, ha annunciato la sua candidatura ieri sera. Franz Ruppen, 55 anni, consigliere di Stato dell'Alto Vallese, si presenta con un'ampia esperienza esecutiva e legislativa, ritenuta "competenze rilevanti per il Consiglio federale", e come mediatore trilingue tra le diverse regioni. Jean-Pierre Gallati, consigliere di Stato argoviese, si schiera a favore di una Svizzera indipendente, di un'immigrazione limitata e di un esercito forte, pur avendo dimostrato disponibilità al compromesso su temi delicati come il Covid, alla guida del Dipartimento della sanità e degli affari sociali.
I quattro parlamentari nazionali in corsa includono Thomas Aeschi, 47 anni, capogruppo di Zugo, designato questa mattina. Aeschi non ha ancora preso una decisione definitiva e attende l'audizione davanti alla commissione di selezione, dalla quale si è ricusato fino al 9 dicembre. Michael Graber, 45 anni, consigliere nazionale dell'Alto Vallese, si considera "un valore sicuro in questi tempi incerti", con esperienza in organi collegiali e nella gestione amministrativa. Rémy Wyssmann, 59 anni, consigliere nazionale solettese ed esponente della linea dura del partito, si è candidato a sorpresa mercoledì. Presiede la sezione solettese dell'UDC dal 2024 ed è membro di organizzazioni euroscettiche. Infine, Marco Chiesa, 52 anni, consigliere agli Stati ticinese, ex presidente del partito svizzero dal 2020 al 2024 e responsabile del Dicastero delle finanze del Comune di Lugano. La sua candidatura mira a garantire la continuità della presenza della Svizzera italiana nel Consiglio federale e a preservare l'equilibrio linguistico.
Diversi esponenti di spicco hanno invece rinunciato a candidarsi. Tra questi, la consigliera agli Stati sangallese Esther Friedli e il consigliere nazionale turgoviese Pascal Schmid. Anche Zurigo non ha presentato candidati, con le rinunce della consigliera di Stato Natalie Rickli e del consigliere nazionale Thomas Matter. Il presidente dell'UDC Svizzera, Marcel Dettling, ha dichiarato di non avere ambizioni governative, affermando che la sua missione è "guidare il partito". Yvan Pahud, consigliere nazionale vodese, ha rapidamente rinunciato per rafforzare le possibilità di una presenza romanda sul ticket, sostenendo che "con Céline Amaudruz, abbiamo una candidata in grado di difendere questo seggio" e che "sarebbe un errore strategico moltiplicare le candidature romande". Anche il suo collega friburghese Nicolas Kolly ha rinunciato questa mattina.