Svizzera

Via libera dal Consiglio degli Stati all'aumento dell'IVA per rafforzare l'esercito

La Camera dei Cantoni ha approvato un incremento di 0,2 punti percentuali per alimentare un fondo speciale da 24 miliardi di franchi, che richiederà una votazione popolare.

21 settembre 2026
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L'appello all'unità lanciato oggi dal "ministro" della difesa Martin Pfister di fronte ai pericoli che minacciano l'Europa e la Svizzera - in particolare le ambizioni russe - non è caduto nel vuoto al Consiglio degli Stati.

La Camera dei Cantoni, allo scopo di rafforzare la capacità di difesa, si è detta oggi a favore (25 voti a 17 e 3 astensioni) di un aumento dell'IVA di 0,2 punti percentuali, invece degli 0,5 punti proposti dal Governo. I proventi alimenteranno un fondo ad hoc, che sarà attivo fino al 2045. Visto che si tocca l'IVA, qualora anche il Nazionale dovesse dare il via libera, il popolo sarebbe in ogni caso chiamato a votare, come lo sarà a fine novembre per l'aumento di questa tassa per finanziare la tredicesima AVS.

Di che cosa si tratta

Il fondo ad hoc, il cui volume complessivo dovrebbe ammontare a 24 miliardi di franchi, dovrebbe consentire di finanziare in maniera flessibile gli acquisti di armamenti dell'esercito. Questo importo comprende anche la prevista acquisizione di un ulteriore sistema di difesa terra-aria a lungo raggio, già annunciata dal Consiglio federale.

Il plenum ha stabilito di aumentare l'importo massimo del mutuo - il fondo potrà infatti indebitarsi - a 12 miliardi, contro i 6 miliardi proposti dall'Esecutivo, prevedendo al contempo che, a partire dall'ottavo anno, tale somma massima si riduca di 1,2 miliardi all'anno. La Camera dei Cantoni ha inoltre inserito nel disegno di legge un articolo volto a garantire il rimborso del debito.

Oltre all'aumento temporaneo dell'IVA (0,2 punti per il tasso normale e 0,1 punti per quello speciale applicato al settore alberghiero), il fondo verrebbe finanziato anche mediante la metà delle eccedenze di finanziamento ordinarie (ciò che resta dei soldi non spesi).

Nessun rinvio nonostante scandali

Prima del voto favorevole all'aumento dell'IVA - a favore del progetto governativo, emendato dalla commissione preparatoria e poi fatto proprio dalla maggioranza, hanno votato compatti il Centro, ma anche diversi esponenti della sinistra, del PLR e dell'UDC - il plenum ha dovuto discutere diverse proposte di minoranza, tra cui una di non entrare nel merito e un rinvio al Consiglio federale, nonché una richiesta difesa da diversi membri dell'UDC e del PLR di rinunciare ad aumentare le tasse a favore di maggiori risparmi in altri settori dello Stato allo scopo di alimentare il futuro fondo.

Per Baptiste Hurni (PS/NE) e Flavia Wasserfallen (PS/BE), la richiesta di ulteriori fondi per l'esercito (oltre ai 24 miliardi del fondo si aggiungeranno, dal 2032, 11 miliardi annui grazie alla decisione già presa di portare il budget dell'armata all'1% del PIL) andrebbe ponderata attentamente alla luce non solo dei mezzi già in crescita destinati alla sicurezza, ma anche a causa degli scandali che hanno interessato il dipartimento di Pfister, in particolare il mancato prezzo fisso per gli F-35A e i problemi con i droni israeliani. Per i due "senatori" basta con gli assegni in bianco finché i problemi legati ai costi e alla loro evoluzione non verranno risolti.

Nel suo intervento Hurni ha criticato inoltre - non è stato l'unico - sia la perdita di credibilità dell'esercito dovuta al clamore di quanto accaduto negli ultimi anni sia l'idea di aumentare l'IVA, un'eventualità che il popolo probabilmente non accetterà.

Il piano dell'esecutivo ha trovato però un difensore nel "senatore" Daniel Jositsch (PS/GE), secondo cui il fatto che siano stati commessi errori in passato non ci esime dal prendere sul serio l'attuale situazione geopolitica e, in particolare, il pericolo rappresentato dal presidente russo. Secondo Jositsch non bisogna essere così pessimisti su una votazione popolare, dal momento che il popolo sa che al momento non siamo in grado di difenderci, specie da attacchi ibridi e da lunga distanza.

No tassa su sostanza o prelievo dalla BNS

Una volta respinte le proposte Wasserfallen e Hurni, il plenum ha pure rigettato altre forme di finanziamento, come la richiesta di Franziska Roth (PS/SO) di permettere al Consiglio federale di prelevare dal 2028 al 2039 un'imposta sulla sostanza dei patrimoni più ricchi - al momento facoltà di competenza cantonale -, la richiesta di Josef Dittli (PLR/UR) di finanziare il fondo speciale con 1,5 miliardi l'anno con risparmi su altre voci di bilancio senza gravare sui consumatori, nonché la proposta di Werner Salzmann (UDC/BE) che avrebbe voluto obbligare la Banca nazionale svizzera a versare un dividendo eccezionale di 26 miliardi di franchi, ciò che renderebbe a suo avviso superflui ulteriori risparmi e aggravi sulle famiglie.

Da 100 a 200 franchi per famiglia

Nonostante l'ardore profuso dai singoli "senatori" durante la presentazione delle loro proposte, il plenum non si è lasciato fuorviare. Per i critici della minoranza Dittli, che ha raccolto diversi sostenitori del campo "borghese", alimentare il fondo solo con risparmi rischia di diventare un esercizio difficile, tenuto conto di come il parlamento si accapiglia sul budget della Confederazione ogni dicembre a causa di divergenti interessi in gioco.

Quanto a un'imposta sulla sostanza, quest'ultima è di competenza cantonale, mentre una partecipazione eccezionale della Banca centrale di emissione non solo ne metterebbe in pericolo l'indipendenza, ma richiederebbe anche una votazione popolare.

Per la maggioranza in aula, la proposta di finanziamento con l'IVA è quella che richiede meno tempo per essere applicata. Oltre a ciò, l'aumento richiesto è del tutto sopportabile: si stima che ogni famiglia dovrebbe pagare da 100 a 200 franchi in più all'anno con la soluzione del governo, più cara rispetto a quella elaborata dalla commissione preparatoria.

Non c'è tempo da perdere

A parte i costi per la popolazione, il plenum - soprattutto il Centro che ha fatto quadrato attorno al "proprio" consigliere federale -, ha invitato i colleghi riottosi ad accogliere il compromesso elaborato dalle commissioni dopo anni di scontri su come finanziare l'esercito.

Il motivo? Al momento, di fronte al peggioramento della situazione di sicurezza in Europa dopo l'attacco russo all'Ucraina, e al fatto che Mosca si sta massicciamente riarmando, non si può più tergiversare.

Bisogna fare in fretta, ha affermato Marianne Binder-Keller (Centro/AG), secondo cui è necessario essere pronti alla difesa, il solo linguaggio che Putin capisce. Si tratta anche, tenuto conto della minaccia, di fornire un contributo non solo per la nostra sicurezza, ma anche per quella del continente.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni