Il dibattito sulla copertura delle filiali estere di UBS con capitale proprio si prolunga, tra proposte di compromesso e timori per i contribuenti.
Non sono bastate tre ore di dibattito stamane al Consiglio degli Stati per terminare l'esame del progetto governativo volto a rafforzare le banche sistemiche, in particolare UBS, in caso di crisi.
Come noto, per evitare il ripetersi di una crisi come quella del Credit Suisse, il Consiglio federale auspica che le banche sistemiche coprano interamente con capitale proprio le proprie filiali estere.
Giudicando questa soluzione troppo cara per UBS, e capace di pregiudicarne la concorrenzialità a livello internazionale, la commissione preparatoria ha presentato un compromesso che prevede una copertura delle filiali estere per il 50% con capitale di base di prima classe (CET1) e per il 50% con obbligazioni AT1.
Oggi in aula, nel corso del dibattito d'entrata, questa proposta è stata fortemente contestata, soprattutto da sinistra, ma anche dal Centro, poiché giudicata insufficiente in caso di crisi finanziaria maggiore. Il rischio è che i contribuenti, attraverso lo Stato, vengano chiamati in soccorso delle banche, come capitato in passato per UBS e Credit Suisse.
Il dibattito proseguirà mercoledì prossimo con la presa di posizione della "ministra" delle finanze, Karin Keller-Sutter. Poi si voterà sulle varie proposte. Non è detto che non possa imporsi la proposta di Peter Hegglin (Centro/ZG): quest'ultima prevede una copertura nella misura del 90% con capitale proprio delle filiali estere per le banche sistemiche.