Lidl Svizzera subisce una sconfitta legale: la legge sulle derrate alimentari riserva i nomi di carne ai prodotti animali per tutelare i consumatori dall'inganno.
Lidl Svizzera ha subito una sconfitta davanti al Tribunale federale (TF): denominazioni come "salame" o "prosciutto" non sono ammesse per i prodotti vegani. Con una sentenza pubblicata oggi, i giudici losannesi confermano una decisione del Tribunale amministrativo turgoviese.
Oggetto della controversia erano tre prodotti vegani del fabbricante tedesco Rügenwalder Mühle. Gli articoli erano distribuiti da Lidl Svizzera.
Nell'autunno del 2022, il Laboratorio cantonale turgoviese aveva contestato le denominazioni "salame", "prosciutto" e "mortadella" riportate sulle confezioni e aveva fissato un termine per adeguare le indicazioni.
Il TF ha motivato la sua decisione affermando che, secondo la legge sulle derrate alimentari, tali denominazioni sono riservate esclusivamente ai prodotti a base di carne. Il loro utilizzo per articoli vegani violerebbe la protezione dall'inganno e sarebbe pertanto inammissibile.
Lidl aveva impugnato la decisione delle autorità turgoviesi attraverso tutte le istanze cantonali, senza tuttavia ottenere successo. L'azienda sosteneva, tra l'altro, che un inganno fosse escluso in considerazione della presentazione complessiva dei prodotti.
Secondo il Tribunale federale, ciò non cambia però il fatto che le disposizioni di legge non consentano l'utilizzo di determinati appellativi specifici per i prodotti vegani.
Il TF si è già occupato più volte della denominazione di articoli sostitutivi vegani. Ha così deciso che sulla confezione di un prodotto vegano sostitutivo della carne non può comparire la dicitura "planted chicken".
E per un'alternativa vegana al latte non può essere utilizzato il termine "latte". Secondo il diritto svizzero, per latte si intende soltanto "il prodotto ottenuto dalla secrezione della mammella mediante la mungitura di animali appartenenti alla classe dei mammiferi".
(Sentenza 2C_380/2025 del 29.7.2026)